Il dubbio della manipolazione climatica ai danni dell'Iran
Rilevo che in Iran, da pochi giorni a questa parte, circolano strane voci relative al brusco cambiamento climatico in atto nel Paese: fin troppo brusco e anomalo, per la base climatica iraniana, che ha abituato la popolazione da anni ormai alle consuete emergenze idriche e alla siccità senza fine, portando letteralmente a finire le riserve idriche in determinati momenti fino a giungere persino al vagliare l’ipotesi di spostare la capitale da Teheran, proprio per le sue carenze di acqua. Questa problematica ha portato anche gli agricoltori a protestare, tanto si temeva che la carenza idrica non fosse solo dovuta al fattore ambientale e climatico, ma anche alla reiterata malagestione da parte del governo, tanto per cambiare.
Ebbene, da poco tempo sembra che il trend meteo iraniano abbia subito non un arresto, ma un bensì un completo capovolgimento: su X circolano video, poi confermati da più fonti, che mostrano piogge intense e forti nevicate in Iran, con tanto di dighe che stanno assistendo nuovamente al loro riempimento e del rigenerarsi della vegetazione, dopo troppi anni di siccità. Le strane voci delle quali parlavo in apertura riguardano proprio l’anomalo e inatteso ritorno delle precipitazioni, del tutto fuori scala, in concomitanza con la distruzione da parte degli attacchi missilistici iraniani di importanti strutture militari USA “ospitate” nei paesi del Golfo Persico: si teme infatti che alcune di queste, nello specifico una non meglio precisata struttura di cloud seeding negli Emirati Arabi Uniti, possano aver causato per anni all’Iran danni premeditati di carattere climatico, con la netta impressione che ci si sia appropriati dell’umidità del Paese, facendo in modo (almeno fino alle distruzioni causate dalla ritorsione iraniana) che le precipitazioni si scaricassero fuori dal confine.
Anche Antonello Sacchetti ultimamente ha parlato di questa strana notizia, riportando che in data 16 Aprile, se ricordo bene, si sarebbe verificata la distruzione di questo impianto negli Emirati, con la conseguenza del ritorno dopo pochissimo tempo delle precipitazioni in Iran. Altri sono arrivati a ipotizzare che la causa di questo cambiamento sia da ricercare nella distruzione in Qatar del costoso radar di avvertimento precoce AN/FPS-132, che in qualche ha fatto venire meno il network militare di pressione climatica sull’Iran, attivo fino a quel momento, teorizzando questa forma di guerra non convenzionale nei confronti del Paese, affiancata alle altre armi tradizionali come quella economica - il regime di sanzioni prolungato - e quella sociale - il tentare di fare leva sulle fratture interne alla popolazione iraniana, non andato a buon fine. La guerra climatica certamente esiste, non è teoria: gli stessi USA ne hanno fatto uso in Vietnam, ad esempio, usando l’inseminazione delle nuvole a prolungare la stagione dei monsoni per ostacolare la logistica dei nemici (Operazione “Popeye”). Non è però chiaro nel contesto del conflitto in Medio Oriente quanto si possa trattare di un reale apparato preesistente e specificatamente ai danni dell’Iran: se da una parte il ritorno anomalo e soprattutto in così grande misura di pioggia e neve sull’Iran rappresenta più di una strana coincidenza, dall’altra potrebbe trattarsi di una conseguenza, diciamo, indiretta - sappiamo che gli stessi Emirati, da lungo tempo, investono e operano nella tecnica dell’inseminazione delle nuvole per potersi assicurare quello che in media è stato definito un +20% di precipitazioni nella loro arida regione; è possibile pensare che la comprensibile interruzione di questa tecnica, dovuta alla guerra in corso e ai relativi attacchi su suolo emiratino, abbiano per così dire rimescolato le carte del clima nella zona del Golfo, dato che spesso si è accusata la tecnica dell’inseminazione delle nuvole di sottrarre umidità e precipitazioni dai Paesi confinanti? Vale la pena ricordare che nel 2024 si diede la colpa proprio alla politica di gestione di questa tecnica da parte degli Emirati, in occasione di quella che fu una gravissima alluvione nella zona - Dubai in primis - a ulteriore conferma che andando a intaccare gli equilibri climatici naturali non si deve poi necessariamente essere sicuri di poterne avere il completo controllo.