La teoria del Gray State americano
Ultimamente, leggendo di strane teorie relative a una presunta cospirazione USA che vedrebbe tutti i vari conflitti proiettati lontano da “casa America” dei diversivi, per permettere l’avanzamento di una determinata agenda all’interno dei propri confini, avente questa l’obiettivo di instaurare un vero e proprio stato di polizia e quindi totalitario, mi sono imbattuto in quella specifica teorizzazione chiamata “Gray State”.
Lo Stato Grigio sarebbe quindi l’arrivo a quella forma di governo USA autoritaria e repressiva, al fine di mantenere un unico ordine sociale, una sola ed esclusiva linea di condotta all’interno della propria federazione di stati stelle e strisce. Prevede largo condizionamento delle masse, totale abolizione di ogni diritto personale, estinzione di ogni forma di dissidenza, nonché una forte presenza degli apparati militari e di polizia nei centri urbani - qualcosa da tipico scenario alla FEMA - l’Ente Federale per la Gestione delle Emergenze - ma non relativo ai casi di potenziale disastro ambientale o catastrofe naturale, bensì guardando in questo caso al versante del mantenimento dell’ordine pubblico, tramite il previsto dispiegamento immediato dei reparti della Guardia Nazionale a gestione dell’emergenza e controllo delle folle.
Contando che si parla pur sempre degli Stati Uniti, quindi dell’attore internazionale che può “vantare” il più alto tasso di diffusione di armi da fuoco tra i civili, qualunque teorizzazione di scenario di disordine pubblico - che sia questo innescato da un’emergenza di carattere ambientale, naturale o bellico e senza parlare dello scenario da guerra civile, mai troppo remoto in un paese che conosce un livello di polarizzazione della popolazione elevatissimo - non promette mai bene.
Ebbene, qui si teorizza che la via per arrivare infine al citato ordinamento marziale della società statunitense sia proprio l’ottenimento di un conflitto interno su vasta scala, una guerra civile che - come da consueta prassi del teorema problema - reazione - soluzione - richiamerebbe a gran voce l’instaurazione di un governo forte e autoritario, con annessa soppressione “emergenziale” delle varie libertà - non importa se poi queste, sulla carta, verrebbero interrotte con la promessa di carattere provvisorio: ormai sappiamo bene quanto non ci sia nulla di più permanente di qualcosa introdotto con la giustificazione dell’emergenza, che però rimane cementata e vive ben oltre il venire meno dell’emergenza stessa.
In quest’ottica, il conflitto tra Russia e Ucraina, l’ombra paventata dall’Occidente della Cina su Taiwan, sarebbero solo parte di un copione ancora più ampio e complesso, per tenere impegnati gli altri attori - soprattutto le potenze nucleari - mentre settori del Deep State americano avanzano in questa prestabilita agenda relativa allo scenario domestico.
Impossibile, a tal proposito, non richiamare l’attenzione su quanto definito, da parte di Trump e della sua amministrazione, il “nemico interno”, con relativo dispiegamento di reparti marines e della Guardia Nazionale all’interno dei centri urbani di Washington DC, Baltimora, Chicago, Los Angeles e New York durante il 2025 - oltre la costituzione di un “battaglione” richiamabile e trasferibile in qualunque momento, in qualunque città americana. Quindi migliaia di soldati per far fronte alla “criminalità” e al mantenimento dell’ordine pubblico, a dire dell’amministrazione - come il mantenimento dell’ordine in occasione delle manifestazioni di protesta contro l’ICE, ormai ben rubricabile a milizia privata di Trump, e in virtù di questo suo status speciale poteri e libertà di azione stragiudiziali (come purtroppo abbiamo visto con l’uccisione di Renée Good e quella di Alex Pretti). Proprio curiosando sul tema sono venuto a conoscenza di David Crowley e della sua triste storia. Crowley è stato soldato statunitense, veterano della guerra in Iraq, ma in seguito scelse di congedarsi e dedicarsi a tempo pieno alla sua grande passione: la regia e la scrittura di soggetti cinematografici. L’inseguimento di questo suo sogno lo portò alla progettazione di un forte concept per quello che sarebbe dovuto essere il suo film indipendente: “Gray State”, per l’appunto - da non confondere con il film-documentario “A Gray State”, uscito postumo su piattaforma NetFlix e come questa insegna, terribilmente funzionale al rafforzamento di una specifica narrazione, ma vedremo in seguito.
