[Mister Totalitarismo] Pedofila Albione: dopo il “Principe” Andrea dovrebbero arrestare tutti gli altri

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[Mister Totalitarismo] Pedofila Albione: dopo il “Principe” Andrea dovrebbero arrestare tutti gli altri

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Ieri l’ex principe Andrea (Andrew Mountbatten-Windsor) è stato arrestato, trattenuto per circa dodici ore per essere interrogato e successivamente rilasciato, pur rimanendo sotto indagine. Le accuse a suo carico riguardano, come ovvio, i rapporti con Epstein, ma è meno ovvio che il reato per cui le autorità britanniche vorrebbero incriminarlo è una burocratissima “cattiva condotta in pubblico impiego”, nel senso che avrebbe abusato della sua posizione di potere per condividere informazioni riservate con l’ex finanziere pedofilo (cosa che peraltro hanno fatto decine di altri pezzi grossi tra Stati Uniti, Europa, Medio Oriente e Asia). Ci si augura che questo sia solo un modo per mettere pressione sulla famiglia reale e fargli capire che qualche conseguenza dovrà esserci, anche se dubito che Mister Andrew (non è più nemmeno “Sir”) pagherà per gli stupri, le torture e forse gli omicidi compiuti durante i “festini” con Epstein. Ad ogni modo, è la prima volta in quasi quattro secoli che un membro della famiglia reale britannica viene arrestato. Forse sarebbe necessario far saltare altre teste all’interno di quella babele di perversione e satanismo che sono i Mountbatten-Windsor (altro che cappellini della Regina Elisabetta), ma per il momento ci si accontenterebbe anche solo dell’arresto di quell’altro essere rivoltante noto come Sarah Ferguson, ex consorte del “Principe”, che dagli scambi con Epstein sembrava quasi fungere da “schiava sessuale” per quest’ultimo. Certo, se un poi volesse rivangare solo gli ultimi cinquant’anni di scandali legati alla pedofilia nelle alte sfere del Regno Unito, non avrebbe che prendere il nome di un “pezzo grosso” a caso della politica britannica e scoprire tutta una rete di coperture e connivenze: nel 2015, per esempio, pareva fosse finalmente giunto il momento di una purga generale, quando anche i mass media si erano messi a discutere del Westminster paedophile ring e del PIE, il Paedophile Information Exchange (qui di seguito una straordinaria puntata di 60 Minutes, il noto programma di approfondimento, che fa nomi e cognomi senza alcuna censura), ma poi il tutto si è concluso con un nulla di fatto.
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Posso solo ipotizzare che uno dei motivi per cui siano stati insabbiati gli scandali sulle violenze sui bambini (che coprivano tutto l’arco istituzionale, dai conservatori e liberali), risieda proprio nell’eventualità che le “coperture nelle alte sfere” giungessero fino alla famiglia reale. Ciò che è un fatto, tuttavia, è che il superpredatore Jimmy Savile, la personalità televisiva più nota del Regno Unito, il cui caso è esploso nel 2012, fosse un frequentatore assiduo di Buckingham Palace e addirittura facesse da “consulente” per vari membri della casata, tra i quali l’attuale re Carlo III, del quale sostanzialmente scriveva i discorsi (ne parla approfonditamente il documentario Netflix A British Horror Story del 2022). Per la cronaca, Savile, con la copertura delle sue attività “filantropiche” (una costante in questi casi) ha violentato centinaia di persone, tra cui degenti, minorati mentali e persino cadaveri. Nel documentario Netflix testé citato, in una vecchia intervista una giornalista gli chiede perché avesse un rapporto così stretto con la famiglia reale, ricevendo un “no comment” letterale come risposta. Peraltro, sempre per la cronaca, la Ferguson, allora Duchessa di York, fu messa in contatto con Savile per tramite di Carlo, che confidava nel fatto che il presentatore potesse aiutarla con qualche consiglio non si sa di che natura (“Le servirebbe un po’ del tuo buonsenso”, forse per non farsi beccare, visto i toni garruli usati dalla stessa con Epstein). ImmagineL’allora Principe Andrea invitato a una delle trasmissioni di Jimmy Savile Dicevamo di “destra” e “sinistra”: a certi livelli, o gironi, evidentemente queste divisioni non valgono (ma non mi dire). Nello scandalo Epstein, per dire, è coinvolto fino al collo Peter Mandelson, grand commis laburista e braccio destro di Tony Blair, tenuto in palmo di mano dall’establishment fino alla pubblicazione degli ultimi Epstein Files. Mentre nei precedenti scandali era saltato fuori il nome di Leon Brittan, altro “braccio destro” ma in tal caso di Margaret Thatcher, che oltre a coordinare la rete di abusi tramite quella sorta di “servizio segreto” per pedofili che era appunto il PIE, venne anche accusato di aver compiuto dei veri e propri omicidi rituali di bambini. Brittan morì nel 2015 prima della chiusura dell’indagine e la polizia dichiarò che non vi erano prove sufficienti per incriminarlo, nonostante fosse almeno attestato il suo ruolo di “protettore” per altri colleghi di rango come il liberal di sinistra Cyril Smith (anch’egli “graziato” dal decesso nel 2010). Ricordo, per infierire, che la Thatcher fu non