Videogaming anni 90s e rafforzamento di stereotipi e retorica

Posted on May 20, 2026

Posso dire di essere stato, per ampia parte della mia vita e tra le varie altre passioni, anche un grande ed entusiasta appassionato fruitore di videogiochi: soprattutto quelli per piattaforma PC, da un certo periodo in avanti, ma anche di consoles fisse e/o portatili (bei tempi) nei 90s, come ben si confà a un soggetto (anche) pop-nerd, oltretutto figlio degli gloriosi 80s.

Passavo interi pomeriggi davanti al monitor catodico del mio 386 della Olivetti, ammirando quei bellissimi sprites (esempi da me amatissimi: il tributo a Lovecraft, Shadow of the Comet, il meraviglioso RPG di Lord British (aka Richard Garriott), Ultima VI - The False Prophet, una delle avventure punta & clicca su Sherlock Holmes e l’immancabile shooter in prima persona Rise of the Triad o Blood - perchè, diciamocelo: Doom era “troppo” mainstream…) a colori (anche se precedentemente, nei primissimi anni 90s, non potevo andare oltre il monocromatico del mio primissimo PC: un umile e lento - 286) che raffiguravano meravigliose ambientazioni e adorabili pixellosi personaggi: avventure grafiche, simulatori militari, action-platforms, giochi di ruolo, “sparatutto”, etc.

Si compravano le riviste del settore in edicola - The Games Machine su tutte - poi, una volta fuori con gli amici, ci si scambiava le impressioni, i commenti e i consigli su i migliori titoli che poteva capitare di giocare in contemporanea, ognuno in casa sua - non di rado, ci si scambiava direttamente i supporti del gioco stesso, come i CD-Rom e i dischetti da 3.5", se non ce li procuravamo prima dal pirata di fiducia presente in classe, a scuola, che lucrava copiando compilations pirata zeppe di giochi (su tutte le olandesi “Twilights”) a chi era disposto a pagare per l’apprezzato servizio (bisogna ricordare anche che soprattutto i primi modelli di masterizzatore CD, lentissimi e tremendamente proni a fallimenti di copiatura anche se solo ruttavi, potevano costare un milione e più delle vecchie Lire.

Non di rado poi, ai tempi della Scuola Media, se non dopo ogni santo pranzo, fuggivo in bicicletta a casa del mio compagno di classe amighista, che aveva per l’appunto la fortuna di possedere l’invidiabile Commodore Amiga 500+, roba che per il poveraccio quale ero io, con il mio modesto PC che, essendo pensato per l’ufficio (era stato dismesso dal posto di lavoro di mio padre), non aveva neanche una degna scheda sonora Creative SoundBlaster o simile, facendo puntualmente sanguinare le mie orecchie con gli effetti sonori emessi tramite speaker di sistema e quindi tanti striduli beeps - per non parlare del suo armadio letteralmente pieno di dischettiere di giochi copiati, oltre il magnifico parco di titoli disponibili per questa piattaforma che potevo solo sognare (e sulla quale sbavare, a casa sua).

Tutto questo nostalgico e romantico cappello introduttivo era doveroso, prima di introdurre il reale tema del quale volevo scrivere qualche parola, prima di accomiatarmi: col senno di poi, e con vari anni in più, posso facilmente individuare, nella maggior parte dei titoli videoludici che più ho giocato ai tempi e che meglio ricordo, un evidente zeitgeist: il particolare spirito del tempo figlio del clima culturale, intellettuale e morale di quella determinata epoca, testimone della dissoluzione dell’ex-Unione Sovietica, del crollo del Muro e della fine della Guerra Fredda. Mi rendo conto di quanti videogiochi ho giocato su MS-DOS (ma anche su Windows, a partire dalla metà dei 90s), proprio durante l’ultimo decennio del millennio scorso, contenenti il concentrato delle paure, delle aspettative, delle fobie e della martellante propaganda proveniente da quei decenni di tensione: il celebre e giocabilissimo Desert Strike: Return to the Gulf, del 1992, ad esempio, pone nel ruolo del cattivo il Generale Kilbaba, folle dittatore mediorientale ispirato evidentemente a Saddam Hussein, che minaccia una guerra nucleare dopo aver invaso un Paese Emirato del Golfo; il seguito, Jungle Strike, del 1993, ci riprova con il figlio di Kilbaba, alleato per l’occasione con un signore della droga sudamericano, Carlos Ortega; il favoloso Cannon Fodder, sempre del 1993, rappresenta nella sua “estetica del conflitto” scenari richiamanti Medio Oriente e Russia; il simulatore aereo del 1988 F19 - Stealth Fighter - e Cristo, quanto l’ho giocato - ci fa volare su di un caccia stealth in piena Guerra Fredda, con diversi teatri di conflitto contro URSS, Iran (non mi dire) o la Libia di Gheddafi; nel successivo capitolo F-117A Nighthawk - Stealth Fighter 2.0, del 1991, il nemico (senza troppe sorprese) a seconda del teatro operativo è rappresentato dalle forze irachene (l’infame Operazione Desert Storm), dalle forze cubane (che sembra stiano tornando in auge per i declinanti USA, in questi giorni), le forze sovietiche del blocco orientale (Europa Centrale, Corea del Nord e Vietnam) e per finire i nemici “sempreverdi”: Libia, Siria con l’aggiunta del Nord Africa; in LHX - Attack Chopper del 1990 - altro simulatore dove mi sono consumato - le missioni portano ad affrontare forze nemiche in Germania Est e in Libia; in Operation Body Count, del 1994, si affrontano in prima persona terroristi del tutto stereotipati all’interno di un grattacielo - sicuramente indicativo di questa distorta retorica comoda ai settori più Neocon dell’estabilishment USA, formatosi proprio tra 80s e 90s, viene soprannominato “Jihadenstein 3D” (citando il classico Wolfenstein 3D ma in chiave islamofoba); nel simulatore di sottomarino nucleare 688 - Attack Sub, un altro dei miei favoriti, del 1989, è possibile comandare un sottomarino americano di classe Los Angeles in missioni tipiche della Guerra Fredda che possono degenerare in un conflitto globale contro la controparte sovietica, la classe Alfa; per finire, nel successivo capitolo SSN-21 Seawolf, del 1994, ambientato stavolta dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il giocatore comanda il più avanzato (per i tempi) sottomarino nucleare americano, il Seawolf, affrontando in 33 missioni le unità navali e subacquee russe, tra cui i temibili sottomarini d’attacco classe Alfa e Akula.