Il cortocircuito ideologico di determinati salottini

Posted on Oct 3, 2026

Passata ormai l’estate, e avendo più calma per poter scrivere - magari durante le attese e nei tempi morti contenuti all’interno dei regolari impegni quotidiani - da tempo avevo l’intenzione di parlare a proposito del gigantesco cortocircuito proprio di specifici ambienti, guarda caso proprio quelli che si descrivono come politicizzati e militanti afferenti a una certa sinistra, “paladina” di sempre-alti valori, libertà, “inclusività”. Lo specifico evento, vissuto personalmente e quindi in prima persona come già accaduto, quando è stato possibile, altri anni addietro, è l’Hackmeeting italiano (è un evento che viene organizzato internazionalmente, altri Paesi quindi ospitano la loro istanza, con periodi e modalità differenti). L’Hackmeeting è un evento che almeno inizialmente, come altri (vedi il fantomatico “Olo-Camp” o “Metro-Olografix-Camp” appartenente a un’altra realtà/insieme di collettivi/etc., che però ne condivide determinati aspetti, primo tra tutto quello tecnico, tecnologico, do-it-yourself) ho trovato di enorme interesse e fascino: dopotutto, si parla di hacking, hacktivism, auto-costruzione e pentesting, etc.: tutte parole che risuonano decisamente molto bene con i miei personali interessi, la mia attitudine, la mia curiosità e sempreverde voglia di saperne di più.

La prima volta partecipai in quel di Roma, attorno al 2010, evento ospitato - come accade usualmente - all’interno di un centro sociale anarchico-sinistroide del quale non ricordo il nome, se non che la sua posizione era (naturalmente) molto periferica e lontana dalla zona più densamente urbanizzata della capitale: ricordo però ancora molto bene quanta creatività si respirasse, quanto fosse tutto magnificamente underground e lontano dal mainstream e dalle zone più frequentate di Roma, quanto alto fosse il tasso di nerdaggine e quante interessanti personalità della vecchia e nuova scuola “hacker” (il cui senso esula dallo specifico significato informatico, essendo molto più ampio e profondo) fossero lì presenti, magari con la propria invenzione del momento, il proprio quadricottero auto-costruito (ai tempi non era così comune sentirne parlare, come adesso), la propria stampante 3D oltre, ovviamente, al proprio fidato portatile, etc.

Tanti sono stati i talks e le discussioni d’interesse, sempre di carattere autogestito anche a livello organizzativo e logistico, a proposito di vari argomenti - non tutti afferenti alla sfera più tecnica, bensì anche a quella sociale, ambientale, filosofica: esempi sono stati la presentazione di un libro scritto da un collettivo, come nel caso di “Anime Elettriche”, scritto da “Ippolita” e incentrato sul tema di quanto negativa sia la fruizione e l’impatto dei socials, per non parlare della loro relativa militarizzazione e conseguente mercificazione delle masse di utenti; il talk sull’esperimento di “reverse-engineering” di un tool forense, usato quindi (almeno, ai tempi) dalle autorità non solo per gestire da remoto il computer del sospetto - la categoria dei “RATs”, Remote Administration Tools - ma anche, “all’occorrenza”, alla creazione di prove; sessione di auto-costruzione di pale eoliche; soluzioni per portare Internet nelle zone più lontane e meno densamente urbanizzate, come quelle rurali e isolate, tramite soluzioni *ibride" radio-informatiche (vedi il progetto Ninux, soprattutto a Roma), oppure reti mesh, etc.

Ebbene, quest’anno l’evento si è tenuto a Firenze, precisamente al centro sociale Next Emerson dal 12 al 14 giugno. Partito di buon’ora dalla mia città, in compagnia di altre due persone (delle quali una già stata, assieme a me, almeno a una passata edizione, sicuramente a Roma), raggiungiamo facilmente il centro sociale, in una zona periferica di Firenze. All’entrata cerchiamo di capirci qualcosa, tra mappa “topografica” dell’evento e della suddivisione degli spazi all’interno dell’ex-capannone industriale - da quello che si evince abbastanza facilmente (tra l’altro forse c’ero già stato in passato) - e introduzione da parte dei giovani volontari addetti “all’accoglienza”, alla vendita di merchandising a scopo di autofinanziamento, data la natura completamente autogestita dell’evento (un lato certamente che rispetto e condivido). Una volta dentro, ritrovo - inizialmente - la stessa usuale atmosfera, odore, attitudine e gestione degli spazi ai quali ero già avvezzo, avendo avuto modo di frequentare altri Hackmeeting nel corso degli anni. Una nota di sorpresa che mi ha colto positivamente è un maggiore interesse e spazio dato alle radiofrequenze, con presenza di radio indipendente con la possibilità d’intervenire direttamente, come anche la pubblicizzazione di una sorta di “Hackmeeting delle Radio”, che si sarebbe tenuto nel nord-Italia tempo dopo, specificatamente pensato tutto su radiantistica, gestione e costruzione apparati radio, componentistica, etc.

