Steve Witkoff: Trump non si capacita che l’Iran non abbia capitolato 4 Le richieste statunitensi nei confronti delle autorità di Teheran sembrano immutate: smantellamento del programma nucleare iraniano, destrutturazione del cosiddetto “Asse della Resistenza” e drastica limitazione delle capacità militari della Repubblica Islamica. L’amministrazione esige in altri termini una capitolazione totale da parte dell’Iran, che tuttavia, come sottolineato nei giorni scorsi dallo stesso inviato speciale Steve Witkoff, tarda ad arrivare, con grande disappunto del presidente Trump che non si capacità del perché Teheran non abbia ancora soddisfatto le pretese di Washington di fronte del colossale potenziamento del dispositivo militare statunitense in Medio Oriente. Senonché, scrive il «Wall Street Journal» sulla base di confidenze rese da funzionari di alto livello di Washington, il generale Don Caine, Capo dello Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti, avrebbe messo in guardia il presidente Trump sui rischi connessi allo scatenamento di una campagna militare su vasta scala contro l’Iran. A suo avviso, ci sono buone probabilità che gli Stati Uniti rimangano impantanati in un conflitto lungo e costoso, sia in termini di mezzi che di vite umane, e che le loro basi militari vengano bersagliate dalla rappresaglia iraniana. Anche gli alleati regionali, collocati su posizioni fortemente contrarie all’intervento armato statunitensi, subirebbero pesanti contraccolpi. Le forze armate statunitensi dispongono per di più di scorte di munizioni – missili intercettori in primis – inadeguate a sostenere una campagna militare come quella che si prospetta in Iran, che da mesi riceve consegne di materiale militare da Russia e Cina. Il presidente Trump ha seccamente smentito le indiscrezioni pubblicate dal «Wall Street Journal», attraverso il consueto post sul suo profilo Truth in cui si etichetta come «false al 100%» le valutazioni attribuite a Caine. Anche il vicepresidente Jd Vance avrebbe espresso preoccupazioni riguardo ai pericoli derivanti da un possibile coinvolgimento prolungato degli Stati Uniti in un conflitto in Medio Oriente in caso di attacco. Secondo quanto riferito ad «Axios» da alcune fonti interne alla diplomazia statunitense, Vance avrebbe sollevato interrogativi sulla complessità e sulle possibili conseguenze dell’operazione, pur evitando di opporsi apertamente a un’azione militare. Il vicepresidente auspica che i colloqui si risolvano in una svolta diplomatica, anche se all’interno dell’amministrazione...Read more
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