[Assopace Palestina] Inferno vivente: il sistema carcerario israeliano come strumento di oppressione

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[Assopace Palestina] Inferno vivente: il sistema carcerario israeliano come strumento di oppressione

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di Vijay PrashadAl-Akhbar, 25 febbraio 2026.   Immagine(Amnesty International) Nel gennaio 2026, l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha pubblicato un triste aggiornamento del suo precedente lavoro, intitolato “Living Hell: The Israeli Prison System as a Network of Torture Camps” (Inferno vivente: il sistema carcerario israeliano come rete di campi di tortura). Questo rapporto documenta le condizioni terribili in cui versano i prigionieri palestinesi nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani, rivelando una brutalità strutturale che non deve essere intesa come un’ingiustizia isolata, ma come parte di un più ampio sistema di violenza ed esclusione diretto contro il popolo palestinese. Il rapporto “Living Hell” si basa sulla precedente pubblicazione di B’Tselem del 2024, “Welcome to Hell”, incorporando dati aggiornati e testimonianze di 21 palestinesi rilasciati in base agli accordi di cessate il fuoco o nei mesi precedenti. Queste testimonianze di prima mano, raccolte sotto la minaccia di nuovi arresti e intimidazioni, sottolineano che il trattamento riservato ai detenuti palestinesi non è né casuale né accidentale, ma fa parte di una politica disumanizzante che priva i prigionieri della dignità, della salute e, troppo spesso, della vita. Al centro del rapporto c’è un’accusa devastante: le prigioni e i centri di detenzione israeliani sono stati sistematicamente trasformati in una rete di campi di tortura. Secondo B’Tselem, questi spazi sono caratterizzati da abusi fisici e psicologici prolungati, sovraffollamento estremo, fame deliberata, privazione delle cure mediche e umiliazione dei detenuti. All’interno di questo sistema, uomini, donne e bambini incarcerati subiscono violenze che superano il limite della tortura come definita dal diritto internazionale. Le prove sono strazianti. Tra ottobre 2023 e gennaio 2026, B’Tselem ha identificato 84 prigionieri e detenuti palestinesi morti in custodia (tra cui un minore) in condizioni di cronica negligenza e abuso. Le autorità israeliane hanno restituito solo quattro di questi corpi alle famiglie, trattenendo i restanti, un atto che aggrava la sofferenza di chi è già in lutto. Gli abusi documentati sono molteplici e sistematici: i prigionieri descrivono percosse prolungate, tormenti psicologici, violenze sessuali, negazione dell’igiene e del cibo di base e rifiuto di fornire cure mediche adeguate. In alcuni casi, le accuse includono aggressioni sessuali con oggetti e scosse elettriche, oltre a percosse che causano lesioni permanenti. Questi resoconti sono confermati da diversi ex detenuti e sono in linea con le testimonianze raccolte da organizzazioni internazionali, suggerendo modelli che vanno ben oltre l’aneddotica. Lungi dall’essere atti di violenza accidentali da parte di guardie ribelli, il rapporto indica che questo trattamento è...

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