Lo strano affaire "Ukrainian Gold Wagon"
Solo ieri ho appreso, ascoltando il sempre eccellente Gianandrea Gaiani - saggista, giornalista, analista geopolitico e militare nonché responsabile della prima rivista italiana online dedicata alla politica di difesa e sicurezza Analisi Difesa - dello strano affaire inerente due furgoni blindati ucraini diretti a Kiev intercettati in Ungheria, vicino a Budapest, il 5 Marzo 2026 - i mezzi, provenienti da una filiale austriaca della Raiffeisen Bank International, sono stati intercettati in un’area di servizio da agenti in tenuta antisommossa appartenenti al TEK - Centro Antiterrorismo - e al NAV - Amministrazione Nazionale delle Imposte e delle Dogane - che puntando le loro armi, come si vede dai video in Rete, hanno intimato alle persone all’interno di scendere dai furgoni.
Questi sono stati identificati come sette cittadini ucraini, tutti dipendenti della banca statale Oschadbank - ma tra questi anche un ex-generale dell’intelligence ucraina (SBU) e un suo vice, ex-maggiore dell’aeronautica militare. Sono stati rilasciati ed espulsi dall’Ungheria il giorno successivo, il 6 marzo 2026, e hanno fatto rientro in Ucraina.
Ma quello che rende davvero intrigante questa storia è il notevole contenuto dei blindati: 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro in contanti, 9 kg di oro in lingotti! Il valore della sola parte in oro è stato stimato in circa 82 milioni di dollari.
Budapest ha aperto un’indagine per riciclaggio di denaro, sostenendo che complessivamente, dall’inizio dell’anno, sarebbero già transitati attraverso il paese più di 900 milioni di dollari, 420 milioni di euro e 146 kg di oro diretti in Ucraina. Le autorità hanno inoltre sollevato sospetti su possibili legami con la “mafia di guerra ucraina”.
Emblematica la dichiarazione del ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó - e come dargli torto?:
“Se questa è una transazione tra banche, perché non è stata effettuata tramite bonifico bancario?”
Le autorità ucraine, dal canto loro, hanno reagito con estrema durezza, accusando l’Ungheria di un atto illegittimo. Il Presidente Zelensky ha definito l’accaduto “banditismo di Stato”, mentre il ministro degli Esteri Sybiga ha parlato di “terrorismo di Stato” e “ricatto”.
Il governo ungherese, con una legge approvata d’urgenza il 10 marzo 2026, ha disposto il congelamento dei beni per 60 giorni. L’autorità fiscale (NAV), nel frattempo, prosegue le indagini per riciclaggio, sfruttando questo tempo per valutarne l’origine e la destinazione.
Per quanto mi riguarda, oltre a confermare il clima di tensione tra l’Ungheria ai tempi di Viktor Orbán e l’Ucraina, dovuto soprattutto all’apprezzabile cocciutaggine dell’ex-leader ungherese a volersi mettere di traverso, unico caso assieme a quello altrettanto rispettabile del leader slovacco Robert Fico, nei confronti delle infinite flebo di “prestiti” e supporto militare della conigliera chiamata Europa alla stessa Ucraina per continuare una guerra già persa e inutile, questo episodio la dice lunga anche sulla vasta rete di corruzione all’interno del proxy USA vicino casa nostra.