Il delitto della Dalia Nera: qualche appunto

Posted on Sep 23, 2026

Il misterioso delitto della Dalia Nera - il celebre nome con il quale i media hanno prontamente impresso in modo indelebile il nome della giovane vittima Elizabeth Short nelle cronache - da sempre rappresenta un enigma, qualcosa che tuttora procura inquietudine, sgomento… E non solo per le macabre condizioni del corpo, ritrovato all’interno del lotto vuoto di Leimert Park, a Los Angeles. Mesi fa ho avuto modo di leggere un libello in inglese, consigliatomi in Rete, a nome “Desperate Rituals” (vol. II), scritto da B. D. Salerno: proprio questo è incentrato sul delitto della Black Dalhia, esplorandolo dal punto di vista soprattutto esoterico/ritualistico/astrologico - dopotutto, anche per i non-così-addetti alla materia (come il sottoscritto), questi risvolti - analizzabil nei fatti di cronaca nera attuali come, appunto, in quelli passati - sono di enorme interesse, e tantomeno sono “messi sul tavolo” in maniera “leggera” o del tutto “inappropriata”, come vedremo.

Il corpo straziato di Beth viene ritrovato, per caso - come dicevamo - in un lotto vacante di Leimert Park, il 15 gennaio 1947. Le condizioni del cadavere sono strazianti, per chi si trova sul posto e ne è purtroppo testimone: il corpo della fanciulla è completamente nudo, tagliato nettamente a metà all’altezza della vita. Non c’è alcuna traccia di sangue, sul posto: se ne ipotizza quindi che l’omicidio è avvenuto altrove, e i resti sono stati poi successivamente lavati e ripuliti, prima di essere riposizionati. Sul viso di Elizabeth, il “sorriso di Glasgow”: un taglio profondo* da parte a parte della bocca. Segni di legature e pesanti sevizie erano chiaramente visibili.

L’autore (o l’autrice) fa un salto indietro, presentando l’interessante contesto temporale e sociale dell’epoca: durante la seconda guerra mondiale, con vasti segmenti di sesso maschile che erano per forza di cose affaccendati nel conflitto, altrettanto vasti segmenti femminili si erano trovati a sostenere, con grande flessibilità, la loro sostituzione nell’ambito del lavoro - soprattutto nell’industria - questo senza venire meno agli impegni familiari e casalinghi. Queste si resero conto - descrive l’autore (o autrice) - di aver riscoperto un sorprendente spirito di sacrificio e adattamento. Terminata la guerra, molte di queste non hanno accettato di tornare così di buon grado alle loro precedenti vite, avendo assaporato l’eccitazione di essersi trovate, per necessità, determinate davanti alle nuove difficoltà e soprattutto autonome. Molte giovani donne guardarono a ovest, spostandosi per trovare fortuna all’interno dei principali centri urbani - gli stessi che erano al contempo sede di importanti industrie belliche e non - alla ricerca della propria strada nello spettacolo e fare il fatidico boom. Questo ambiente certamente vedeva però la presenza anche di loschi individui, predatori e approfittatori, ingannatori nel midollo di giovani donne, elargitori di false promesse. Ecco: proprio alcune di queste giovani fanciulle, come Elizabeth Short/la Dalia Nera, vengono assassinate prima di lei, e proprio nei mesi precedenti. Due giovani donne, ad essere precisi - curiosamente prontamente ribattezzate Gardenia Bianca e Ibisco Rosso: quindi rosso, bianco e nero, tutti descritti come colori rituali satanici, almeno nel libro. Il fiore, altresì, non manca di significato: questo rappresenterebbe proprio la vita di una giovane donna, nell’ambito di un oscuro simbolismo.

Veniamo a sapere altre notizie interessanti: il padre finse di morire suicida, facendo trovare la propria auto vicino a un ponte, al di sopra di un fiume - di lui nessuna traccia, nè messaggi, almeno inizialmente. Spunterà fuori dal nulla, cercando di farsi riprendere dalla moglie (lasciata nel frattempo sola a crescere cinque figlie), nel patetico atto di ritornare con la coda tra le gambe dopo aver tentato, senza successo, di trovare fortuna proprio ad ovest. La moglie non accetterà di riprenderlo con sè, ma Beth sceglierà comunque di seguirlo, quando questo riprenderà la via verso occidente. Ben presto la convivenza padre-figlia andrò a rotoli: Cleo, il padre, avrà più di un disagio nel vivere con Elizabeth e con le sue abitudini e temperamento: feste, amicizie, notti brave si faranno sentire il tutto il loro peso, nella nuova sistemazione… Finché non deciderà di sbatterla fuori casa. Inizia così la nuova fase dell’esistenza di quella che diverrà tristemente nota come Dalia Nera: vivrà una vita nomadica e senza punti fissi, usufruendo di alloggi e sistemazioni provvisorie e ospitalità da parte di conoscenti e amicizie. Il libro, qui, puntualizza sul fatto che troppo e male di è detto ed è stato scritto, a proposito della giovane ragazza e di questa sua nuova instabile fase: al contrario di quanto è stato ipotizzato in alcune fonti, Elizabeth non si prostituiva: pochi rapporti anche se svariati appuntamenti e relazioni fugaci - si arriva a parlare di una qualche forma di “anomalia” ai genitali della ragazza, che avrebbe reso difficile abbandonarsi normalmente a rapporti sessuali.

