In una email del 2012 indirizzata ad Epstein la principessa norvegese Mette-Marit scrive: «A breve le persone non saranno più in grado di riprodursi, ma immagino sarebbe una cosa fantastica, potremmo semplicemente progettarli in laboratorio» [EFTA00947189]. Sembrava che su questo contatto dell’ex finanziere pedofilo fosse già uscito tutto quello che si poteva sapere, invece il fatto che emergano nuovamente altri riferimenti all’interno dei documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano dimostra quanto il lavoro di scavo sia ancora lungo… La principessa norvegese era una delle peggiori puttane di Epstein: Oslo pronta ad abolire la monarchia?
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Ad ogni molto, senza lasciarsi suggestionare, possiamo ipotizzare che Epstein avesse parlato en passant dei suoi progetti eugenetici alla principessa, considerando anche che, in una discussione del novembre 2011, un amico di Bill Gates gli chiede se per caso costei non fosse intenzionata a “portare suo figlio in grembo” [EFTA02020770]. Questi “progetti”, che comprendevano la creazione di un laboratorio in New Mexico e finanziamenti a pioggia a diverse università, sembra che sulla lunga distanza dovessero portare a una sorta di “razza epsteiniana”, per creare la quale il magnate avrebbe fatto partorire copie di se stesso alle ragazze che aveva coinvolto nei propri traffici (i dettagli su tale piano erano usciti già l’anno scorso). Il “Progetto Lebensborn” di Epstein: creare una razza superiore “personalizzata” ingravidando venti minorenni alla volta
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Una testimonianza dell’interesse da parte della coppia Epstein nel trovare un “utero in affitto” emerge anche dal memoriale postumo di Virginia Giuffre, Nobody’s Girl (tradotto in italiano), nel quale una delle principale accusatrici di Epstein afferma che fu proprio quella richiesta a farle prendere la decisione definitiva di far perdere completamente le sue tracce ai due: «Nell’estate 2002, Maxwell ed Epstein mi spinsero verso il punto di rottura. Avevamo trascorso insieme un pomeriggio facendo snorkeling lungo la barriera corallina intorno a Little Saint James. Mentre ci asciugavamo sul pontile, notai che lui lanciava un’occhiata a Maxwell prima di sedersi accanto a me. Mi appoggiò una mano sulla schiena in un gesto d’affetto davvero inconsueto. […] Fece un respiro profondo mentre io mi chiedevo dove volesse andare a parare. Infine se ne uscì con una proposta: “Jenna, voglio che tu partorisca il nostro bambino”. Pur avendolo sentito ipotizzare di spargere il suo dna per migliorare la razza umana, le sue parole mi scioccarono. Ricordo che cercai di non battere ciglio mentre Maxwell aggiungeva i dettagli economici. “Avrai a disposizione delle tate ventiquattr’ore su ventiquattro per aiutarti,” disse, con voce stranamente allegra. “Jeffrey ti comprerà una villa a Palm Beach o a New York – a te la scelta! – e potrai contare su un assegno mensile consistente.” Se non ricordo male, menzionò la cifra astronomica di duecentomila dollari al mese. Poi vennero le condizioni: come una schiava dei giorni nostri, avrei dovuto firmare affinché Epstein e Maxwell avessero ogni diritto legale sul bambino. Io lo avrei accompagnato ovunque lui volesse, in qualsiasi momento. Inoltre bisognava mettere per iscritto che io ed Epstein non eravamo una coppia e che, se avessimo avuto “una divergenza”, il bambino sarebbe rimasto con lui. Maxwell usò proprio quella parola, come se la fine della mia relazione con lui potesse essere una separazione consensuale. Era ridicolo. Tutti sapevano che era lui a mettere fine alle relazioni con le ragazze, il contrario non capitava mai. […] Quella richiesta sfacciata mi sembrava completamente sbagliata. Non avevo la minima intenzione di mettere al mondo un bambino per farlo crescere da quei due. E se fosse stata una femmina? Epstein e Maxwell volevano che me ne occupassi finché non avrebbe raggiunto la pubertà per poi riprendersela e molestarla? Non volevo avere nessun ruolo in quella faccenda. Li avevo assecondati così tante volte, ignorando i miei desideri. Ma questa volta avrebbero potuto mettere in pericolo un’altra persona: un bambino innocente. Era troppo anche per loro». Negli Epstein Files del resto compare il “diario” di una sedicenne (uno dei documenti più inquietanti tra quelli appena desecretati [EFTA02731361]), nel quale essa afferma di aver partorito una bambina che le sarebbe stata immediatamente sottratta da Ghislaine Maxwell. Nel diario la donna parla di sentirsi una “incubatrice umana” e si chiede dove sia finita la sua neonata. Nel testo si fa preciso riferimento alla creazione di un superior gene pool e una perfect offspring, nonché alle idee eugenetiche, definite nazi-like, di Epstein. Come vedete, non siamo ancora nemmeno giunti alla superficie degli orrori compiuti da Epstein. Approfondendo i suoi legami con l’accademia e i progetti e le aziende che ha finanziato, si riuscirà forse a intuire qualcosa di più.
Source: https://www.totalitarismo.blog/epstein- ... rio-clone/
[Mister Totalitarismo] Epstein cercava uteri in affitto per partorire un proprio clone?
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