A differenza delle cariche precedenti studiate per perforare corazze, questa versione agisce per saturazione: la miscela esplosiva penetra nelle feritoie e negli ambienti chiusi prima di innescarsi generando un’onda d’urto ad altissima pressione che annulla la protezione offerta dalle spesse mura degli edifici. Un altro pilastro fondamentale dell’aggiornamento del missile è l’incremento della portata, passata dagli originali 8-10 chilometri a 15. Questo salto tecnologico non solo aumenta la sicurezza dell’elicottero lanciatore (l’arma sia impiegabile anche dagli aerei d’attacco Sukhoi Su-25 e dai droni Orion), permettendogli di operare fuori dal raggio d’azione di molti sistemi MANPADS e droni nemici, ma suggerisce anche un affinamento del sistema di guida. Su distanze così elevate, infatti, il classico fascio laser tenderebbe a disperdersi e richiederebbe una stabilità di puntamento quasi impossibile da mantenere per un elicottero in volo; l’estensione della gittata implica quindi l’adozione di sensori più sensibili o di una maggiore autonomia decisionale del missile nella fase finale del volo. Risolvendo i limiti del vecchio puntamento laser che obbligava il pilota a rimanere vulnerabile e immobile per “illuminare” il bersaglio, la nuova variante potrebbe puntare a rendere l’attacco più dinamico e meno influenzabile da ostacoli o cortine fumogene. Grazie a queste innovazioni, il Vikhr-1 si trasforma da semplice missile anticarro in un’arma più versatile ad alta precisione capace di colpire oggetti mimetizzati e fortificazioni a distanza di sicurezza. Foto: Kalashnikov Concern Source: https://www.analisidifesa.it/2026/02/il ... ta-estesa/
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