Retorica russofoba a scuola - la deportazione come opzione percorribile

Posted on Apr 18, 2026

Adesso, un piccolo esercizio mentale: ricreate la presente scena - testo scolastico di Geografia, probabilmente delle Medie inferiori - sulla copertina, in bella vista, i marchi Rigenerazione Scuola e Sostenibilità, Progetto Orientamento, Multicultura (sic!) e soprattutto (udite udite!): Accoglienza Collaborazione Inclusione. Tutto bello, diremmo, troppo bello, e infatti non tardano ad arrivare le incongruenze con i grandi messaggi patrocinati dall’ipocrita presenza dei marchi sfoggiati in copertina… perché di testo scolastico reale si parla, a nome “Geografia Viva”, a cura della Rizzoli, edito da Fabbri, aggiungo io: esempio eccellente dell’ipocrisia e del doppiopesismo tanto in auge nel nostro civile e democraticissimo giardino quale è l’attuale Europa e Italia, nello specifico. Andiamo a pagina 241, argomento di educazione civica: “Le Repubbliche Baltiche e la Russia” (grande e assolutamente non-faziosa coincidenza, figurarsi) - nella parte superiore della pagina possiamo ammirare delle foto di giovani manifestanti delle Repubbliche Baltiche, in occasione dello scoppio del conflitto in Ucraina: tante bandierine, tanto entusiasmo - altrettanta poca coscienza e percezione a tutto tondo della condizione interna alla statualità ucraina già da diversi anni, corteggiata dagli alti quadri militari NATO in chiave anti-russa (invito a questo scopo la lettura del libro di Colantoni: “Quando l’Ucraina Invase l’Iraq”, del 2024 - oltre a chiarire quanto sia superficiale la solita retorica aggressore-aggredito in questo contesto, riporta la documentazione del colonnello ucraino Polyakov, responsabile del gruppo di contatto ucraino con gli ufficiali del Pentagono e della NATO dopo il 1992, cioè alla dissoluzione dell’URSS. Colantoni lo cita come fonte chiave per dimostrare l’integrazione precoce dell’esercito ucraino con la NATO e il controllo strategico del Pentagono sulle forze armate ucraine, in atto da diversi anni) con una guerra civile in corso e relativa repressione degli abitanti del Donbass, la zona sudorientale del paese coincidente con gli oblast’ di Doneck e Lugansk - guerra, ricordiamolo sempre, fomentata dagli USA con tanto di attori sul posto (Victoria Nuland in primis, proprio quella della telefonata intercettata con il Fuck EU!), portata avanti però anche con l’ausilio della democratica Europa e il suo elevarsi a madrina, tramite le figure dei premier (all’epoca) Angela Merkel e Francois Hollande, degli Accordi di Minsk I e II che avevano - sulla carta - il fine ultimo e apprezzabile di porre fine al conflitto interno e riconoscere un determinato status, sempre internamente all’Ucraina, dell’intero Donbass con la sua popolazione all'80% russofona.

