Parallelo tra Ultima VII e agenda mondialista
L’aver quasi terminato l’appassionato duo di libri “Through the Moongate”, di Andrea Contato, nonché l’aver tradotto da poco, seppur in maniera sperimentale, il fantastico RPG per MS-DOS “Ultima VI: The False Prophet”, titolo video ludico uscito per questa piattaforma nei primi anni 90s (avente anche il merito, tra i tanti, di essere stato il mio primissimo gioco di ruolo per PC, comprato solo in edizione economica Big Games della Jackson Libri in edicola - tempi d’oro) e creato dalla celebre Origin - RIP - di Richard Garriott, mi ha permesso di rileggere specifiche dinamiche e situazioni raccontate nel capitolo VII di questa affascinante saga fantasy, ed estenderle al reale (purtroppo).
Ma prima un passo indietro: cosa racconta a grandi linee la saga di Ultima, tanto amata da un nutrito seguito di appassionati anche di lunga data (almeno fino a un certo punto del suo percorso creativo, diciamo proprio fino al settimo capitolo, dato che i successivi - capitolo Online a parte - sono stati dei tristi aborti per motivazioni e responsabilità varie che sono ben descritte nei libri citati - EA, sei il Male in terra), e nello specifico, cosa narra il capitolo VII: The Black Gate?
Per non dilungarmi, possiamo riassumere - seppur in modo superficiale e non certo rispettoso della profondità e della qualità raggiunti dal brand, soprattutto in particolari momenti della sua ascesa - in tal modo: Ultima, nelle sue varie iterazioni, vede le gesta del virtuoso Avatar, nostro alter-ego digitale e incarnazione dei valori più elevati e morali che si possano trovare, combattere con coraggio e abnegazione contro la minaccia di turno, per proteggere il regno di Sosaria (prima) e Britannia (dopo), garantendo allo stesso tempo la preservazione del culto delle varie virtù, che qui rappresentato un aspetto fondamentale della lore e dell’ambientazione di gioco. Vale la pena notare che l’Avatar è originario del nostro piano, proprio della nostra Terra come anche il sovrano reggente di Britannia, invulnerabile (ma non troppo, si scoprirà) massima espressione di virtuosità: Lord British (la trasposizione, o meglio, una delle trasposizioni in-game dell’autore, Richard Garriott).
Mentre dal capitolo I al III - l’Era dell’Oscurità - vediamo l’Avatar impegnato nella classica lotta Bene contro Male, potremmo dire qualcosa quindi di più canonico e in certa misura meno maturo, nella decisiva fase successiva chiamata al contrario Era della Luce, con i suoi capitoli IV, V e VI, viene introdotta nell’ambientazione la filosofia delle Virtù (onestà, compassione, valore, ecc.), ognuna collegata a una Runa specifica. In questa parte, i nemici appaiono meno canonicamente “malvagi” o lo sono solo in apparenza, come la civiltà dei Gargoyles, ed il loro personale culto religioso: si esplorano etica, responsabilità, equilibrio e comprensione dell’altro. E arriviamo al ciclo che ci riguarda in questa sede: l’Era dell’Armageddon, con i capitoli VII (diviso questo in due ulteriori capitoli) e VIII, che vedono nello sfondo il Regno di Britannia versare in una profonda condizione di decadenza e corruzione, assieme alla presenza di culti fasulli e relativo tema della manipolazione delle masse. E siamo arrivati, infine: l’esistente ordinamento secondo culto delle virtù è venuto meno, scalzato e dimenticato: il risultato è la crisi esistenziale diffusa, in tutto il Regno. Proprio nel settimo capitolo della saga, The Black Gate, al suo nuovo ritorno nelle terre di Britannia, l’Avatar stenta a riconoscere l’amato Regno e i suoi abitanti, che già più volte in passato ha aiutato e salvato: si verrà presto a scoprire che la Confraternita (Fellowship), un nuovo movimento di carattere spirituale e filantropico, ha guadagnato consenso e preso il sopravvento tra gli abitanti del Regno, proponendo un ordinamento “alternativo” a quello preesistente basato sul culto delle virtù: si regge in apparenza su dei semplici principi, riassunti nelle parole chiave Unity, Trust e Worthiness - rispettivamente traducibili in italiano con Unità, Determinazione e Meritevolezza. L’idea di fondo è che tutti gli individui debbano aderire a un sistema etico universale, pertanto globalmente riconosciuto ed adottato… E già qui potrebbero palesarsi facilmente interessanti associazioni d’idee applicabili a particolari dinamiche riscontrabili nel mondo reale: una su tutte, la teorizzazione ad esempio di qualunque sovrastruttura oltre gli Stati, con annessa potenziale perdita di sovranità, indipendenza e autonomia del singolo Paese. Il motto individuato nelle tre parole cardine dell’associazione rappresentano, volutamente, uno slogan immediato e facilmente ricevibile, moralmente carico e adatto quindi alla generazione di un’identità collettiva e del relativo senso di appartenenza.
