[Giacomo Gabellini] Il caso Epstein: anatomia di uno scandalo

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[Giacomo Gabellini] Il caso Epstein: anatomia di uno scandalo

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Il caso Epstein continua a imperversare, alimentando sospetti circa la reale portata dei fenomeni criminosi consumati nel corso di oltre due decenni sotto la supervisione del finanziere. ImmagineIl caso Epstein: anatomia di uno scandalo 33 Solo poche ore fa, i rappresentanti Thomas Massie (repubblicano) e Ro Khanna (democratico), ispiratori dell’Epstein Files Transparency Act firmato obtorto collo dal presidente Trump lo scorso 19 novembre, hanno rivelato i nomi di alcuni elementi di spicco coinvolti in attività particolarmente scabrose perpetrate nell’ambito del caso Epstein. I primi nomi collegati al caso Epstein Si parla di personaggi del calibro di Leslie Wexner, magnate statunitense della moda associato a marchi come Victoria’s Secret e Bath & Body Works, e Ahmed bin-Sulayem, imprenditore emiratino nonché presidente e amministratore delegato di Dp World, uno dei maggiori operatori logistici al mondo. Giorni prima, Morgan McSweeney, capo dello staff del primo ministro britannico Keir Starmer, si era dimesso dal suo incarico perché responsabile della nomina ad ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti di Peter Mandelson, il cui nome compare ripetutamente nei cosiddetti “Epstein files”. In particolare, dai file emerge che Mendelson, ministro sotto i premier Tony Blair e Gordon Brown, aveva trasmesso a Epstein informazioni riservate riguardo alla privatizzazione di beni pubblici portata avanti dal governo britannico nel periodo compreso tra il 2008 e il 2010. Parallelamente, l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e sua moglie Hillary, ex segretaria di Stato sotto l’amministrazione Obama, si sono dichiarati disponibili a testimoniare dinnanzi alla Commissione di vigilanza della Camera sul caso Epstein, nel tentativo di evitare una condanna per oltraggio al Congresso per aver precedentemente disatteso a un mandato di comparizione. Riguardo al presidente Trump, un documento dell’Fbi pubblicato sempre nell’ambito dell’Epstein Files Transparency Act menziona quanto riferito da una fonte confidenziale secondo cui «Trump è stato compromesso da Israele». Ma non è tutto. Sebbene abbia ripetutamente dichiarato di non essere a conoscenza delle attività criminose di Jeffrey Epstein, Trump avrebbe contattato telefonicamente il capo della polizia di Palm Beach già nel 2006, per esprimere il proprio apprezzamento circa l’attività investigativa condotta dai suoi sottoposti riguardo a Epstein. «Grazie al cielo lo state fermando. Tutti sanno quello che fa», avrebbe dichiarato Trump all’epoca. L’impatto del caso Epstein sull’opinione pubblica statunitense si sta rivelando piuttosto serio. Un sondaggio condotto dalla «Cnn» verso la metà di gennaio attestava che due terzi dei cittadini statunitensi riteneva che il governo federale stesse intenzionalmente nascondendo alcune informazioni cruciali sul caso Epstein, mentre solo il 16% credeva che il governo stesse impegnandosi a fondo per divulgare quante più informazioni possibili. L’impressione è che i documenti più scottanti siano a tutt’oggi tenuti sotto chiave, come si evince dalle dichiarazioni di Messie e Khanna secondo cui i nomi dei potenziali “carnefici” contenuti all’interno dei documenti consegnati dall’Fbi ai magistrati e al Dipartimento di Giustizia erano in gran parte oscurati. Quelli delle vittime ancora in vita, invece, risultavano facilmente reperibili attraverso una semplice ricerca di parole chiave nell’archivio digitale del Dipartimento di Giustizia. Secondo l’analista Lucas Leiroz, «quanto è stato scoperto nel contesto del caso Epstein attesta pratiche sistematiche, organizzate e ritualizzate […]. Reti di questo tipo esistono solo quando sono supportate da una profonda protezione istituzionale. Non esiste pedofilia rituale, né tratta di esseri umani su scala transnazionale, né produzione sistematica di materiale estremo, senza copertura politica, polizesca, giudiziaria e mediatica. Questa è la logica del potere». Alla luce del caso Epstein, «le società occidentali si trovano ora ad affrontare un dilemma che non può essere risolto attraverso elezioni, commissioni parlamentari o discorsi. Come si può continuare ad accettare l’autorità di istituzioni che hanno protetto questo livello di orrore? Come si può mantenere il rispetto per le leggi applicate selettivamente da persone che vivono al di sopra di esse?», scrive Leiroz.
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Roberto Buffagni ImmagineIl caso Epstein: anatomia di uno scandalo 34 Scrittore, autore di testi teatrali, studioso di questioni geostrategiche e collaboratore del sito «Italia e il Mondo». Ha curato il volume La supercazzola. Istruzioni per l’Ugo (Mondadori, 2006) e tradotto il saggio di Peter Bogdanovich Chi diavolo ha fatto quel film? Conversazioni con registi leggendari (La Nave di Teseo, 2024). SOSTEGNO ImmagineIl caso Epstein: anatomia di uno scandalo 35 I MIEI LIBRI
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