[Giacomo Gabellini] Cosa ho visto e sentito in Iran: un reportage

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[Giacomo Gabellini] Cosa ho visto e sentito in Iran: un reportage

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In Iran, l’attacco statunitense, dato per imminente solo pochi giorni fa e sospeso all’ultimo minuto dal presidente Trump, rimane una opzione terribilmente concreta. Secondo quanto riportato dal «Washington Post», «la decisione è stata influenzata da pressioni diplomatiche da parte di alcuni alleati (Arabia Saudita, Qatar, Egitto), che temono instabilità regionale, e da divergenze tra i vari consiglieri della Casa Bianca». Un elemento chiave nella scelta di Trump «è stata l’attuale limitatezza delle forze statunitensi nella regione, che potrebbero non essere sufficienti a difendere Usa e alleati da ritorsioni iraniane e a gestire un conflitto più ampio e imprevedibile». La possibilità di operazioni future «rimane aperta, con asset militari ancora in movimento. Trump continua a mantenere opzioni sul tavolo, monitorando come evolverà la situazione in Iran». Cosa è successo in Iran? Le fortissime tensioni che imperversavano in Iran quantomeno dalla fine di dicembre sembrano essersi stemperate, lasciando tuttavia sul campo un numero imprecisato di morti e feriti su cui molte interessate Ong con sede fuori dalla Repubblica Islamica ricamano quotidianamente con l’obiettivo di costruire consenso internazionale attorno all’opzione militare. ImmagineCosa ho visto e sentito in Iran: un reportage 4 Secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa di Teheran, le violenze in Iran sarebbero il frutto dell’infiltrazione di agitatori professionisti all’interno delle manifestazioni genuine originate dalla grave situazione economica in cui versa attualmente l’Iran. Nello specifico, sostiene il governo, «la Cia e il Mossad offrono fino a 3500 dollari a chiunque accetti di uccidere, bruciare edifici e perpetrare atti di vandalismo». Il ministro della Difesa Nasirzadeh ha parlato apertamente di una strategia di destabilizzazione ordite ed eterodiretta da servizi di intelligence stranieri, che aveva addirittura un prezzario ben preciso a seconda della gravità delle azioni da compiere in Iran. Circa 3500 dollari per uccidere una persona, 1300 dollari per incendiare un’auto, oltre 550 dollari per bruciare una stazione di polizia e poco più di 100 dollari per compiere atti di vandalismo. Il presidente turco Erdoğan, dal canto suo, si è detto certo che il popolo iraniano resisterà con successo a quello che ha descritto come un piano eversivo sostenuto da Israele, volto a distruggere l’unità e l’armonia sociale della nazione. Il World Economic Forum di Davos ha ritirato l’invito al ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi, il quale ha dichiarato che la decisione è stata assunta «sulla base di bugie e pressioni politiche da parte di Israele e dei suoi delegati e apologeti con base negli Usa». «C’è una verità fondamentale nelle recenti violenze in Iran: abbiamo dovuto difendere il nostro popolo dai terroristi armati e dalle uccisioni in stile Isis apertamente sostenute dal Mossad». «La triste ironia: il genocidio dei palestinesi da parte di Israele e il massacro di 71.000 persone innocenti non hanno in alcun modo costretto il World Economic Forum ad annullare l’invito rivolto ai funzionari israeliani». «Anzi, Herzog ha persino fatto un giro di vittoria a Davos già nel gennaio 2024, nonostante fosse accusato di reati penali in Svizzera per il genocidio in corso a Gaza. Se il World Economic Forum vuole fingere una posizione presumibilmente “morale”, questa è una sua prerogativa. Ma dovrebbe almeno essere coerente al riguardo». «L’attuale palese doppio standard trasmette solo depravazione morale e bancarotta intellettuale. Le persone hanno il diritto di conoscere la verità e di giudicare da sole. La vergogna è riservata solo a coloro che la pensano diversamente».
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Elena Basile ImmagineCosa ho visto e sentito in Iran: un reportage 5 Saggista, scrittrice, collaboratrice del «Fatto Quotidiano» e diplomatica con trascorsi come ambasciatrice in Belgio e Svezia. È autrice di numerosi volumi, tra cui L’Occidente e il nemico permanente (PaperFirst, 2024), Frammenti di Bruxelles (Sandro Teti Editore, 2024), Il mondo a piacimento (Giannini Editore, 2025), Approdo per noi naufraghi. Come costruire la pace (PaperFirst, 2025). SOSTEGNO ImmagineCosa ho visto e sentito in Iran: un reportage 6 I MIEI LIBRI
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