[Giacomo Gabellini] A Davos, Carney ha attaccato i democratici più che Trump

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[Giacomo Gabellini] A Davos, Carney ha attaccato i democratici più che Trump

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Dopo aver raggiunto un rilevantissimo accordo commerciale con la Cina, il primo ministro canadese Mark Carney ha pronunciato uno sbalorditivo discorso al World Economic Forum di Davos. Più specificamente, Carney ha parlato della «frattura nell’ordine mondiale, della fine di una piacevole finzione e dell’inizio di una dura realtà, in cui la geopolitica — la geopolitica delle grandi potenze dominanti — non è sottoposta ad alcun limite, ad alcun vincolo». «Dall’altra parte,  gli altri Paesi, in particolare le potenze intermedie come il Canada, non sono impotenti. Hanno la capacità di costruire un nuovo ordine che includa i nostri valori, come il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l’integrità territoriale dei vari Stati». Immagine «Il potere di chi ha meno potere comincia dall’onestà. Sembra che ogni giorno ci venga ricordato che viviamo in un’epoca di rivalità tra grandi potenze, che l’ordine internazionale basato sulle regole sta svanendo, che i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono», ha aggiunto Carney. «E questo aforisma di Tucidide viene presentato come inevitabile, come la logica naturale delle relazioni internazionali che si riafferma». «E di fronte a questa logica, c’è una forte tendenza da parte dei Paesi ad adeguarsi per andare avanti, ad accomodarsi, a evitare problemi, a sperare che la conformità garantisca sicurezza». «Ebbene, non sarà così. Allora, quali sono le nostre opzioni?», ha domandato Carney. Il cuore del discorso di Carney «Nel 1978, il dissidente ceco Václav Havel, poi divenuto presidente, scrisse un saggio intitolato Il potere dei senza potere, nel quale pose una domanda semplice: come si reggeva il sistema comunista? La sua risposta cominciava con un fruttivendolo». «Ogni mattina, questo negoziante metteva un cartello nella vetrina: Lavoratori di tutto il mondo, unitevi. Non ci credeva, nessuno ci credeva, ma lo espose comunque per evitare guai, per segnalare conformità, per andare avanti. E poiché ogni negoziante in ogni strada faceva lo stesso, il sistema persisteva — non solo attraverso la violenza, ma grazie alla partecipazione delle persone comuni a rituali che sanno privatamente essere falsi». «Havel lo definì “vivere nella menzogna”». I«l potere del sistema non deriva dalla sua verità, ma dalla disponibilità di tutti a comportarsi come se fosse vero, e la sua fragilità nasce dalla stessa fonte. Quando anche una sola persona smette di recitare, quando il fruttivendolo toglie il cartello, l’illusione comincia a incrinarsi. Amici, è tempo che imprese e Paesi tolgano i loro cartelli». «Per decenni, Paesi come il Canada hanno prosperato all’interno di quello che abbiamo chiamato ordine internazionale basato sulle regole». «Abbiamo aderito alle sue istituzioni, ne abbiamo celebrato i principi, beneficiato della sua prevedibilità. E grazie a questo abbiamo potuto perseguire politiche estere fondate sui valori, sotto la sua protezione». «Sapevamo che la storia dell’ordine basato sulle regole era parzialmente falsa. Che i più forti si sarebbero svincolati quando conveniente, che le regole commerciali venivano applicate in modo asimmetrico, e che il diritto internazionale sarebbe stato applicato con rigore variabile a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima». «Questa finzione è stata utile, e l’egemonia americana, in particolare, ha contribuito in molti modi: rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile, sicurezza collettiva e strutture per risolvere le dispute». «Così abbiamo messo il cartello in vetrina. Abbiamo partecipato ai rituali e, in larga parte, evitato di denunciare il divario tra retorica e realtà. Ma questo patto oggi non funziona più». «Lasciatemi essere diretto: siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione», ha sentenziato Carney. «Negli ultimi due decenni, una serie di crisi – finanziarie, sanitarie, energetiche e geopolitiche – ha messo a nudo i rischi di un’integrazione globale estrema. Recentemente, le grandi potenze hanno cominciato a usare l’integrazione economica come arma. Le tariffe come leva. Le infrastrutture finanziarie come coercizione. Le catene di approvvigionamento come vulnerabilità da sfruttare». «Non puoi “vivere nella menzogna” di un vantaggio reciproco attraverso l’integrazione quando l’integrazione diventa la fonte della tua subordinazione». La reazione statunitense alle iniziative di Carney si è materializzata con estrema rapidità. Il presidente Trump ha pubblicato un post sul suo profilo X in cui si legge che: «se il governatore Carney pensa di trasformare il Canada in un “porto di consegna” per la Cina per inviare merci e prodotti negli Stati Uniti, si sbaglia di grosso». «La Cina si mangerà il Canada, lo divorerà completamente, inclusa la distruzione delle proprie attività, del tessuto sociale e dello stile di vita generale». «Se il Canada raggiunge un accordo con la Cina, sarà immediatamente colpito da un dazio del 100% su tutti i beni e prodotti canadesi che entrano negli Stati Uniti».
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Marco Carnelos ImmagineA Davos, Carney ha attaccato i democratici più che Trump 20 Ex diplomatico con all’attivo incarichi in Somalia, Iraq e Nazioni Unite. Presiede la società di consulenza McGeopolicy e collabora con la testata «Middle East Eye». SOSTEGNO ImmagineA Davos, Carney ha attaccato i democratici più che Trump 21 I MIEI LIBRI
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