L'anomalia dell'Impero Cazaro e la sua trasformazione in Mafia trasversale
Ultimamente, tra le varie cose, ho avuto la possibilità di approfondire almeno in parte un tema che personalmente mi affascina molto: quello della storia dell’impero cazaro (o kazharo), soprattutto la sua trasformazione ed evoluzione in qualcosa di differente - ma non meno potente (al contrario, vedremo) - dopo la sua caduta a opera dei Rus’ di Kiev, stanchi della pesantissima politica di tassazione e violenza propria di questo popolo nomade, con la distruzione della capitale Itil intorno al 965, portando alla sua dissoluzione entro l’XI secolo.
Aurum, l’avvocato penalista e criminologo, studioso di esoterismo, simbologia occulta e dinamiche di potere, attraverso i suoi interventi reperibili in Rete e i suoi libri - proprio ieri ho ultimato “La Matrice Occulta e Rituale degli Omicidi Mediatici”, tremendamente interessante - ha certamente aiutato all’introduzione a questo tema, con risvolti e interessanti correlazioni che possiamo individuare tranquillamente nello scacchiere geopolitico attuale.
La mafia cazara - ennesimo tema gettato come tanti, troppi altri nel calderone di comodo, quello delle teorie del complotto, come sempre avente il fine ultimo di glissare rapidamente sull’argomento, ben più che degno di essere studiato e analizzato, nelle sue varie implicazioni - viene definita braccio operativo del reale potere dietro le quinte, quello arcontico - il suo scopo sarebbe quello di procurare e generare nutrimento per queste forze parassitiche, attraverso olocausti (vedi a tal proposito Gaza, ma non solo), sofferenza, degrado e quindi corruzione di quella particolare scintilla di energia divina presente in tutti gli uomini: un costante abbassamento delle vibrazioni umane, tramite la veicolazione di dolore e perdita - vedi il ruolo della tossicodipendenza a livello globale - e sistemici traumi, come può essere appunto il testimoniare in diretta ai peggiori e più efferati atti di impunito genocidio, spregiudicato sicariato a opera dei “moralmente più elevati” e relativi indicibili abusi.
Indicativo qui citare Charles Fort, scrittore e ricercatore statunitense del paranormale - un anomalista, come meglio lo definisce lo stesso Aurum, studioso e raccoglitore cioè di tutti quei dati che, non essendo conformi e allineati alla narrazione ufficiale e accademica, semplicemente vengono nascosti sotto il proverbiale tappeto e non presi neanche in considerazione:
“Credo che siamo proprietà di qualcuno. Credo che siamo nelle mani di qualcosa. Un qualcosa è in possesso della Terra: tutti gli altri si tengono a distanza.”
In queste parole, come vedremo in seguito, c’è molto di quello che è il significato di mafia cazara - allo stesso modo, anche il libro di un altro anomalista, John Keel (celebre per le indagini sul mothman) nel suo “L’Ottava Torre” (che mi arriverà a breve), cita William Seabrook di “Adventures in Arabia”:
“Sulle vette di montagna isolate, che solcano il territorio dell’Asia estendendosi dalla Manciuria del Nord, attraverso il Tibet e la Persia, fino al Kurdistan, si snodava una catena di sette torri, e in ciascuna di queste torri sedeva notte e giorno un sacerdote di Satana, che emanando vibrazioni occulte, piegava le sorti del mondo ai suoi malvagi intenti.” Quindi l’individuazione di una qualche forza sovrumana che sembra governare gli eventi del mondo, guidando in modo sotterraneo la storia dell’Umanità da sempre. Questa che possiamo definire vera e propria manipolazione è suddivisibile in due distinte categorie: quella “buona”, pro-Umanità potremmo dire, attribuita agli Dei, e quella “cattiva”, sfavorevole quindi alla vita umana e riconducibile a entità demoniache e malvagie. A tale proposito vale la pena riportare quanto vaste siano le corrispondenze trovate in culture lontane tra loro dal punto di vista spaziale e temporale, come quelle africane e sudamericane per esempio, che presentano l’Uomo delle origini come gregge, bestiame a uso e consumo dei padroni, con tanto di richiesta di riti sacrificali umani. alcuni di questi arrivati addirittura fino al 900.
Storicamente parlando, quella dei Cazari è stata una popolazione nomade che arrivò a instaurare un vero e proprio impero in una zona geografica collocabile tra Mar Nero e Mar Caspio, comprendente quindi Caucaso e odierna Russia meridionale. Erano i signori delle steppe, proprio in quella zona di grande rilevanza strategica, in quanto cerniera tra Occidente e Oriente: imponendosi ed erigendosi a controllori e padroni di quel raccordo geografico, erano ovviamente anche padroni allo stesso tempo di tutte le principali tratte commerciali ed economiche, sulle quali esercitavano pesantissima pressione tramite imposizione di dazi e tributi a loro vantaggio. In più, erano conosciuti per la loro terribile e spregiudicata violenza, con la quale dominavano e razziavano il territorio e le altre popolazioni.