Ma senza andare oltre alla descrizione di quello che si è tenuto all’interno dell’evento, che lascio ai curiosi che magari vorranno vedere in futuro con i propri occhi, previo controllo del sito Hackmeeting.org, facilmente raggiungibile e sempre aggiornato, anno dopo anno, vorrei soffermarmi come scritto inizialmente su specifici aspetti etici di questo evento: gli stessi, purtroppo, sempre più evidenti ahimè in salotti di questo genere. ANTIFA, ANTIFASCISMO, ANTIPATRIARCATO, ANTIMACHISMO (qualunque cosa sia), FEMMINISMO e - udite udite - il semper praesens FEMMINICIDIO, a quanto pare sempre in agguato e dietro ogni angolo: Coming soon to the nearest theater near you!, direbbero le pubblicità cinematografiche dei nostri padroncini oltremare.

E qui, dopo neanche molto che ero presente e vagavo in esplorazione del meeting, il mio entusiasmo comincia disastrosamente a calare: per curiosità, e sotto mentite spoglie, frequento come spettatore rispettoso il talk sull’autodifesa femminile: la madrina del talk, piuttosto giovane - forse massimo sui 30s e dichiarandosi - non ricordo perfettamente - sociologa/antropologa/psicologa, nonché cintura nera di una qualche arte marziale e perfettamente in grado di nuocere gravemente, procede con un lungo excursus su quanto il patriarcato sia all’interno di “ognuno di noi”, come anche il pericoloso “machismo”, e altre - vogliano perdonarmi quei due gatti che leggeranno queste blaterazioni - stronzate di prim’ordine che le mie orecchie hanno sentito, e vi risparmio nel dettaglio la quantità e la qualità di queste. A ogni modo, la madrina procede con l’affermare che, neanche fosse Sharon Stone ai tempi d’oro (e vi assicuro che non lo è), nella bieca situazione di camminare davanti a un bar e sentirsi fischiare dietro, come segno di apprezzamento, si sarebbe riservata - magari non proprio al primo gesto, diciamo al secondo - di infuriarsi e andare dritta dritta a “escalare” verbalmente e fisicamente in faccia al maleducato buontempone di turno. La cosa inquietante, e triste, che la stessa afferma anche che - udite udite anche qui - che anche se le cose si fossero fermate, in tale potenziale ricostruzione, qui, (arriva la parte migliore) se le lei avesse percepito che comunque la situazione di potenziale pericolo non si fosse dissipata del “tutto”, magari sospettando che questo la possa seguire, etc., beh, allora, si sarebbe sentita legittimata a fare davvero del male, quindi a aggredire per prima: insomma, una riproposizione in piccolo della sempreverde aberrante narrazione della guerra preventiva! Ma ci pensate, quanto fulgido peso intellettuale, morale, etico e soprattutto logico?

Inizio a sentirmi realmente alienato, tra gli alienati, e questo mi preoccupa - educatamente mi alzo dal pavimento, sul quale avevo cercato di sedermi nella maniera più comoda possibile (senza riuscirci) e silenziosamente sono andato via dal locale - velocemente. Mi aspettavo determinate affermazioni, ma non ci si abitua mai… In ogni caso, sono sempre più presenti e seguite. Mi guardo attorno, prima di evacuare, e a confermare la dubbia natura di queste correnti di “pensiero”, vedo che la maggior parte delle persone di sesso femminile presenti al talk hanno le gambe più pelose delle mie, spesso più baffi, di me: ovviamente, mai che ci si possa curare di sé! Troppo poco zecca, troppo maschilista rispettare e curare il proprio femminile corpo, quindi ben vengano pelurie varie (ed estese) ma anche cure ormonali etc.: dopotutto, direbbero, “se ti piaccio, ti devo piacere anche così, al naturale”, oppure: “fatico già abbastanza a scodellarti i pasti, da donna schiava e repressa quale sono, non ho davvero tempo per curarmi e piacerti, accetta tutto questo o vai a farti fottere”, magari arriviamo anche all’altissimo grado di demenza costituito da “uomo morto non stupra”, etc. etc.

