Guerre Stellari in Iraq

Posted on Apr 9, 2026

Il documentario in questione - visionabile qui - risale al 2006 ed è stato prodotto per RAI News24. Tra gli autori anche il noto Sigfrido Ranucci, vittima nello scorso Ottobre di un attentato intimidatorio tramite esplosivo piazzato nei pressi della sua abitazione.

Questo lavoro ha denunciato l’impiego di armi “esotiche”, ancora sperimentali, a scopo di “test sul campo” (non esiste “miglior” test dell’utilizzo diretto in un teatro di guerra) da parte delle forze armate occupanti USA in Iraq durante gli scontri della seconda operazione Desert Storm, nei primi anni del 2000. Stiamo parlando di sistemi d’arma funzionanti tramite direzionamento di un fascio di energia, come un laser o microonde, in modo da causare danno a distanza senza per questo produrre alcun rumore, sparare proiettili o poter vedere da cosa si è colpiti, come nel caso più canonico delle armi a energia cinetica.

L’inquietante testimonianza raccolta da un testimone iracheno, primo violinista di Baghdad, assieme a quelle dei medici che hanno soccorso vittime con tipologia di ferita “mai vista prima”, la dicono lunga sull’impiego drammatico e quasi fantascientifico di quelli che erano, soprattutto all’epoca dei fatti, sistemi di arma avveniristici e in fase di finalizzazione.

Nello specifico, si parla di un episodio in particolare: un autobus carico di persone, calcolate in più o meno trenta, nell’invertire la marcia a distanza da un check-point militare statunitense è stato colpito da qualcosa di non tangibile se non negli effetti mostruosi che ha prodotto nelle vittime all’interno del mezzo pubblico - una ventina degli occupanti fu ritrovata decapitata ed orrendamente mutilata, mancavano arti e i resti dei corpi erano sparsi addirittura anche sulla parte superiore del bus. Per terra, anche resti di metallo fuso - a questo proposito, da notare l’azione dei soldati USA che hanno inspiegabilmente poi “raschiato” il primo strato del suolo, per poi successivamente sostituirlo. Il resto del corpo delle vittime non presentava alcuna ferita da scheggia o da proiettile, come confermato anche dal personale medico dell’ospedale che ha visionato feriti e deceduti. Ulteriore particolare disturbante è il “restringimento” dei corpi dilaniati, che in qualche modo venivano compressi e rimpiccioliti fino a 1 mt - nel video si possono vedere le piccole buche, di dimensione anomala, scavate per seppellire i resti. A un anno di distanza si è venuto a sapere che all’origine del macabro attacco (contro civili, ricordiamolo) c’è stato un qualche tipo di arma a fascio di energia: potente, in grado di colpire a distanza, non visibile e senza produrre rumore. Nessun medico chirurgo iracheno si è saputo spiegare un fenomeno simile, e l’arma in grado di causarlo.

A parte il dire chiaramente, da parte dei vertici militari e politici statunitensi, che non si pongono particolari problemi alla prova “sul campo” di sistemi di arma ancora non del tutto finalizzati - a ulteriore riprova di come il test durante un vero conflitto rappresenti lo step finale prima della distribuzione ufficiale - altro tema di grande importanza nel documentario è anche quello dello sfruttamento di piattaforme ADS, cioè “Active Denial System” - comunemente chiamate “Raggio del Dolore”: questi dispositivi sono rivolti al contenimento di masse di persone, al controllo quindi dell’ordine pubblico. Per fare ciò, sfruttano i meccanismi che abbiamo già visto: emettono potenti fasci di energia, in questo caso a microonde, in grado di penetrare i primi millimetri di tessuto del corpo di un individuo causandone immediatamente grande dolore senza, allo stesso tempo, procurare ferite o morte. Ormai sappiamo che almeno sei veicoli “Project Sheriff” (vedi foto), equipaggiati con questa speciale arma deterrente, sono stati anch’essi dispiegati in Iraq. Certamente, l’avere a disposizione un’arma dal funzionamento non immediatamente tangibile come questa pone seri rischi d’impiego della stessa anche a scopo di tortura legalizzata. Oltretutto è davvero difficile immaginarne il grado di reale efficacia a scopo “deterrente” nell’ipotetico scenario d’impiego verso una folla eterogenea d’individui, tra i quali magari bambini, anziani, soggetti con quadro clinico compromesso, etc. Questo rende ovviamente non facilmente pianificabile la misura del danno potenzialmente procurabile, anche senza raggiungere l’uccisione delle vittime. Da ultimo, un inquietante interrogativo circa la reale natura operativa di quella che si è dimostrata essere un nuovo tipo di arma, ai tempi: vale la pena chiedersi se più che avere come destinazione d’uso teatri operativi esteri, questi futuristici dispositivi etichettati come “non letali” non siano in realtà progettati e impiegati per uso “domestico”, quindi all’interno dei confini nazionali, magari per gestire e scoraggiare manifestazioni di dissidenti, scenari di rivolta e conflitto interno, etc.