Vengono descritti vari episodi di interesse, precedenti alla sua morte: tra quelli più di nota, certamente la sua relazione con il disturbato e violento criminale Dillon, il “fixer” di Hansen, suo concorrente in amore e famoso titolare di nightclubs nonché adescatore di quelle che verranno etichettate (anche dalle stesse autorità) “problem girls” - ragazze problematiche (o che danno problemi) - tramite false promesse di accesso al mondo dello spettacolo. Esistono testimonianze della presenza di Beth il 14 giugno del 1947 all’Aster Motel di Los Angeles: sdraiata su di un letto, disorientata e in compagnia dei torbidi Hansen e Dillon - il materasso totalmente intriso di sangue e feci, così come erano ricoperte di questi le stesse pareti e il pavimento della camera. Questa disturbante scena è quanto si è proposto alla vista del proprietario del motel e di sua moglie, che per non avere problemi si liberarono successivamente in maniera definitiva del materasso bruciandolo, così come diedero via l’arredamento della stanza oggetto del macabro set. Il libro tra l’altro, più avanti nelle pagine, proporrà l’ipotesi del collegamento tra il grottesco “set” così ricreato e più di un dubbio sul potenziale traffico di registrazioni snuff, per soddisfare i gusti esotici e disturbati di una certa clientela…

Trovo molto interessante che, come ci ricorda il libro, il potenziale sito dove si sarebbe consumato l’omicidio di Elizabeth - l’Aster Motel - deve ancora una volta il proprio nome a un fiore: asteraceae, medesima famiglia botanica della dalia… Ma non finisce qui: il motel era situato in “South Flower Street”, nel distretto “Los Feliz”; Beth aveva un fiore tatuato, una rosa, su di una sua coscia: lo stesso tatuaggio che venne asportato e inserito nella vagina della giovane vittima; il nightclub del poco raccomandabile suo spasimante Hansen era situato a “Florentine Garden”… A tal proposito, vale la pena citare l’abitudine di alcune correnti ritualistiche/contro-iniziatiche relativa alla rappresentazione del “Giardino della Morte”, al di sotto di un “Sole Nero”: tutta una simbologia sicuramente di effetto, che ruota attorno alla metafora floreale, potremmo dire.

Perché proprio Black Dalia/la Dalia Nera?

Si crede, erroneamente, che Elizabeth Short (nata il 29 luglio 1924, Hyde Park, Massachusetts) vestisse esclusivamente di nero, ma a quanto si evince da numerose foto questo è un altro elemento non proprio aderente alla realtà: l’etichetta di Dalia Nera è stata prontamente saldata alla vittima dai media e dalle forze di polizia dell’epoca, che in modo potremmo dire maniacale e fanatico avevano maturato questo strano chiodo fisso per rinominare le problem girls morte con nomi di fiori. Certamente Beth aveva qualcosa di etereo e intrigante, nella sua persona, con quello sguardo lontano e a tratti quasi non presente - o almeno non del tutto.

Un’ipotesi più aderente al tema ritualistico vede l’entrata di un interessante personaggio, emerso come sospettato ma solo anni dopo: George Hodel: talentuoso medico e chirurgo, di grande cultura, istruzione e intelligenza, volto noto a Hollywood anche per prestarsi a effettuare aborti in “aiuto” delle persone che “contavano all’interno di quell’ambiente”. Il figlio stesso di Hodel, ex-poliziotto, ne ha parlato nelle sue pubblicazioni sul caso, e proprio come potenziale esecutore dell’omicidio della Dalia Nera. La residenza di Hodel - la “Sowden House” - fu progettata dal figlio dello stimato architetto Frank Lloyd Wright in stile “Mayan Revival”, con un particolare gusto che sfocia nel freak/perverso. La casa su Franklyn Street era rinominata “Jaws House” e usava ospitare bizzarre feste, rituali e orge. Vale la pena ricordare che sempre lo stesso Hodel, alla fine degli anni ‘40, finì processato per lo stupro di sua figlia Tamar, dopodiché lasciò il suo Paese per un certo periodo.