[Giacomo Gabellini] La rete elettrica ucraina al collasso: passaggio chiave della guerra

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[Giacomo Gabellini] La rete elettrica ucraina al collasso: passaggio chiave della guerra

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Si è conclusa la cosiddetta “tregua energetica” annunciata pochi giorni fa dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov con l’obiettivo di creare condizioni favorevoli per i negoziati. La rete elettrica ucraina è stata bersagliata per settimane da attacchi missilistici continuativi, e sembra ridotta veramente ai minimi termini in ampie zone del Paese. Il governo di Kiev e le autorità locali hanno cercato di mitigare l’impatto dei ricorrenti blackout approntando soluzioni estemporanee, che risultano tuttavia largamente insufficienti. Le infrastrutture energetiche ucraine sono sull’orlo del collasso, con milioni di civili che rischiano di sprofondare in una catastrofica crisi sanitaria. Le caratteristiche della rete elettrica ucraina L’Ucraina, la cui base economica era costituita dall’industria pesante, ha ereditato un’infrastruttura di generazione e trasmissione di energia elettrica progettata sotto l’Unione Sovietica come una componente chiave della più ampia rete elettrica sovietica integrata. Nello specifico, la rete elettrica ucraina è costituita principalmente da una rete centrale ad altissima tensione che collega le centrali nucleari, progettata per la trasmissione a lunga distanza di energia elettrica ad alta capacità verso le principali città e la capitale, e da una rete principale a tensione minore molto più estesa che rifornisce aree urbane e industriali e interconnette tutte le altre centrali elettriche. ImmagineLa rete elettrica ucraina al collasso: passaggio chiave della guerra 4 Queste due reti sono interconnesse da otto sottostazioni principali, che gestiscono la distribuzione secondo molteplici possibili configurazioni di linea. La rete a tensione più bassa è distribuita attraverso una novantina di sottostazioni, mentre gli altri livelli di tensione dispongono di circa 40 sottostazioni aggiuntive. Ogni linea ha di serie almeno una linea parallela ridondante. Oltre a questa eredità, il continuo adattamento da parte degli ucraini, tramite decentralizzazione, importazioni dall’estero, aumento della quota di gas per il riscaldamento e rapida riparazione delle apparecchiature distrutte o danneggiate, si è finora rivelato sufficiente a stabilizzare la situazione. In altre parole, la capacità di rigenerazione e riconfigurazione della rete di trasmissione ucraina ha superato di gran lunga la capacità di distruzione missilistica delle forze russe. L’irruzione massiccia dei droni russi combinata alla materializzazione di una serie di colli di bottiglia destinati inesorabilmente a logorare le pur ragguardevolissime capacità di rigenerazione ucraine ha alterato questo equilibrio favorevole a Kiev. Risultato: la disponibilità di energia elettrica è scesa dal 47% di metà gennaio al 34,7% del 24 gennaio, a dimostrazione del crescente danno alla rete, in particolare alle sottostazioni critiche. Il resoconto fornito da Maksym Timchenko, amministratore delegato della società ucraina di gestione delle centrali elettriche Dtek, è letteralmente tragico. «Siamo sull’orlo di una catastrofe umanitaria. Le persone ricevono elettricità per 3-4 ore e poi devono subire una pausa di 10-15 ore. Abbiamo condomini senza riscaldamento da settimane», da dichiarato Timchenko. Il quale ha poi quantificato l’entità dei danni subiti dalla rete elettrica ucraina in oltre 20 miliardi di dollari. Secondo la valutazione formulata dalla società di consulenza Delwin Strategy, «al centro della strategia del comando russo per prendere il controllo dell’Ucraina c’è sempre stata la distruzione del sistema energetico, che costringerebbe rapidamente il Paese alla resa». «È inconcepibile condurre un conflitto ad alta intensità con piccole reti elettriche decentralizzate e generatori diesel. La logistica in un Paese delle dimensioni dell’Ucraina, così come i costi di un’impresa del genere, sarebbero immediatamente proibitivi». «Inoltre, l’intero settore manifatturiero ucraino, che supporta le operazioni militari, difficilmente può funzionare in questo modo. La rete parallela di caldaie (circa 18.000 unità in tutto il Paese) necessita di elettricità per funzionare: per alimentare le pompe, avviarle, ecc.; una domanda difficile da soddisfare con una moltitudine di generatori». «Sebbene sia improbabile che l’intero sistema elettrico collassi in uno scenario apocalittico, a causa del decentramento e dell’isolamento settoriale recentemente implementati proprio per evitare questa situazione, l’accumulo di danni di questo inverno indica una vittoria strategica per Mosca su questo fronte. Si tratta di un vantaggio importante nei negoziati che proseguiranno per tutto l’anno». Gli attacchi russi, intanto, sono ripresi, ma sembrano risparmiare le centrali energetiche. Forse, in base a un’intesa di massima raggiunta giorni prima in Florida tra negoziatori russi e statunitensi.
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Francesco Dall’Aglio ImmagineLa rete elettrica ucraina al collasso: passaggio chiave della guerra 5 Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023). SOSTEGNO ImmagineLa rete elettrica ucraina al collasso: passaggio chiave della guerra 6 I MIEI LIBRI https://amzn.to/3S77B0s L'articolo La rete elettrica ucraina al collasso: passaggio chiave della guerra proviene da Il Contesto.

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