Lo scenario di guerra all'Iran simulato nel 2002
Quanto è accaduto e sta accadendo dal punto di vista militare in Medio Oriente, nello specifico nel Golfo Persico tra USA/Israele e Iran, sembra realmente affondare le proprie radici a diversi anni fa: addirittura primi anni del 2000, dopo essere venuto a conoscenza di quello che hanno rappresentato i giochi di guerra chiamati “Millennium Challenge 2002”. Questa imponente simulazione di scenario bellico è stata la più grande mai messa in piedi fino a quel momento, durata ben 3 settimane estive dello stesso anno, con l’impiego di 13.500 militari, una lunga gestazione con 250 milioni di dollari di spesa e il fine di rendere adeguate e preparate le forze militari USA alle sfide che avrebbe presentato il futuro, in quanto questi giochi di guerra avrebbero simulato un conflitto ambientato nel 2007. Padrino della dottrina dietro a questa esercitazione è stato il neocon Donald Rumsfeld, all’epoca Segretario alla Difesa, fautore della politica di grande ammodernamento tecnologico delle forze armate USA, come da relazione “Rebuilding Americas Defenses”: viene incentivato il massiccio investimento in nuove tecnologie, vedi droni e tecnologia stealth, al fine di generare un divario schiacciante nei confronti dell’avversario. Lo stesso documento delineava per il periodo un quadro delle forze armate statunitensi decisamente carente e indebolito, ridotto anche negli stessi termini numerici e non certo in grado di tenere testa a più fronti: totalmente privo quindi di quella capacità di dispiegamento e proiezione che avrebbe poi guadagnato in seguito. Probabilmente, almeno parte di tale processo di declino delle forze armate USA si è innescato al venir meno dell’antagonista principale agli inizi degli anni 90, con la dissoluzione cioè dell’ex Unione Sovietica e del relativo processo di riassetto degli equilibri militari internazionali.
La simulazione avrebbe visto una forza militare “BLUE”, basata sulle forze armate USA ma con l’impiego di armamentario e tecnologie che si sarebbero viste sul campo solo a partire dagli anni seguenti (viene riportato il laser aviotrasportato, ad esempio), in contrapposizione alla forza armata “RED”, definita appartenente a uno “Stato Canaglia”, e (udite udite) in possesso di uno sbocco sul Golfo Persico - certamente già nel pianificare la simulazione si aveva ben chiaro il ruolo dell’Iran come antagonista, a questo punto.
Scopo della fazione BLUE era quello di annullare l’egemonia regionale di RED controllando le rotte marittime e distruggendo allo stesso tempo gli impianti di produzione di armi; da parte sua, RED - con al comando il Gen. dei Marines a riposo Paul Von Riper - doveva fare il possibile per mostrarsi all’altezza dello sbilanciato confronto usando i mezzi a propria disposizione, inferiori dal punto di vista tecnologico e militare a quelli di BLUE, ma che si teorizzava avrebbero potuto avere i Paesi di questo tipo intorno al 2007. BLUE a suo vantaggio aveva a disposizione arsenale moderno, strumenti di comunicazione, comando e controllo che non si prevedeva di schierare prima di quell’anno.
Arriviamo rapidamente alla parte interessante di questi costosissimi giochi di guerra, con RED che - intuendo bene la vocazione per la guerra preventiva di BLUE, e per scongiurare quindi la relativa invasione di terra - decide di procedere al lancio di una moltitudine di missili provenienti da piattaforme differenti: lanciatori di terra, aerei a bassa quota e navi commerciali. Contemporaneamente, un grande numero di barchini esplosivi e missili da crociera prendono di mira una portaerei e due mezzi anfibi, affondandoli. RED agisce sotto silenzio radio per evitare intercettazioni da parte dell’avanzato apparato nemico e ingegnosamente affidando lo scambio delle informazioni tra personale alla vecchia maniera: i messaggi per gestire il coordinamento degli attacchi venivano consegnati da persone in moto o tramite segnaletica manipolando le luci - una metodologia che ben si dimostra aderente allo scenario in questione, quello asimmetrico, dove azioni definibili a basso livello da parte dello schieramento meno avanzato tecnologicamente possono prendere alla sprovvista la parte meglio equipaggiata e più armata.