Anche qui: tutto bello, troppo bello, e infatti gli accordi sono stati totalmente inattesi da parte ucraina, con Merkel e Hollande che poi hanno successivamente candidamente confermato che i patti del 2014 e del 2015 furono utilizzati strategicamente dall’Occidente per guadagnare tempo e permettere all’Ucraina di riarmarsi e prepararsi alla guerra, piuttosto che per raggiungere una pace duratura. Ecco un grande esempio di Occidente che come sempre si permette di auto-elevarsi a grande icona morale di democrazia e negoziato! Ecco la dichiarazione della Merkel sulle reali intenzioni degli accordi: “Gli accordi di Minsk sono serviti a dare tempo all’Ucraina. […] Tempo che ha usato per rafforzarsi, come possiamo vedere oggi. L’Ucraina del 2014-2015 non era l’Ucraina di oggi. Come abbiamo visto all’inizio del 2015 durante i combattimenti intorno a Debaltsevo, Putin avrebbe potuto vincere facilmente. E dubito fortemente che all’epoca la Nato sarebbe stata in grado di aiutare l’Ucraina come lo è oggi… Era ovvio per tutti noi che il conflitto sarebbe stato congelato, che il problema non era risolto, ma questo ha solo dato tempo prezioso all’Ucraina.” Qui di seguito invece quanto chiarito allo stesso tempo da Hollande: “Sì, Angela Merkel aveva ragione su questo punto” - ha spiegato al Kyiv Independent, con gli accordi di Minsk che “servirono a fermare la Russia per un pò. Dal 2014 l’Ucraina ha rafforzato la sua posizione militare”- ha proseguito poi l’ex presidente francese. “In effetti, l’esercito ucraino era completamente diverso da quello del 2014. Era meglio addestrato ed equipaggiato. È merito degli accordi di Minsk aver dato all’esercito ucraino questa opportunità. Inoltre, l’Europa non si è divisa e ha subito sostenuto l’Ucraina e gli Stati Uniti hanno fornito un aiuto considerevole.”

Torniamo alla pagina di educazione civica, saltiamo le solenni foto dei giovani manifestanti baltici in fermento per protestare contro quella che per loro è esclusivamente guerra unilaterale della Fed. Russia contro l’innocente Ucraina, comodamente dimentichi però dei soprusi e dei bombardamenti ai danni della popolazione del Donbass, che ha visto, secondo l’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani (OHCHR) e l’International Crisis Group, oltre 14.000 morti totali (circa 3.344 civili, il resto militari e paramilitari) nel periodo 2014-2022. Dopo una disamina storica delle tre repubbliche baltiche, completamente aderente all’attuale retorica ufficiale che trova la sua massima espressione nella russofobia più spinta e oltranzista al costo di darsi la vanga sui piedi, quello che più mi gela il sangue è il simpatico ed educativo (educare nell’accezione relativa allo Stato di Polizia: educare per inculcare, ovviamente) riquadro di riflessione e dibattito presente a conclusione, nell’angolo inferiore destro della pagina: “Una discussione sull’attualità”". Anche se ho riportato precedentemente il link alla foto della stessa, preferisco riportare il contenuto della sezione qui, per intero, nella sua magnificenza scolastica ed educativa:

“Ti proponiamo tre possibili interventi utili a ridurre le possibili tensioni dovute alla presenza di minoranze russe in Estonia, Lettonia e Lituania:

a - incentivare il trasferimento in Russia dei cittadini di etnia russa in modo che la loro presenza si riduca;

b - assimiliare il più possibile i cittadini russi, imponendo loro di fare propria la cultura locale e rinunciare a ogni legame con la Russia;

c - integrare la comunità russa, lasciando che coltivi le proprie tradizioni ma coinvolgendola il più possibile nella vita politica ed economica del Paese.

Secondo te, quale è la soluzione più saggia? Rifletti autonomamente sui vantaggi e gli svantaggi della soluzione che hai scelto e poi discutine in classe con i compagni e le compagne.”

Ora, non so cosa trovo più alienante e allucinatorio: qui, proprio davanti al naso dei ragazzini delle Scuole Elementari o Medie, si fa vistosamente presente e percorribile la strada della deportazione di un’intera comunità, che si voglia descrivere come minoranza o meno - certamente non fa alcuna differenza. Tralasciando il nauseante rimando finale compagni/compagne e la sempre presente relativa puntualizzazione sul rispetto semantico di genere, davvero insopportabile quanto inutile a mio modo di vedere, in questa sede viene tranquillamente vagliata la pulizia etnica come potenziale e legittima scelta da seguire, allo scopo di ripulire - nel caso specifico degli stati baltici, ma intendendo oltre - la società da potenziali leve che potrebbero essere utilizzate dalla Fed. Russia come (cit.) “pretesto per scatenare una guerra, come fatto in Ucraina”.