Il “sistema Epstein”, da Bill Gates ai Rothschild 4 A Westminster, l’attenzione si concentra sulle vulnerabilità istituzionali, con sistematiche fughe di notizie sensibili che rischiano di minare la fiducia dei cittadini nei confronti della classe politica. A partire dal primo ministro Keir Starmer, che soltanto qualche giorno fa aveva dichiarato di non essere al corrente «della profondità dell’oscuro legame» intercorrente tra Epstein e Mandelson. Dopodiché, il suo governo è stato costretto a svelare il contenuto dei messaggi privati sulla nomina che coinvolgono figure di spicco di Downing Street. Compresi quelli di McSweeney, identificato da molti come una sorta di delfino politico di Mandelson. Alcuni deputati della maggioranza hanno già invocato le dimissioni del primo ministro perché indirettamente collegato al “sistema Epstein”, tra cui una sua “fedelissima” come la baronessa Hariett Harman, ex ministro e attualmente membro della Camera dei Lord. Parallelamente, l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e sua moglie Hillary, ex segretaria di Stato sotto l’amministrazione Obama, si sono dichiarati disponibili a testimoniare dinnanzi alla Commissione di vigilanza della Camera sul caso Epstein, in vista di un voto per oltraggio al Congresso per aver disatteso a un mandato di comparizione. Non è chiaro quando si terranno le deposizioni relative al “sistema Epstein”, ma sarà la prima volta che un ex presidente degli Stati Uniti testimonierà davanti a una commissione del Congresso dai tempi di Gerald Ford nel 1983. Riguardo al presidente Trump, un documento dell’Fbi pubblicato sempre nell’ambito dell’Epstein Files Transparency Act menziona le confidenze rese da una fonte confidenziale secondo cui «Trump è stato compromesso da Israele». L’impatto sull’opinione pubblica statunitense si sta rivelando piuttosto serio. Un sondaggio condotto dalla «Cnn» verso la metà di gennaio attestava che due terzi dei cittadini statunitensi riteneva che il governo federale stesse intenzionalmente nascondendo alcune informazioni cruciali sul caso Epstein, mentre solo il 16% credeva che il governo stesse impegnandosi a fondo per divulgare quante più informazioni possibili. Secondo l’analista Lucas Leiroz, «quanto è stato scoperto attesta pratiche sistematiche, organizzate e ritualizzate […]. Reti di questo tipo esistono solo quando sono supportate da una profonda protezione istituzionale. Non esiste pedofilia rituale, né tratta di esseri umani su scala transnazionale, né produzione sistematica di materiale estremo, senza copertura politica, polizesca, giudiziaria e mediatica. Questa è la logica del potere». «Le società occidentali si trovano ora ad affrontare un dilemma che non può essere risolto attraverso elezioni, commissioni parlamentari o discorsi. Come si può continuare ad accettare l’autorità di istituzioni che hanno protetto questo livello di orrore? Come si può mantenere il rispetto per le leggi applicate selettivamente da persone che vivono al di sopra di esse?», scrive Leiroz. https://www.youtube.com/embed/jpWHW3M3n ... ure=oembed
Come Carpentier de Gourdon
Il “sistema Epstein”, da Bill Gates ai Rothschild 5 Politologo, consulente e saggista francese che vive tra Europa e India con all’attivo collaborazioni con numerose testate internazionali. È autore di numerosi volumi, tra cui From India to infinity. Memories of a hundred and one moons. An Indian odyssey (Har-Anand Publications, 2016), e A shining city on a hill. Novus ordo seclorum (Har-Anand Publications, 2018). SOSTEGNO
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