[Giacomo Gabellini] Reindustrializzazione degli Stati Uniti: a che punto siamo?
Inviato: 05 feb 2026, 17:03
Alla fine di gennaio, il «Wall Street Journal» ha pubblicato un editoriale a firma del presidente Trump in cui si affrontava il tema della reindustrializzazione degli Sati Uniti. Nel pezzo si legge che: «Joe Biden mi ha consegnato un deficit di bilancio catastroficamente alto e il più alto deficit commerciale nella storia del mondo». «Con il supporto dei dazi, abbiamo ridotto il deficit di bilancio federale di uno sbalorditivo 27% in un solo anno e, cosa ancora più incredibile, abbiamo ridotto il nostro deficit commerciale mensile di un sorprendente 77%, il tutto praticamente senza inflazione, cosa che tutti reputavano impossibile». «Le esportazioni americane sono aumentate di 150 miliardi di dollari. La produzione nazionale di acciaio è aumentata di oltre 300.000 tonnellate al mese. La costruzione di fabbriche è aumentata del 42% dal 2022». «La quota della Cina nelle importazioni statunitensi ha raggiunto il livello più basso da quando il Paese è entrato nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001, e centinaia di miliardi di dollari in più stanno affluendo negli Stati Uniti». Non solo correzione degli squilibri, ma anche reindustrializzazione La riduzione degli squilibri commerciali, così come la reindustrializzazione, va attribuito «senza dubbio a quello che il Journal stesso ha descritto come il più grande shock di politica economica degli ultimi 50 anni: i miei dazi!». «I dati mostrano che l’onere, o “incidenza”, dei dazi è ricaduto in modo schiacciante sui produttori e sugli intermediari stranieri, comprese le grandi aziende non statunitensi». «Allo stesso tempo, ho sfruttato con successo lo strumento tariffario per garantire investimenti colossali in America, come nessun altro Paese aveva mai visto prima […]. In meno di un anno, abbiamo ottenuto impegni per oltre 18.000 miliardi di dollari, una cifra che per molti è incomprensibile». Rivolgendosi specificamente al tema della reindustrializzazione, Trump ha affermato che «le più grandi aziende automobilistiche del mondo stanno investendo oltre 70 miliardi di dollari in America. Taiwan Semiconductor Manufacturing Co., Micron, Nvidia, Apple e altre stanno investendo centinaia di miliardi per costruire semiconduttori e chip all’avanguardia negli Stati Uniti».
«Le più grandi aziende farmaceutiche del mondo stanno investendo circa 500 miliardi di dollari per riportare la produzione di farmaci essenziali». «Dal Giorno della Liberazione, ho stipulato accordi commerciali storici con Cina, Regno Unito, Unione Europea, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Indonesia, Filippine, Malesia e altri, che coprono la maggior parte del commercio statunitense». «Questi accordi hanno ridotto le barriere alle esportazioni statunitensi e hanno fatto esplodere i mercati azionari non solo in America, ma praticamente in ogni Paese che si è presentato al tavolo delle trattative. Ancora più importante, gli accordi stanno creando relazioni più sostenibili con molti dei nostri alleati e partner, estendendo per la prima volta le nostre alleanze militari al campo della sicurezza economica». «Le aziende coreane stanno investendo 150 miliardi di dollari per rilanciare l’industria cantieristica nazionale negli Stati Uniti. Il Giappone ci aiuterà a costruire uno dei più grandi gasdotti del mondo, in Alaska, per esportare energia americana ai nostri alleati in Asia». «Allo stesso tempo, l’Europa ha accettato di acquistare 750 miliardi di dollari di energia statunitense per ridurre la propria dipendenza dagli avversari stranieri». «Paesi di tutto il mondo hanno accettato di acquistare centinaia di aeromobili e motori per aerei all’avanguardia dalle fabbriche statunitensi, creando migliaia di posti di lavoro e rafforzando la nostra base industriale della difesa». «Altri Paesi stanno aprendo i loro mercati a decine di miliardi di dollari di esportazioni agricole americane, e altri ancora sono diventati clienti e investitori leader nell’ecosistema americano dell’intelligenza artificiale, contribuendo a consolidare la nostra posizione dominante come superpotenza mondiale del settore. Siamo sostanzialmente leader su tutti gli altri Paesi. Dal Giorno della Liberazione, abbiamo anche firmato accordi per miliardi di dollari in vendite militari all’estero». Tutto rose e fiori, dunque?
