Operazione Metro Surge: l’israelizzazione degli Stati Uniti 44 L’istanza di contestazione dell’Operazione Metro Surge era stata presentata in seguito all’uccisione di Renee Good e Alex Pretti ad opera delle forze inquadrate nell’Ice, di cui il procuratore generale del Minesota Keith Ellison ha invocato il ridimensionamento numerico e una più stretta irreggimentazione alla luce della loro condotta “disinvolta”. Si parla di irruzioni in abitazioni private in assenza di mandato giudiziario, di arresti dei giornalisti che seguivano le manifestazioni di protesta, di intimidazioni sistematiche a danno di semplici cittadini. Per non parlare della inqualificabile prassi, mutuata dai marines che operavano in Vietnam tra gli anni ’60 e ’70, di lasciare carte da gioco raffiguranti l’asso di picche e recanti la dicitura “Ice” nelle auto degli immigrati arrestati. Un giudice del Minnesota afferma che, nell’ambito dell’Operazione Metro Surge, l’Ice ha violato quasi 100 ordinanze del tribunale, disattendendo più direttive giudiziarie nell’arco di un solo mese rispetto a «quante alcune agenzie federali ne abbiano violate in tutta la loro esistenza». Trump esalta i risultati dell’Operazione Metro Surge Secondo il procuratore Ellison, l’Operazione Metro Surge si configura come «un inedito abuso della Costituzione. Nessuno ricorda un momento in cui abbiamo visto qualcosa di simile». Il 5 febbraio, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha affermato che «le politiche di buon senso in materia di immigrazione del presidente Trump stanno producendo i risultati in termini di sicurezza pubblica richiesti dal popolo americano, con oltre 4.000 pericolosi criminali immigrati clandestini già arrestati in Minnesota dall’inizio dell’Operazione Metro Surge». Secondo la Leavitt, «i democratici hanno aperto le nostre frontiere e permesso a criminali spietati, tra cui assassini, stupratori, membri di gang e terroristi, di invadere le nostre comunità. Il presidente Trump sta invertendo questo orribile danno e rimuovendo queste minacce dal nostro Paese». Ha quindi spiegato che, «su indicazione del presidente Trump, l’impegno dello “Zar della frontiera” Tom Homan a ritirare le forze a Minneapolis oggi fa seguito a questi risultati e alla nuova, inedita cooperazione da parte delle autorità statali e locali del Minnesota. Impegni come quelli messi in campo nel contesto dell’Operazione Metro Surge da parte di funzionari eletti a collaborare con il presidente e le forze dell’ordine federali producono risultati straordinari che contribuiscono a garantire la sicurezza degli americani». Istituito nel 2003, in piena “guerra al terrore”, come organismo facente capo al Dipartimento della Sicurezza Interna, l’Ice si è rafforzato e progressivamente militarizzato sotto le amministrazioni Obama, Trump e Biden, beneficiando di risorse supplementari e dell’enorme spazio di manovra garantito dal Patriot Act del 2001. Nonché avvalendosi delle tecniche operative d’avanguardia messe a punto dallo Shin Bet e dall’Israeli Defense Force. Come spiega l’analista Roberto Iannuzzi, «alla base di questa collaborazione vi è un modello di “contro-insurrezione” incentrato sulla popolazione. Nel contesto israeliano, esso si traduce in una dottrina nella quale l’intera popolazione civile palestinese nei territori occupati è considerata come una potenziale minaccia, un “mare” nel quale “nuotano” i militanti». «Nel contesto americano, la popolazione palestinese viene rimpiazzata dagli immigrati, dai musulmani, dalle comunità nere e da altre minoranze emarginate». https://www.youtube.com/embed/FtckOonXn ... ure=oembed
Roberto Iannuzzi
Operazione Metro Surge: l’israelizzazione degli Stati Uniti 45 Arabista, saggista, analista geopolitico e gestore del sito «Intelligence for the People». È autore dei volumi Geopolitica del collasso. Iran, Siria e Medio Oriente nel contesto della crisi globale (Castelvecchi, 2014), Se Washington perde il controllo. Crisi dell’unipolarismo americano in Medio Oriente e nel mondo (Castelvecchi, 2017), e Il 7 ottobre tra verità e propaganda. L’attacco di Hamas e i punti oscuri della narrazione israeliana (Fazi, 2024). SOSTEGNO
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