Come possiamo vedere, i riferimenti a quanto visto di recente in Medio Oriente sono molti, a partire dal causare grossi danni alla parte più moderna sfruttando il principio della saturazione, che sia marittima (con alto numero di droni/barchini esplosivi) o sciame di razzi/missili, in grado di rendere inefficaci le difese BLUE, che vede così annullato il proprio vantaggio tecnologico. L’esempio più calzante è certamente quello israeliano, con il tanto blasonato e avanzato “Iron Dome” - la “cupola” di protezione da missili e razzi basata su tre livelli d’intercettazione, a seconda della tipologia di vettore - andata al tappeto proprio con la saturazione dei cieli a opera di diverse tipologie di armi, unendo a questo fine droni più lenti a vettori missilistici di varia natura - magari risparmiando i modelli di punta (come gli ipersonici) per l’impiego da ultimi, in modo da confondere le difese e procurare una rapida penuria di munizionamento antiaereo, generalmente molto costoso e di lento approvvigionamento.
Von Riper e il suo team RED vinsero a mani basse, lasciando di stucco i partecipanti e gli alti gradi a supervisione dell’enorme scenario di esercitazione, dimostrando l’importanza della sua dottrina “l’intuito vince sulla tecnologia”, assieme alla capacità propria di questo genere di attore simulato di rendere decentralizzata la catena di comando e all’impiego di comunicazioni analogiche, in contrapposizione all’altro esercito rivelatosi troppo dipendente dalla tecnologia, allo stesso tempo incapace di sfruttare il proprio grande vantaggio sull’altro.
Purtroppo, anche se la successiva parte dell’esercitazione non si sarebbe dovuta verificare, in quanto il suo RED team era riuscito a colpire e affondare le imbarcazione delle armate BLUE, la classica chiamata “dall’alto” riscrisse sul momento le regole, “resuscitando” il naviglio affondato e integrando nuovamente il piano di attacco via terra, sabotando le forze di Von Riper obbligandolo a mettere allo scoperto, ad esempio, i propri mezzi e imponendo il divieto di utilizzare specifiche armi, in modo da darla vinta all’altra parte in gioco - vittoria obbligata, questa, che ovviamente mirava a giustificare tutti i massivi interventi e investimenti che i settori neocon si erano prefigurati per le forze armate USA, come abbiamo detto a ristabilire la propria egemonia militare nel globo.
Il Gen. Van Riper per protesta si dimise dal suo incarico nella grande esercitazione congiunta, redigendone successivamente una relazione - subito secretata e resa disponibile al pubblico solo di recente - dove puntualizza le ragioni che hanno reso Millennium Challenge 2002 totalmente prestabilita e non dignitosa del risultato, che ha macchinosamente visto vincere il team BLUE solo barando. Il Gen. nel suo documento insiste sulle limitazioni che sono state imposte alla sua forza in gioco, come lo sbilanciamento dell’armamentario a favore di BLUE, mentre RED è stato vincolato a risorse tecnologicamente non all’altezza della controparte, anche se ritenute realistiche; la grossa rigidità inerente le finestre temporali nelle quali poter compiere specifiche azioni; la modellazione delle risorse militari di BLUE che si era dimostrata parziale, non dando modo così di valutare per intero il targeting e gli effetti dei propri attacchi. Una sezione molto interessante riguarda l’opera dei media simulati e quindi coinvolti nello scenario di guerra, essendo questi “a favore esclusivamente” della forza BLUE, senza mai metterne in discussione l’operato, senza quindi prevederne l’impatto nelle pubbliche relazioni e nell’opinione pubblica. Oltretutto, successivamente alla fase di preparazione dello scenario, il Gen. continua riportando importanti detrazioni al proprio ruolo, in quanto è stato impedito a RED di attuare una strategia di interdizione e protezione dell’accesso al proprio quadrante - ad esempio: posa di mine prima dell’inizio della simulazione: ovviamente in questo modo BLUE ha avuto da subito posizione privilegiata. Infine, il comando di supervisione dei giochi di guerra non ha riconosciuto il grave danneggiamento/affondamento di 17 imbarcazioni del team BLUE, anche se questo era stato portato a termine con successo durante lo “sciame” di vettori missilistici del 27 Luglio, “rettificando” il risultato con un ben diverso “solo 4 navi di minore importanza colpite”, perché i modelli “non permettevano a BLUE d’intercettare i missili RED”, andando a minare completamente esito e credibilità dell’operazione. Come se non bastasse, da metà esercitazione in poi, Van Riper si è visto completamente scavalcato vedendo “ordini dall’alto” impartiti direttamente alla sua forza militare, rendendola di fatto inefficace e completamente sceneggiata.