Nell’antica Cina si chiamava 逐鹿中原 / zhúlù zhōngyuán, ovvero “Dare la caccia al cervo della pianura centrale”. Si tratta di una metafora politica molto antica, che risale alla conquista Zhou (circa anno mille) e struttura un’immaginazione geopolitica che presume tre cose, nella ricerca della sovranità (il Cervo, lù): - c’è un centro ordinatore, il zhōngyuán, la Pianura Centrale, che è insieme normativo-politico e geografico; - ogni frammentazione è patologica e va considerata temporanea, sono interregni e vanno riassorbiti; - la legittimità, conseguentemente, è essenzialmente capacità di unificare. Zhao Tingyang scrive che: “il potere politico significa stabilire un ordine sociale mediante la trasformazione di risorse disponibili in risorse controllate, cioè di trasformare la semplice continuazione della vita in un’aspettativa credibile. In questo senso la politica costituisce un tentativo di appropriarsi in maniera ordinata dell’avvenire”[url=file:///C:/Users/Alessandro%20Visalli/Dropbox/personali/Blog/Post/il%20gioco%20del%20Cervo%20nella%20Pianura%20Centrale.docx#_ftn1][1][/url]. Secondo la massima di Confucio, “che coloro che sono vicini siano felici, e coloro che sono lontani accorreranno alla vostra Corte”, qui si tratta di sviluppare unità (nella Piana Centrale) tramite attrazione, e non espansione. Tingyang parla di un “modello a vortice” che sviluppa una “potente forza centripteta”. La descrizione è interessante e rende molto vividamente l’idea: “le numerose parti che entrano a far parte del gioco non riescono a resistere all’attrazione esercitata da tale vortice e si battono l’una dopo l’altra partecipando ‘volontariamente’ al gioco in maniera concorrenziale, mentre altri partecipanti vi...
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[Alessandro Visalli] La Caccia al Cervo nella Pianura Centrale, zhúlù zhōngyuán.
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