Nuovi entusiasti coloni dall'India per Israele

Posted on Apr 27, 2026

Non si smette mai di scoprire cose nuove, si dice, ma questa notizia avrebbe davvero del surreale, se non fosse per le mostruose efferatezze che ne fanno tristemente da sfondo, a renderla più che altro grottesca.

Rilevo che le autorità dell’entità israeliana hanno finalizzato un’operazione di trasferimento e insediamento di 240 persone dall’India, conseguenza del loro essere riconosciuti ufficialmente come “ebrei indiani” appartenenti alla tribù perduta dei “Bnei Menashe”, di origine tibetana e birmana, che conobbe il processo di evangelizzazione da parte di missionari tra il XIX e il XX secolo. Leggo:

Nel 1951, a un capo tribù apparve in sogno una visione: il suo popolo sarebbe in realtà una delle Dieci Tribù perdute d’Israele, discendente dal patriarca biblico Manasse. Gli indiani accolsero con entusiasmo questa rivelazione, abbracciarono il giudaismo e scrissero alle autorità israeliane annunciando: «Ci siamo ritrovati!»

Esattamente: quella che si considera una visione ha garantito infine il lasciapassare, dopo un certo periodo di incubazione dell’accettazione “storica”, per l’accoglienza e l’insediamento di queste lontane persone in Palestina. Israele nel 2005 ha formalizzato il riconoscimento ufficiale di questa comunità, favorendone il fantomatico ritorno in quella che considerano la loro terra: nel Novembre 2025 si verifica l’approvazione da parte del governo del piano per far affluire 5.800 membri in Israele entro il 2030, dei quali questi 240 rappresentano solo un modesto scaglione.

Non posso fare a meno di chiedermi, come altri: dato che tali membri provenienti da tutt’altra regione verranno inseriti negli insediamenti illegali a Gaza e in Cisgiordania, mentre gli stessi palestinesi che ci vivono vengono massacrati ed espulsi, come si può definire la scena dei nuovi arrivati, novelli coloni?