[Assopace Palestina] Una visione per rinnovare il progetto nazionale di fronte al progetto di liquidazione

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[Assopace Palestina] Una visione per rinnovare il progetto nazionale di fronte al progetto di liquidazione

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dal Dr. Mustafa Barghouti, Direct mail, 31 gennaio 2026.  Immagine Non è necessario ricordare che la Palestina sta vivendo un momento storico senza precedenti e una fase decisiva le cui caratteristiche principali sono ormai del tutto chiare, tra cui: In primo luogo, la decisione del movimento sionista, in tutte le sue componenti, di ricorrere alla forza decisiva nel conflitto con il popolo palestinese e di tentare di liquidare la causa palestinese in tutte le sue dimensioni, completando il progetto di sostituzione coloniale in tutta la Palestina. In secondo luogo, la trasformazione del razzismo israeliano e del sistema di occupazione israeliano verso il fascismo, nei suoi obiettivi, metodi e pratiche. In terzo luogo, l’alleanza del fascismo israeliano con il fascismo imperialista globale contemporaneo e il tentativo di Israele di assumere il ruolo di potenza imperiale subordinata che domina il Medio Oriente e l’intera regione araba. Quarto, l’uso spudorato di crimini di guerra, tra cui genocidio, punizioni collettive e rinnovata pulizia etnica. Quinto, la frammentazione araba e regionale di fronte all’assalto coloniale e alle violazioni israeliane delle sovranità e degli interessi statali, dagli attacchi armati contro Siria, Libano, Yemen e Iran, alle cospirazioni contro Egitto, Turchia e Algeria. Sesto, la flagrante violazione del diritto internazionale, del diritto umanitario internazionale e delle risoluzioni internazionali, compresi gli attacchi alle istituzioni internazionali – prime fra tutte l’UNRWA e gli organismi delle Nazioni Unite – insieme a una guerra contro le organizzazioni umanitarie internazionali per impedire loro di contribuire a soddisfare i bisogni umanitari del popolo palestinese. Settimo, lo strappo (e la liquidazione) degli Accordi di Oslo e di tutti gli accordi internazionali con i palestinesi; la privazione dell’Autorità Palestinese della sua autorità, dei suoi poteri e delle sue capacità; il tentativo di separare completamente la Striscia di Gaza dalla Cisgiordania; e la distruzione sistematica, attraverso l’espansione degli insediamenti e la repressione, della possibilità di creare uno Stato palestinese indipendente. Queste gravi realtà non possono essere affrontate continuando ad aggrapparsi a una strategia che punta su soluzioni di compromesso e negoziati rifiutati da Israele, o su un Accordo di Oslo ormai defunto o sulla stagnazione nelle profondità di un passato svanito. Forse la cosa più sorprendente è il tentativo di imporre la cosiddetta “legittimità internazionale”, ora apertamente violata, e gli obblighi (e gli accordi) dell’Autorità Palestinese che Israele stesso ha minato, al resto delle forze palestinesi, rendendo tale impegno una condizione per la partecipazione alle elezioni palestinesi. Esternamente, nelle relazioni con le potenze e gli stati, non è più possibile continuare a utilizzare i metodi del passato in un’epoca in cui le politiche statali sono gestite interamente sulla base degli interessi, in un contesto di quasi totale assenza di principi ideologici nella maggior parte degli stati, specialmente quelli occidentali. Esiste una prova più evidente di ciò, se non la morte del diritto internazionale a Gaza e altrove, e i tentativi del presidente degli Stati Uniti Trump, in collaborazione con Israele, di abolire le Nazioni Unite e le sue istituzioni e sostituirle? Il popolo palestinese e le sue forze attive non possono permettersi il lusso di aspettare, esitare o rimanere bloccati nei metodi del passato mentre affrontano una minaccia esistenziale nel senso letterale del termine. Né è sufficiente limitarsi a descrivere le condizioni e le sfide invece di formulare un programma strategico efficace e un piano d’azione per affrontarle. Nonostante le perdite devastanti inflitte al popolo palestinese a seguito di crimini di genocidio, punizioni collettive e violenza e terrore incontrollati dei colonizzatori, il popolo palestinese possiede tre fonti di forza che i suoi avversari non possono eliminare. In primo luogo, una presenza umana salda su tutto il territorio palestinese, una presenza dinamica che si aggrappa risolutamente alla giustizia della sua causa e ai suoi diritti al ritorno, alla piena libertà e all’autodeterminazione. In secondo luogo, un movimento di solidarietà popolare di portata senza precedenti, che ha reso la causa palestinese un consenso