Citando a tal proposito il secondo volume di “Through the Moongate”:
Perché la Fellowship potesse funzionare, i membri dovevano essere uniti tra loro, dovevano potersi fidare gli uni degli altri e, tutti insieme, potevano adoperarsi per la crescita dell’organizzazione, facendo valere il proprio merito. Si trattava di un messaggio volutamente ambiguo, che sotto una patina di positività nascondeva il vero e sinistro significato: l’unità era pronta a divenire una contrapposizione tra i membri dell’organizzazione e tutti gli altri; la fiducia era l’obbligo a seguire ciecamente gli insegnamenti dei leader; il merito poteva divenire ambizione a discapito di tutti gli altri e condurre alla delazione, al tradimento e ai sotterfugi.
Leader della Confraternita è Batlin: un capo carismatico, manipolatore e intelligente. Pubblicamente appare degna guida morale e spirituale, ma dietro le quinte manovra auspicando lo sfaldamento di Britannia e il raggiungimento del suo totale controllo dall’interno, in modo da preparare il campo alla venuta del Guardiano, entità demoniaca proveniente da un’altra dimensione.
La Confraternita ha una vera e propria struttura organizzativa capillare e presente in tutto il Regno, dotata di varie sedi locali nei centri abitati, come anche di apposito personale reclutatore, una gerarchia interna all’associazione, l’utilizzo della pratica di richiesta donazioni (peraltro obbligatorie). Esiste inoltre una certa compartimentazione interna alla Confraternita, in quanto solo i quadri più alti sono a conoscenza della reale natura dell’associazione, e questo non deve certamente sorprendere, in quanto pienamente coerente con il fine di questa entità.
I meccanismi di controllo sono molteplici e chiaramente inquadrabili nello studio della manipolazione psicologica dei pseudo-gruppi di culto, ai quali Ultima VII per la sua Fellowship attinge a piene mani: si attua un sistema di pressione sociale sui sottoposti, dove anche la confessione dei propri problemi personali lega indissolubilmente l’adepto al gruppo, generandone un forte senso di dipendenza. La facciata filantropica è ovviamente una scusa e totalmente montata ad arte - dopotutto, come dice il detto: “Di buone intenzioni è lastricata la strada per l’Inferno”. Questa è necessaria per celare dietro al buonismo ipocrita (anche qui, ricorda nulla?) la volontà di erodere progressivamente ma incessantemente (in piena aderenza con il principio del Fabianismo) l’ordinamento morale preesistente basato sulle virtù (Ding!). Impossibile qui non tracciare, per quanto mi riguarda, un parallelo con la sinistra inclinazione di ampi settori dei poteri mondiali di sostenere e mandare avanti un’agenda mondialista - ampi settori che sono spesso anche trasversali, in quanto non conoscono una vera differenza di manifestazione e retorica, qualunque sia l’appartenenza ideologica - celata, naturalmente, dietro il paravento di un indefinito diritto e soprattutto: (ultra)progressismo o modernismo. Di concreto c’è sicuramente la sempre maggiore disgregazione, nel nostro piano reale come in Britannia, dei valori tradizionali e dell’ordine già esistente, punti di riferimento e Stelle Polari smontati pezzo dopo pezzo in un processo che va ormai avanti da lungo tempo, ma che probabilmente ha conosciuto un’accelerazione negli ultimi anni, con il supporto di vere piattaforme mediatiche funzionali all’agenda sopra citata.
La Confraternita non conquista Britannia con la forza, né lo fa rapidamente, ma è proprio così che avvia il proprio piano di sostituzione valoriale, usando dapprima la tattica dello svuotamento dei principi già presenti nel mondo: una volta portato a termine lo svuotamento e la destrutturazione, procede all’inoculazione dei propri surrogati morali, trasfigurando progressivamente la società sotto un concreto sabotaggio etico-cognitivo che strizza certamente l’occhio a principi già richiamati come mondialismo, progressismo, Finestra di Overton: una guerra cognitiva più globale.
La società è sotto attacco: una guerra che, sotto una determinata luce, non è meno guerra di quella combattuta con artiglieria ed eserciti. Come in ogni guerra che si possa chiamare tale, un’opposizione valoriale ed ideologica all’aggressore deve esistere, e credo che questo aspetto sia ben rappresentato in Ultima VII, parallelamente alla descrizione della strategia strisciante della Confraternita che si auto-eleva a entità moralmente superiore.