Questo progetto ambizioso verrà realizzato in collaborazione con «uno dei nostri principali partner stranieri» e si inserisce in una strategia militare che punta a schierare circa 80.000 droni kamikaze entro i prossimi due anni. L’impegno della Serbia nello sviluppo di tecnologie autonome non è un fenomeno recente, come confermato dalle attività dell’Istituto tecnico militare (VTI) del Ministero della Difesa. Sotto la guida di Miodrag Milenković-Babić, le industrie nazionali hanno accelerato infatti la creazione di sistemi da attacco e ricognizione già integrati nelle locali Forze Armate. Tra le innovazioni nazionali spicca la famiglia di droni FPV denominata “Komarac” (nelle foto sopra e sotto) che include versioni avanzate dotate di cavi in fibra ottica o armate con testate specifiche e lanciarazzi RPG M-80 “Zolya”.
Accanto a questi, inoltre, la produzione di serie ha già accolto il drone “Vrabac”, mentre rimangono in fase di perfezionamento o presentazione modelli come il “Senka” (nella foto d’apertura), lo “Stršlen” e il sistema da attacco “Gavran 145” (nella foto soto). Oltre alla produzione interna, Belgrado continua a rafforzare il proprio arsenale attraverso partnership internazionali strategiche. La recente parata militare dello scorso 20 settembre ha messo in luce l’acquisizione di droni tattici “Hermes-900” e sistemi multicalibro “PULS” di fabbricazione israeliana.
Questa diversificazione delle forniture è completata dalla collaborazione con la Cina, che ha portato all’adozione del drone da ricognizione “Pegas”, un velivolo che integra ottiche ed elettronica avanzata di derivazione cinese. Tutto questo dimostra insomma come la Serbia voglia diventare protagonista nei conflitti moderni, basati sempre più sulla tecnologia, puntando sia sulla creazione di droni di produzione nazionale sia sull’acquisto dei migliori modelli prodotti all’estero. Foto: VTI Source: https://www.analisidifesa.it/2026/01/un ... in-serbia/
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