globale come la causa più importante dell’umanità del nostro tempo, che ha ereditato il patrimonio umano e di liberazione della lotta algerina contro il colonialismo, della lotta vietnamita contro l’aggressione imperialista e della lotta sudafricana contro il razzismo e l’apartheid. In terzo luogo, una ricca storia di lotta che dura da più di cento anni contro la sostituzione coloniale, l’occupazione e il sistema razzista dell’apartheid, insieme alla determinazione incrollabile dei giovani a rifiutare l’umiliazione, la sottomissione e i compromessi eccessivi, e un impegno illimitato nei confronti dei valori della giustizia, della dignità e della lotta nazionale. Ciò che manca ai palestinesi, tuttavia, è il consenso su una strategia alternativa di lotta nazionale che sostituisca quella fallimentare e che sia in grado di unificare la nostra lotta per spostare l’equilibrio di potere a favore del popolo palestinese. Attraverso vari movimenti, iniziative e ampi dialoghi, l’Iniziativa Nazionale Palestinese ha articolato sei elementi di una strategia che possono essere adottati, discussi, sviluppati, arricchiti o modificati, per formare quelli che possono essere definiti i sei pilastri della lotta nazionale palestinese per la fase futura. In sintesi: In primo luogo, una strategia per sostenere con tutti i mezzi la fermezza del popolo palestinese e la sua presenza continua sulla terra di Palestina, e per adottare le basi e le componenti di questa fermezza, a cominciare dal sostegno al popolo della Striscia di Gaza nella riparazione e nella ricostruzione di ciò che l’occupazione ha distrutto; estendendosi alla Cisgiordania e sostenendo la sua popolazione, in particolare i residenti dei villaggi e dei campi profughi, nel resistere con fermezza all’assalto coloniale; e sostenendo una presenza palestinese attiva all’interno di Israele. La stragrande maggioranza degli otto milioni di palestinesi sfollati con la forza all’estero può svolgere un ruolo essenziale nel sostenere questa fermezza, come ha fatto in passato, mettendo in atto la propria partecipazione alla lotta nazionale del proprio popolo. In secondo luogo, resistere alle misure di occupazione e all’oppressione in tutte le sue forme. Non c’è dubbio che il modello di resistenza popolare non violenta – che ha raggiunto il suo apice nella Prima Intifada, nelle flottiglie per rompere l’assedio e nelle marce di ritorno e nelle proteste per rompere l’assedio – sarà il più capace di diffondersi e di esercitare un impatto nella fase successiva. In terzo luogo, intensificare il movimento di solidarietà internazionale, compresi boicottaggi, sanzioni e disinvestimenti, trasformando la solidarietà internazionale in una forza tangibile in grado di influenzare l’equilibrio di potere. In quarto luogo, unificare la lotta di tutte le componenti del popolo palestinese e coordinare la loro azione all’interno della Palestina, nei territori occupati e all’estero, nell’ambito di una strategia di costruzione, fermezza e cambiamento dell’equilibrio di potere a favore del popolo palestinese. Quinto, penetrare nelle file dell’avversario e dei suoi sostenitori nei paesi e nei movimenti, cosa la cui fattibilità ed efficacia sono state dimostrate dai cambiamenti osservati nell’opinione pubblica statunitense e nella gioventù ebraica in particolare durante la guerra genocida nella Striscia di Gaza. Sesto, forgiare una leadership nazionale unificata per la lotta, basata su una strategia nazionale combattiva che resista al progetto di liquidazione e all’assalto fascista. Ciò non può essere ottenuto attraverso dichiarazioni e incontri i cui risultati non vengono attuati, né attraverso alleanze effimere, ma attraverso una partecipazione autentica al campo di lotta e ai suoi compiti. In questo caso, occorre trarre insegnamento dall’emarginazione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e dal suo assorbimento nelle strutture di un’autorità resa impotente dall’occupazione, dopo che è stato definitivamente dimostrato che è impossibile costruire un’autorità reale e indipendente sotto l’occupazione. Ciò di cui il popolo palestinese ha bisogno dai suoi attivisti, dai suoi quadri e dalle sue energie non è un rinnovato impegno nel conflitto e nella divisione su un’Autorità sotto occupazione, ma piuttosto la ricostruzione e il rafforzamento del suo movimento di liberazione nazionale, sfruttando tutte le energie a tal fine e offrendo alle giovani generazioni speranza e una visione vera e chiara per impegnarsi nella lotta nazionale. Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.

Source: https://www.assopacepalestina.org/2026/ ... uidazione/
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