solo la “migliore amica” di Savile, ma negli anni ’80 lo presentò addirittura come modello della sua nuova politica, dal momento che, a detta di Robin Butler (segretario privato della Lady di Ferro), il suo attivismo filantropico “non faceva affidamento sulle risorse dello Stato” e “rispecchiava la visione della società thatcheriana, un’economia florida basata su persone di successo che aiutano i meno fortunati“. La Thatcher fece pressioni continue sulla famiglia reale per far conferire al Savile il titolo di Cavaliere, impresa che gli riuscì, dopo quattro tentativi respinti (perché almeno nelle alte sfere si sapeva già cosa combinasse lontano dai riflettori) nel 1990, quando infine ricevette l’ambito titolo di Knight Bachelor dalla regina Elisabetta II, da egli sfoggiato con orgoglio fino alla fine. Immagine Per concludere questa breve rassegna dell’abominevole mondo dell’élite britannica, proprio allo scopo di dimostrare che in quegli ambienti “il più pulito c’ha la rogna”, non si può fare a meno di chiamare in causa Jeremy Corbyn, esponente della hard left dei laburisti, che pur uscendo relativamente “pulito” dall’affaire Epstein (specie nel momento in cui Mandelson ne diceva peste e corna nella sua corrispondenza con l’ex affarista), ha comunque avuto dei rapporti ambigui con il Paedophile Information Exchange. Sempre per ricordare, negli anni ’80 Corbyn finanziava “Socialist Organiser”,  rivista della Socialist Campaign for a Labour Victory (SCLV), organizzazione diretta dallo stesso, che per un lungo periodo pubblicò articoli pro-pedofilia. Nel gennaio 1981, per esempio, sulle pagine del foglio comparve un editoriale di un certo Gerry Byrne (di fede trotzkista, da non confondere con altri omonimi), intitolato Stop the PIE trial, il quale era una sorta di appello per la sospensione del processo a quattro membri del Comitato esecutivo del famigerato PIE, presentato come una semplice congrega di idealisti il cui unico scopo era ottenere una riforma della legislazione britannica sull’età del consenso, in modo da consentire rapporti “consenzienti” tra adulti e bambini. Immagine L’articolo accusava gli inquirenti di “spettacolarizzare” la questione e creare “un’atmosfera di isteria, sensazionalismo e giustizia sommaria”, lamentando che la riesumazione di “una legge anacronistica e arbitraria” per impedire ai pedofili di comunicare tra loro non potesse in alcun modo “fornire un contributo utile alla protezione dei bambini”, né affrontare in “modo costruttivo e razionale” il tema della pedofilia. Nel numero successivo del “Socialist Organizer” comparve anche una lettera (recapitata direttamente all’ufficio del Partito Laburista della circoscrizione di Hornsey, presieduto proprio da Corbyn), la quale andava ben oltre la “difesa d’ufficio”. La missiva di tale Les Hearn, intitolata Children’s sexuality, era un palese appello alla legalizzazione della pedofilia: «In questa offensiva attuale contro i pedofili, l’argomento forte della destra è la negazione della sessualità dei bambini». Immagine E aggiungeva: «Se la sinistra vuole partecipare alla lotta per la libertà sessuale dei più giovani, allora deve discutere la questione della pedofilia, poiché se bisogna offrire una scelta libera sul sesso, allora molti bambini potrebbero decidere liberamente di avere rapporti con adulti», auspicando infine “un dibattito approfondito a sinistra e fra tutti i movimenti in rappresentanza delle minoranze oppresse sulla questione della sessualità infantile e se e come i diritti dei bambini possano essere garantiti nelle relazioni sessuali con gli adulti”. Dopo la condanna di Tom O’Carroll del Paedophile Information Exchange, il “Socialist Organiser” nel marzo 1981 pubblicò un editoriale in sua difesa. O’Carroll in seguito entrò a far parte dei laburisti nel 2016 proprio per ammirazione verso Corbyn, ma venne espulso solo dopo il clamore mediatico suscitato dai suoi trascorsi “pedo” mai rinnegati. Ah, per concludere vorrei aggiungere una ciliegina sulla torta (si fa per dire), visto che sembra fuori luogo accanirsi su Corbyn mentre si è partiti dal “Principe” Andrea: anche il suo prozio, Lord Louis Mountbatten, ultimo Viceré dell’India, Capo di Stato Maggiore della Difesa britannica e figura centrale dell’establishment imperiale del dopoguerra, a quanto pare era un superpedofilo. Il suo nome infatti si collega allo scandalo della Kincora Boys’ Home, un orfanotrofio di Belfast divenuto, ancora negli anni ’80 del secolo scorso, emblema dell’abuso sistematico di minori coperto dalle istituzioni. Alcuni documenti desecretati in anni recenti dimostrano come i servizi di sicurezza fossero a conoscenza di voci e sospetti su abusi in ambienti dell’élite nordirlandese; tuttavia, non esiste alcuna condanna penale né un procedimento giudiziario concluso a carico di Lord Mountbatten, soprattutto perché le accuse affiorarono molti anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1979 in seguito a un attentato dell’IRA. Lord Mountbatten era un caro amico di Jimmy Savile.

Source: https://www.totalitarismo.blog/pedofila ... gli-altri/
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