Gray State avrebbe dovuto rappresentare un futuro (relativamente parlando all’epoca della stesura del soggetto del film - diciamo adesso) dove le libertà individuali sono state completamente abolite dal governo federale. Esistono purtroppo solo dei concept trailers che mostrano la direzione che avrebbe dovuto seguire il lavoro, raggiungibili su YouTube, perchè nel 2015 Crowley, sua moglie Komel e la loro bimba di 5 anni, Rania, vengono trovati morti per ferite da arma da fuoco nella loro casa in Minnesota, in quello che temo (e non solo io) essere stato troppo frettolosamente chiuso come caso di suicidio-omicidio: Crowley, per la linea ufficiale, avrebbe sparato alla moglie e alla figlia, per poi in seguito rivolgere l’arma verso sé stesso. Su di una parete del luogo della tragedia, avrebbe prima lasciato il messaggio, scritto con il sangue di una delle vittime, “Allah Akbar”.
Pur essendo, nel suo dramma, notizia diciamo non-fresca, qualche piccola riflessione è possibile comunque formularla, sull’accaduto. Innanzitutto, la grande maggioranza di chi conosceva Crowley e famiglia stenta a crederlo capace di quanto ricostruito e quindi a credere alla linea ufficiale, denunciando allo stesso tempo superficialità e comoda frettolosità che spesso si nota in casi dal contesto ambiguo come questo. Possiamo rilevare uno schema noto, invece: si denigra un soggetto, che come in questo caso non può più difendersi e rispondere esponendo le proprie tesi, bollandolo però come malato e maniaco del complotto. NetFlix si è prestata benissimo al rafforzamento della narrazione che vede in Crowley un soggetto mentalmente disturbato e paranoico, rilasciando due anni dopo il già citato “A Gray State” - non a caso, quasi sovrascrivibile a livello di titolo con quello che sarebbe dovuto essere il lavoro originale di Crowley, se avesse avuto tempo e mezzi per portarlo a termine. Questo documentario, diretto da Erik Nelson e prodotto da Werner Herzog, sfrutta il grande archivio di media trovato nel computer del film-maker, per “delineare la crisi psicologica che ha portato alla tragedia”. Il film, sicuramente montando “ad arte” i vari spezzoni video e magari decontestualizzandoli per supportare e rafforzare uno specifico (pre)giudizio sul protagonista, sottolinea quella che viene evidenziata come “ossessione per le teorie della cospirazione”, problemi economici, disturbi mentali.
Nel fare questo, senza alcuna sorpresa, indica anche la teoria che vorrebbe per molti Crowley e la sua famiglia assassinati su volere del governo, a punire il troppo lo spingersi oltre del regista, nel raccontare la verità. Ora, non sono particolarmente incline a pensare che il governo USA si sarebbe spinto, in quell’occasione, addirittura a sterminare l’intera famiglia percependo un reale pericolo nella potenziale divulgazione del prodotto ultimato - probabilmente, come già stava accadendo, sarebbe bastato fare in modo che non vedesse la luce in altri modi, a livello di ricerca di finanziamenti o sulla successiva distribuzione. Bisogna dire comunque che Gray State era ampiamente atteso dai segmenti alt right USA, e bisogna riconoscere che nella stesura del soggetto Crowley non era andato troppo lontano da quello che poi si sarebbe realmente verificato all’interno della società americana, sempre più polarizzata e fratturata. Degna di nota anche la strana e apparentemente non contestuale scritta “Allah Akbar” fatta con il sangue, dal tono direi ampiamente favorevole all’introduzione dell’elemento islamofobo all’interno di questa tragedia: come a volerci forzatamente buttare dentro la minaccia islamista (Komel, la moglie di Crowley, era in origine mussulmana prima di sposare l’ex-soldato), e il sempre non trascurabile ruolo confirmatorio dei media, in questo caso specifico “l’impero NetFlix”, a voler proiettare una determinata visione dell’accaduto, escludendo anche solo la minima deviazione, aprioristicamente.