A un certo punto della storia, tra l’VIII e il IX secolo, l’elite cazara segue la via della conversione all’ebraismo talmudico, con il popolo che - almeno inizialmente - seguì solo in parte questa scelta: facendo una piccola ricerca in Rete, viene ufficialmente motivata questa specifica scelta religiosa con carattere di tipo strategico, in modo da preservare all’epoca una propria indipendenza e autonomia nei confronti dell’ascesa delle due potenze confinanti e in competizione - Califfato arabo a Sud (Islam) e Impero Bizantino (Cristiano Ortodosso) a Ovest. Entrambi infatti esercitavano costante pressione politica, culturale e religiosa sulla Cazaria, cercando di attirarla sotto la propria influenza. Bisogna però aggiungere che, nella conversione di questo tipo, vi è stato certamente anche un vantaggio di tipo economico e commerciale, dato che preesistevano comunità ebraiche come i mercanti Radhaniti, le cui rotte commerciali si estendevano dalla Cina all’Europa, passando quindi proprio per la Cazaria: la decisione di adottare la stessa religione ha sicuramente facilitato i rapporti commerciali di questo tipo, integrando l’impero in una rete commerciale già avviata e solida. In più, in Cazaria avevano trovato rifugio vasti settori della comunità ebraica in fuga dalle persecuzioni dell’Impero Bizantino, e possiamo realisticamente pensare che gli stessi abbiano apportato la propria tradizione, cultura e confessione, progressivamente, all’interno dell’Impero, fornendo così le basi per la futura e ufficiale conversione alla nuova religione di Stato. La specifica e particolare direzione talmudica della religione ebraica osservata successivamente alla conversione di Stato, è degna di nota: Aurum definisce, a ragione, quella del Talmud Babilonese non tanto una canonica religione, ma bensì un pronfondo patto - a tratti di carattere genetico - gli israeliti stessi affermano di essere “collegati” per sangue - con un’entità che lo gnosticismo storico definisce malevola in quanto arcontica. “Patto” che nel Talmud Babilonese si concretizza in Legge, che tutto vuole regolare: nello specifico, ben 613 Leggi, definite a ragione aride. Come già accennato, questo Patto ha una visione etnico-divisiva del Mondo, che suddivide a tal scopo in “popolo eletto” da una parte e semplicemente “bestiame” dall’altra, questa ultima fazione destinata a essere sottomessa ai primi. Proprio in questo frangente si assiste alla terribile fusione tra quanto caratterizzava il popolo dei Cazari prima della conversione - brutali, efferati razziatori nomadi - e dopo questa, con il relativo avvento di una nuova visione semitica e l’adorazione della principale triade semitica: El, Baal e Astarte. Baal, tra l’altro, soprattutto nella versione cartaginese, definito “mangiatore di bambini”.
Il Talmud Babilonese è profondamente intriso di questa visione religiosa semitica, ora affiancata alla preesistente crudeltà nomadica con l’aggiunta delle estrema normativizzazione imposta dal testo religioso: tutto questo infelice mix porta alla nuova creatura, una sorta di materialismo spirituale sempre attuale - non sono solo più semplici tribù delle steppe, ma emerge una mentalità mafiosa di dominio, che adesso agisce anche attraverso altre vie diverse dalla guerra, in quanto nuova struttura costruita sullo sfruttamento del ricatto, del debito, dell’ossessione legalistica.
Questa corrotta e decadente nuova forma di Impero cade per mano di quella che potremmo definire la moderna Russia, come già scritto quindi a opera dei Rus’, ben stanchi dell’oppressione tributaria e della pressione cazara, liberando così questa importante e vasta zona geografica, strategico collo di bottiglia mercantile ed economico. Qui, la storia ufficiale si limita frettolosamente a indicare la scomparsa dei Cazari, mente da quel preciso momento diventano qualcosa di diverso cambiando forma e ricostituendo l’impero perduto in una rete, capillare e presente con i propri esponenti in tutti i gangli nevralgici e di potere, in tutti quelli che sono stati definiti giustamente colli di bottiglia, che siano di natura economica, di risorse e materie prima, etc. Conoscono prima un esodo, principalmente in Crimea, Ucraina, - dove era ed è presente una forte comunità Cazara - ma anche in Polonia, nei Paesi Baltici, in Ungheria: impossibile non notare quanto l’insieme di tutti questi Paesi costituisca curiosamente la principale “culla” del segmento etnoreligioso ebraico Ashkenazita, proprio dell’Europa Centrale e Orientale. Si innestano quindi in altre comunità, diventando usurai, mercanti ma anche consiglieri di potenti, lavorando in profondità per recuperare il potere perduto per mano della Russia, nei confronti della quale viene giurata eterna vendetta e rivalsa. Non esistono più strutture di potere visibili, come un vero e proprio Stato con confini, capitale e forze armate: nasce la rete sotterranea di potere, capace di insinuarsi ovunque con la propria mafia. Scelgono di dominare con il denaro, invece che con un esercito che non possiedono più, e l’emigrazione in massa ha posto le basi per individuare nell’infiltrazione della “Rete” l’arma più potente e più pericolosa, in quanto non direttamente identificabile e contrastabile. Potremmo dire che dal cavalcare e razziare le steppe si è passati al cavalcare l’economia e la finanza, in una nuova forma di potere e dominio. Importante notare quanto questo conflitto originale, questo odio profondo e insanabile, sia presente in varie forme ancora oggi: nella guerra russo-ucraina possiamo certamente trovare la massima e più moderna edizione, in quanto al di sotto di tutti i layers geopolitici - argomentazioni sui confini, tutela di segmenti della popolazione, scoraggiamento di ulteriore espansione, giacimenti di risorse, etc. - si percepisce l’odio atavico, una frattura profondissima e quasi senza soluzione di appeseament tra le parti in causa, anche se il contesto è certamente complicato dall’intromissione di attori esterni - insomma, l’ennesimo ritorno di una vecchia partita lasciata in sospeso.
L’attuale conflitto, in questa ottica direi ciclica, è solo la nuova versione di questo secolare scontro: anche la Rivoluzione Bolscevica potebbe contenere molto di tutto questo, con l’individuazione sistematica di nuove tensioni e guerre all’interno del continente europeo, nel corso del tempo, ascrivibili a questo schema di vendetta storica.