Risultato: gli ordini esecutivi che stabilivano l’introduzione dei dazi firmati da Trump in base all’International Emergency Economic Powers Act decadono in quanto incompatibili con il testo costituzionale. L’impatto della sentenza della Corte Suprema Ne consegue che, dei circa 340 miliardi di dollari di dazi incassati complessivamente dal Dipartimento del Tesoro tra il febbraio del 2025 e il gennaio del 2026, “soltanto” 165 miliardi derivano da tariffe imposte legittimamente dal governo. I restanti 175 miliardi scaturiscono invece da dazi irrogati al di fuori del perimetro di competenza dell’esecutivo. Il quale potrebbe ora ritrovarsi, nonostante l’assenza di qualsiasi pronunciamento sul punto all’interno della delibera della Corte Suprema, vincolato a soddisfare migliaia di richieste di risarcimento a beneficio delle aziende statunitensi. La stesse che, di concerto con i consumatori interni, hanno pagato il prezzo dei dazi imposti dall’amministrazione Trump nella misura del 90% secondo la Federal Reserve di New York e del 96% secondo il Kiel Institut. Il segretario al Tesoro Scott Bessent lo ha implicitamente riconosciuto, contraddicendo le ricostruzioni trionfalistiche formulate da Trump in un editoriale per il «Wall Street Journal» e durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione, ma specificando che «molto difficilmente gli americani avranno indietro questi 175 miliardi di dollari». La sentenza della Corte Suprema assesta un colpo micidiale alla strategia protezionistica dell’amministrazione Trump, corsa immediatamente ai ripari imponendo – ai sensi dalla sezione 122 del Trade Act del 1974, che prevede comunque numerose eccezioni – un dazio universale del 10% al fine di mantenere una pressione commerciale costante sulle controparti straniere. Il presidente ha specificato di aver già predisposto un piano d’emergenza finalizzato alla ricostituzione delle barriere commerciali, qualificando allo stesso tempo come «vergogna nazionale» la decisione della Corte Suprema e accusando di slealtà alla Costituzione i tre giudici (John Roberts, Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch) di nomina repubblicana schieratisi con la corrente liberal. Una...Read more
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