In questo contesto di crescita tecnologica, l’Aviation Expo 2026, organizzato per il 90° anniversario della BAF sotto il motto “Costruire insieme il potenziale aeronautico del futuro”, ha permesso di mostrare al mondo i frutti di questi investimenti, riunendo delegazioni provenienti da Russia, Emirati Arabi Uniti, Bielorussia, Repubblica Ceca, Cina, India, Turchia e Sudafrica. La novità più rilevante emersa durante il salone di Bishoftu è stata la prima esposizione pubblica dell’addestratore avanzato Yakovlev Yak-130 prodotto dal consorzio russo United Aircraft Corporation (UAC) di Irkutsk. In particolare, è stato esposto l’esemplare con numero di registrazione “2303” che, insieme ai velivoli “2301”, “2302”, “2305” e “2306” precedentemente individuati in alcuni video della Joint Flight Technical School, confermano la consegna certa di almeno cinque unità. La numerazione consequenziale dei seriali suggerisce tuttavia che gli esemplari già in organico siano almeno sei, con un trasferimento avvenuto verosimilmente alla fine del 2025. Sebbene non sia mai stato annunciato ufficialmente, il contratto prevederebbe la fornitura totale di dieci Yak-130 rendendo così l’Etiopia l’ottavo operatore internazionale di questo modello dopo Algeria, Bangladesh, Bielorussia, Iran, Laos, Myanmar e Vietnam. Ricordiamo che lo Yak-130 è stato sviluppato per la formazione dei piloti militari che devono volare su aerei da combattimento di generazione “4+” e “5”; ha un raggio di azione di 1.300 km, un’autonomia di 2.500 km e può trasportare un carico operativo fino a 3.000 kg di armi aria-aria e aria-terra ed è pertanto idoneo alle missioni ricognitive e di attacco leggero.
Ma accanto alla linea degli aerei da combattimento l’evento ha riservato una sorpresa nel settore “unmanned” con la presentazione del drone da ricognizione e attacco russo Orion-E identificato dal seriale “OV-1921”. Questa apparizione costituisce la prima prova tangibile dell’esportazione del sistema Orion prodotto da JSC Kronshtadt che va ad affiancare i già citati Akinci turchi e i precedenti droni Wing Loong cinesi e Mohajer iraniani. Il drone Orion appartiene alla classe dei velivoli senza pilota da attacco di media quota con una lunga durata di volo (detta appunto MALE o medium-altitude long-endurance). Ha un peso massimo al decollo di 1.100 kg e un carico massimo utile di 250 chili, è lungo 8 metri, dotato di un’apertura alare di 16,2 metri e un’altezza di 3,1 metri. Secondo il costruttore è dotato di un’autonomia di volo non inferiore alle 24 ore e può volare a un’altitudine massima di circa 7/8.000 metri con una velocità massima di 250 km/h.
Come ampiamente trattato da Analisi Difesa lo sviluppo dell’Orion è iniziato nel 2011 su ordine del Ministero della Difesa russo, la sua produzione in serie è stata avviata nel 2019 e nell’aprile del 2020 sono stati consegnati i primi esemplari dopo averlo testato nel teatro bellico siriano. Nel gennaio del 2012 il drone russo ha effettuato una serie di test di lancio di missili e bombe di piccolo calibro, mentre un video fornito dal Ministero della Difesa russo e pubblicato sul nostro canale Telegram ha mostrato l’utilizzo efficace in missioni aria-aria distruggendo un obiettivo aereo durante un’esercitazione avvenuta in Crimea. Con l’integrazione certa di Su-30K, Yak-130, dei droni Orion-E e quella possibile dei Su-35, l’Etiopia completa un mosaico bellico di altissimo livello, equilibrando strategicamente le forniture tra la consolidata partnership con Mosca e le nuove collaborazioni con l’industria della difesa di Pechino, Ankara e Teheran. Foto Aeronautica Etiope e Televisione Etiopica Source: https://www.analisidifesa.it/2026/01/ad ... -letiopia/
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