«Ci impegneremo in buona fede con i nostri vicini, dal Canada ai nostri partner in America Centrale e Meridionale, ma ci assicureremo che rispettino e facciano la loro parte nella difesa dei nostri interessi condivisi». «Laddove questo non avvenisse, saremo pronti a intraprendere azioni mirate e decisive che facciano avanzare concretamente gli interessi degli Stati Uniti». Il Dipartimento della Guerra «ripristinerà il predominio militare americano nell’emisfero occidentale. Lo useremo per proteggere la nostra Patria e il nostro accesso a territori chiave in tutta la regione». La strategia delineata dal Pentagono contiene anche un esplicito riferimento all’Europa, affermando che «la Russia rimarrà una minaccia persistente ma gestibile per i membri orientali della Nato nel futuro prevedibile». Sebbene la Russia «soffra di una serie di difficoltà demografiche ed economiche, la guerra in corso in Ucraina dimostra che essa conserva ancora profonde riserve di potenza militare e industriale». Anche se «l’Europa rimane importante, la sua quota di potere economico globale è minore e in calo sebbene siamo e rimarremo impegnati in Europa», si legge nel documento. La National Defense Strategy appena pubblicata manifesta alcune difformità rispetto al passato sia per l’enfasi posta sugli alleati, chiamati ad assumersi maggiori oneri con un minore sostegno da parte di Washington, sia per il tono più morbido nei confronti dei tradizionali rivali strategici cinese e russo. La precedente National Defense Strategy definita dall’amministrazione Biden presentava la Cina come la sfida più significativa per gli Stati Uniti e identificava la Russia alla stregua una «grave minaccia». Il nuovo corso, viceversa, invoca “relazioni rispettose” con Pechino senza menzionare Taiwan e qualifica la minaccia russa contro l’Europa orientale come «persistente ma gestibile». «Mentre le forze statunitensi si concentrano sulla difesa del territorio nazionale e dell’Indo-Pacifico, i nostri alleati e partner si assumeranno la responsabilità primaria della propria difesa, con un supporto fondamentale ma più limitato da parte delle forze americane», aggiunge la National Defense Strategy. Intanto, il conflitto in Ucraina prosegue e il gruppo d’attacco comprendente la portaerei Uss Abraham Lincoln e le cacciatorpediniere classe Arleigh Burke (dotate di missili da crociera Tomahawk e sistemi di difesa aerea Aegis), ha ormai raggiunto le acque del Golfo Persico posizionandosi minacciosamente vicino alle coste dell’Iran. https://www.youtube.com/embed/m62HISxbQ ... ure=oembed
Maurizio Boni
L’azione dell’amministrazione Trump è incoerente con National Defense Strategy 4 Generale di corpo d’armata, giornalista, saggista e collaboratore della rivista «Analisi Difesa». Ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui vicecomandante dell’Allied Rapid Reaction Corps di Innsworth, capo di stato maggiore del Nato Rapid Reaction Corps Italy di Solbiate Olona, capo reparto pianificazione e politica militare dell’Allied Joint Force Command Lisbon a Oeiras e vicecapo reparto operazioni del Comando Operativo di Vertice Interforze a Roma. È autore di numerosi volumi, tra cui L’esercito russo che non abbiamo studiato. Le operazioni militari terrestri dell’esercito della Federazione Russa in Ucraina (Il Cerchio, 2023) e La guerra russo-ucraina. Strategie e percezioni di un conflitto intraeuropeo (Il Cerchio, 2024). SOSTEGNO
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