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Alessandro Aresu
Reindustrializzazione degli Stati Uniti: a che punto siamo? 4 Analista geopolitico, esperto di strategie e politiche pubbliche e collaboratore di «Limes». Ha lavorato come consigliere, consulente e dirigente per diverse istituzioni, tra cui Ministero dell’Economia, Ministero degli Esteri, Cassa Depositi e Prestiti e Agenzia Spaziale Italiana. È autore di numerosi volumi, tra cui Le potenze del capitalismo politico. Stati Uniti e Cina (La Nave di Teseo, 2020); Il dominio del XXI Secolo. Cina, Stati Uniti e la guerra invisibile sulla tecnologia (Feltrinelli, 2022) Geopolitica dell’intelligenza artificiale (Feltrinelli, 2024), La Cina ha vinto (Feltrinelli, 2025). SOSTEGNO
Reindustrializzazione degli Stati Uniti: a che punto siamo? 5 I MIEI LIBRI
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«Le più grandi aziende farmaceutiche del mondo stanno investendo circa 500 miliardi di dollari per riportare la produzione di farmaci essenziali». «Dal Giorno della Liberazione, ho stipulato accordi commerciali storici con Cina, Regno Unito, Unione Europea, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Indonesia, Filippine, Malesia e altri, che coprono la maggior parte del commercio statunitense». «Questi accordi hanno ridotto le barriere alle esportazioni statunitensi e hanno fatto esplodere i mercati azionari non solo in America, ma praticamente in ogni Paese che si è presentato al tavolo delle trattative. Ancora più importante, gli accordi stanno creando relazioni più sostenibili con molti dei nostri alleati e partner, estendendo per la prima volta le nostre alleanze militari al campo della sicurezza economica». «Le aziende coreane stanno investendo 150 miliardi di dollari per rilanciare l’industria cantieristica nazionale negli Stati Uniti. Il Giappone ci aiuterà a costruire uno dei più grandi gasdotti del mondo, in Alaska, per esportare energia americana ai nostri alleati in Asia». «Allo stesso tempo, l’Europa ha accettato di acquistare 750 miliardi di dollari di energia statunitense per ridurre la propria dipendenza dagli avversari stranieri». «Paesi di tutto il mondo hanno accettato di acquistare centinaia di aeromobili e motori per aerei all’avanguardia dalle fabbriche statunitensi, creando migliaia di posti di lavoro e rafforzando la nostra base industriale della difesa». «Altri Paesi stanno aprendo i loro mercati a decine di miliardi di dollari di esportazioni agricole americane, e altri ancora sono diventati clienti e investitori leader nell’ecosistema americano dell’intelligenza artificiale, contribuendo a consolidare la nostra posizione dominante come superpotenza mondiale del settore. Siamo sostanzialmente leader su tutti gli altri Paesi. Dal Giorno della Liberazione, abbiamo anche firmato accordi per miliardi di dollari in vendite militari all’estero». Tutto rose e fiori, dunque? https://www.youtube.com/embed/xtPUB2QUu ... ure=oembed
Alessandro Aresu
Reindustrializzazione degli Stati Uniti: a che punto siamo? 4 Analista geopolitico, esperto di strategie e politiche pubbliche e collaboratore di «Limes». Ha lavorato come consigliere, consulente e dirigente per diverse istituzioni, tra cui Ministero dell’Economia, Ministero degli Esteri, Cassa Depositi e Prestiti e Agenzia Spaziale Italiana. È autore di numerosi volumi, tra cui Le potenze del capitalismo politico. Stati Uniti e Cina (La Nave di Teseo, 2020); Il dominio del XXI Secolo. Cina, Stati Uniti e la guerra invisibile sulla tecnologia (Feltrinelli, 2022) Geopolitica dell’intelligenza artificiale (Feltrinelli, 2024), La Cina ha vinto (Feltrinelli, 2025). SOSTEGNO
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