Carney ha dichiarato che Canada e Cina sono chiamati a costruire un rapporto «adattato alle nuove realtà globali», caratterizzate delle tensioni provocate dalle iniziative dell’amministrazione Trump. Più specificamente, per il Canada si tratta di valorizzare appieno le capacità di assorbimento del promettentissimo mercato cinese, identificato come fondamentale canale di sbocco alternativo a quello statunitense. «Il Canada sta forgiando nuovi accordi in tutto il mondo per rendere la propria economia, attualmente dipendente da un unico partner commerciale, più forte e resiliente agli shock globali», aveva affermato il premier alla viglia del viaggio a Pechino. Perché il Canada guarda alla Cina Sembra dunque definitivamente archiviata la fase di alta tensione tra Cina e Canada che si protraeva ormai dal 2018, quando le autorità canadesi procedettero all’arresto di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei, su richiesta di estradizione di Washington. Una mossa inaspettata, a cui i cinesi risposero con l’arresto di due cittadini canadesi e con l’imposizione di elevatissime barriere tariffarie. La guerra commerciale che ne è scaturita ha condotto a un netto deterioramento delle relazioni bilaterali, che ora il Canada intende aggiustare sotto la guida di Carney. Quest’ultimo ha pronunciato uno sbalorditivo discorso in occasione del World Economic Forum di Davos, affermando che: «per decenni, Paesi come il Canada hanno prosperato all’interno di quello che abbiamo chiamato ordine internazionale basato sulle regole». «Abbiamo aderito alle sue istituzioni, ne abbiamo celebrato i principi, beneficiato della sua prevedibilità. E grazie a questo abbiamo potuto perseguire politiche estere fondate sui valori, sotto la sua protezione». «Sapevamo che la storia dell’ordine basato sulle regole era parzialmente falsa. Che i più forti si sarebbero svincolati quando conveniente, che le regole commerciali venivano applicate in modo asimmetrico, e che il diritto internazionale sarebbe stato applicato con rigore variabile a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima». «Questa finzione è stata utile, e l’egemonia americana, in particolare, ha contribuito in molti modi: rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile, sicurezza collettiva e strutture per risolvere le dispute». «Così abbiamo messo il cartello in vetrina. Abbiamo partecipato ai rituali e, in larga parte, evitato di denunciare il divario tra retorica e realtà. Ma questo patto oggi non funziona più». «Lasciatemi essere diretto: siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione». «Negli ultimi due decenni, una serie di crisi – finanziarie, sanitarie, energetiche e geopolitiche – ha messo a nudo i rischi di un’integrazione globale estrema. Recentemente, le grandi potenze hanno cominciato a usare l’integrazione economica come arma. Le tariffe come leva. Le infrastrutture finanziarie come coercizione. Le catene di approvvigionamento come vulnerabilità da sfruttare». «Non puoi “vivere nella menzogna” di un vantaggio reciproco attraverso l’integrazione quando l’integrazione diventa la fonte della tua subordinazione». Parallelamente, la Cina ha de facto chiuso le porte ai chip H-200 di Nvidia nonostante l’autorizzazione all’export concessa dal presidente Trump, e proibito l’utilizzo di sistemi di cybersicurezza statunitensi e israeliani nelle infrastrutture critiche nazionali. Sullo sfondo, una serie interminabile di aerei cargo cinesi è atterrata in Iran scaricando materiale ignoto, ma che si sospetta serva a porre la Repubblica Islamica nelle condizioni di difendersi al meglio da un eventuale attacco statunitense e/o israeliano. La stessa neutralizzazione del sistema satellitare Starlink da parte dell’Iran, sostengono diversi specialisti, sarebbe da ricondurre a uno sforzo concertato tra Teheran, Mosca e Pechino in cui la Cina avrebbe messo a disposizione tecnologie d’avanguardia sviluppate in previsione di un’ipotetica invasione di Taiwan. Va anche ricordato che il provvedimento introdotto a novembre, in base al quale Pechino si riservava la facoltà di porre sotto un regime di stretto controllo esportazioni e riesportazioni di terre rare prodotte e/o raffinate e/o “ricondizionate” in Cina, è soltanto sospeso e potrebbe rientrare in vigore da un momento all’altro. https://www.youtube.com/embed/5uMjMepQa ... ure=oembed
Michele Geraci
Effetto boomerang: il Canada si volge verso la Cina 25 Ingegnere ed economista con trascorsi in diverse banche d’affari. È stato direttore della sezione dedicata alla Cina del Global Policy Institute di Londra, docente di finanza presso la New York University a Shanghai e la Zhejiang University ad Guangzhou e sottosegretario al Ministero dello sviluppo economico italiano. SOSTEGNO
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