Ma la parte “migliore” arriva dopo, toccando l’apice del cortocircuito morale ed etico di questi salottini: come detto inizialmente, assicuro che - come nella migliore (discutibile) tradizione di locations di questa tipologia e allineamento - ANTIFA- era scritto a caratteri cubitali dappertutto - campeggiava anche un’enorme graffito, dalle parti dell’ingresso al capannone, e comunque basta avere abbastanza pelo sullo stomaco e leggere pochiscambi di mail nella relativa mailing list Hackmeeting per rendersi rapidamente conto di quanto siano poco ospitali con persone che dimostrino di non essere, anche solo a percezione loro, aderenti - diciamo - con la loro personale forma di pensiero unico: in questo calderone rientrano naturalmente tutti gli individui che mostrano sacro santissimi dubbi, sulle narrazioni più oscene che ci vengono dilapidate continuamente, che per questo non devono certamente (in un mondo normale) essere accusati di essere FASCISTI, etc. - ma poi: siamo davvero certo che potrebbero definire cosa sia, quello che da sempre con motti e mottarelli si auto-celebrano di combattere? Non è allora FASCISTA anche il loro semplicemente accusare, prendendo troppe, troppe volte davvero, questa parolina dalla tasca all’estenuante ricerca del controllo della discussione, della narrazione, e legittimazione di quella violenza e ostilità che loro potrebbero - e possono - praticare, sentendosi sempre protetti e riparati al di sotto dell’ombrello dei moralmente ed eticamente giusti?

Ecco a cosa ho pensato, precisamente, quando ho visto circolare per l’ex-capannone industriale un enorme soggetto - visibilmente già di casa nell’ambiente, o in questo tipo di ambiente - con famigerata toppa distintivo AZOV cucita sul retro del suo voluminoso zaino, assieme al tridente ucraino, a completare il quadro, ciondolante come portachiavi dai pantaloni. Rimango basito: quindi, a fronte delle reiterate manifestazioni e scritte di virtuoso ANTIFA- si accettano, tra i rispettati eletti dell’Hackmeeting, chi supporta e dimostra di appoggiare visibilmente, direi in maniera ostentata a dire poco, gli ormai celebri gruppi paramilitari neo-nazisti ucraini, dal Maidan del 2014 incorporati totalmente nelle forze militari regolari ucraine, responsabili da anni - basti vedere la loro presenza e le loro efferate azioni proprio durante i tumulti del Maidan, nonché foraggiati, equipaggiati, sostenuti dagli USA - di violenze e destabilizzazione all’interno dei confini nazionali, di soprusi e vera guerra civile rivolta ai danni delle popolazioni russofone delle regioni orientali, con campagna di bombardamento di artiglieria e altro - questi, non troppo stranamente, mai ricordati abbastanza dai nostri media spazzatura, come anche il fatto che queste stesse popolazioni hanno contribuito all’elezione del cocainomane Zelensky, credendo alla falsa promessa di una riappacificazione tra i territori interni all’Ucraina. Attenzione: neo-nazisti nel senso più vero e aderente del termine, in quanto ci si rifà, senza alcun timor di tema, esplicitamente a tutta la simbologia e iconografia del III Reich, facilmente riconoscibile appunto su distintivi militari, badges, motti, etc. - senza parlare dell’adorazione di quel bel personaggino storico a nome di Stepan Bandera, nazionalista e soprattutto collaborazionista nazista durante la seconda guerra mondiale, e i tristi accadimenti relativi al suolo ucraino, primo tra tutti la strage di Volinia, con il massacro di più o meno 100.000 polacchi, causa ancora adesso di contrasto con il governo polacco, dato che scuse e riconoscimenti ufficiali non sono mai stati enunciati. Se a questo aggiungiamo l’eguale triste ricordo dell’operato delle divisioni galiziane, cioè quei settori militari formati da ucraini che scelsero di combattere sotto bandiera nazista durante il secondo conflitto, ancora celebrate e ricordate con poderose manifestazioni di cordoglio nazionale, difficilmente non possiamo descrivere - al minimo - come cortocircuito quello che si è visto durante l’ultima sessione di Hackmeeting, ma presente anche altrove: proprio dove - in teoria - meno dovrebbero essere evocate tali panorami.