L'ombra dell'impiego di nuove armi in Libano
Un paio di mesi fa, quasi per caso, mi sono imbattuto in una storia direi quantomeno interessante, nel seguire varie tematiche e collegamenti raccolti all’interno di uno specifico portale web che mi capita di visionare, di tanto in tanto - i risvolti, se non proprio sorprendenti dato il tema e la natura degli attori coinvolti, sono comunque da tenere a mente, una volta di più. Oltretutto, tutto questo mi ha anche ricordato che nella pila di libri ordinatamente incolonnati per priorità di futura lettura che attende sul tavolo, esiste anche “Laboratorio Palestina” di Antony Loewenstein, direi particolarmente attinente a quello che sto per riportare.
I miei occhi si posano su di un articolo relativo a uno studio effettuato nel 2024 in Libano, a cura dei ricercatori Robert Gallagher e Chris Busby, dal titolo: “Possibile uso di arma a neutroni nell’assassinio di Nasrallah in Libano, nel 2024” - ricordiamo il brutale e sproporzionato (a dir poco) bombardamento del leader di Hezbollah, nel Settembre dello stesso anno, a opera dell’aviazione israeliana che non avrebbe esitato - anche a quanto riportato dalla testata New York Times - a impiegare fino a 80 bombe “bunker buster” - altamente penetranti e dirompenti, oltre a essere disponibili in numero relativamente limitato e molto costose - pur di assicurarsi l’assassinio del segretario generale del “Partito di Dio”. Naturalmente, per chi ha perpetrato l’ennesimo assassinio politico - tra l’altro dopo i sanguinari giorni che hanno visto degli specifici cerca-persone e altre apparecchiature fatte saltare in aria da remoto causando migliaia di feriti ma anche morti, sempre in Libano (ma non solo), a opera degli stessi spregiudicati e impuniti esecutori - il radere al suolo interi isolati abitati nel tentativo di uccidere una sola persona non è mai fonte di conflitto interiore… checché ne possano dire gli entusiasti fan delle brillanti tecniche utilizzate da IDF e Mossad, neanche si parlasse dell’ennesimo minestrone action/guerra/spionaggio cinematografico stelle e strisce (e da tempo ho più di un’impressione che si abbia per la maggiore parte una visione di comodo, un pò troppo “holliwoodiana”, di determinati attori internazionali e del presunto “livello” delle azioni operate… d’altronde, il cinema di massa gioca un grandissimo ruolo nel generare retoriche).
Una bomba a neutroni è un ordigno nucleare concepito per massimizzare l’emissione di radiazioni letali senza prevedere una detonazione esplosiva su grande scala derivante dal suo innesco, come nel caso dell’ordigno nucleare classico: l’esplosione vera e propria coinvolgerebbe un’area relativamente ridotta, misurata in 200 mt ad esempio, mentre l’area circostante non verrebbe danneggiata dalla detonazione - a farne le spese sarebbe invece qualunque essere vivente presente, che verrebbe in questo caso investito da una forte e letale dose di neutroni, decisamente penetrante e poco parabile da protezioni. Basti pensare che la teorizzazione di questa tipologia di ordigno nucleare nasce nel dopoguerra in Europa, dove se ne auspicava l’uso “non distruttivo” nei confronti degli edifici e delle industrie se l’Armata Rossa avesse tentato di espandersi verso occidente o avesse rappresentato qualunque altro tipo di minaccia per il resto dei vincitori del conflitto. Il 19 Dicembre 2024 Gallagher si reca a visitare e studiare con un piccolo team il sito dell’impatto della bomba che ha ucciso Nasrallah a Beirut. Chris Busby successivamente racconterà, in un suo articolo: “Hanno preso un contatore Geiger e hanno scoperto che il sito era significativamente più radioattivo rispetto ai normali valori dell’area. […] Mentre si avvicinavano al sito del bombardamento di Nasrallah, la lettura è aumentata costantemente […]. Le misurazioni vicine al suolo hanno rilevato un aumento dei valori. Questo dopo 84 giorni dall’esplosione. Nel 2006, una simile scoperta di radiazioni in un cratere da bomba a Khiam è stata riportata dal defunto dottor Ali Al Khobeisi, e i campioni prelevati in loco sono stati analizzati da due distinti laboratori e con due tecniche separate: è stato rilevato uranio arricchito.” Tra l’altro, leggo che uno dei due laboratori appena citati, quello di David Assinder a Bangor, è stato chiuso dall’università proprio dopo la pubblicazione di questi risultati. Busby è dell’idea che delle “nuove armi” siano state impiegate e testate in Libano dagli israeliani - nulla di strano purtroppo in quella che è più che una supposizione, dato che anche Gaza si è dimostrata essere funzionalmente “utile” per i quadri militari/industriali israeliani nel testare gli armamenti più disparati, prima di essere commercializzati e distribuiti nel mondo con la certificazione di “testati con successo sul campo”. Busby ha avuto accesso a Gaza passando dall’Egitto, tramite contatti precedenti con Al-Jazeera: ha potuto in questo modo prendere campioni da diversi crateri da impatto, che hanno poi mostrato contenuti di uranio leggermente arricchito. Ho salvato la relazione delle analisi effettuate dai due ricercatori, anche se tecnica e in lingua inglese: è raggiungibile a questo link.
Gallagher aveva appena organizzato il trasporto dei campioni prelevati dai siti del bombardamento all’associazione “Green Audit” (del quale Busby era direttore) attraverso la Francia, quando è stato ucciso mentre stava nuotando al largo della costa libanese, poco dopo che una terza serie di campioni è stata intercettata dalla dogana francese a Bordeaux per poi essere successivamente confiscata per via delle “attenzioni” che Busby si era già intestato a causa delle sue indagini - oggetto di scetticismo se non direttamente attacco da parte della comunità scientifica. Relativamente alle firme dello studio, di Robert Gallagher in realtà non si trova molto: sappiamo che era cittadino americano, viene indicato come docente universitario residente in Libano dal 2007, con un qualche ruolo all’interno dell’ambasciata statunitense. Morto nelle strane circostanze già citate, sulle quali non si trovano dettagli ma il generico “incidente con barca mentre stava nuotando”. A Beirut, prima dell’incidente, stava lavorando a questo studio sotto lo pseudonimo di “Dott. Robert Daly”. Interessante il ritrovamento di un articolo di AlahedNews, testata giornalistica libanese con sede proprio a Beirut, indicata come asset di Hezbollah (tramite il Lebanese Communication Group): link. L’articolo in questione mostra e commenta un video, apparentemente ripreso da cellulare, in cui Gallagher a detta degli autori sembra prodursi in un comizio diretto a un gruppo di giovani libanesi, dove si ha la “percezione” che l’oratore stia promuovendo quello che viene definito un “governo parallelo”, una transizione che richiama alla mente più il parlare di golpe ma in salsa soft-power, un pò alla maniera delle varie e poco spontanee rivoluzioni colorate nelle fasi di preparazione. Si cita poi l’“Eudemian Institute”, fondato e diretto dal docente assieme ad altri due nomi: David Konstan e Spencer Pack, tutti professori di New York. Pack, un economista, è un ebreo americano indicato come “pro-Israele” e anti-BDS, autore di più pubblicazioni a favore di politiche fiscali neoliberiste, del capitalismo, etc.
Chris Busby, che ha partecipato allo studio, è un ricercatore e scienziato britannico noto nell’ambiente accademico per i suoi studi relativi agli effetti negativi sulla salute derivante dall’esposizione alle radiazioni in vari scenari, nello specifico quelle originate da test atmosferici, incidenti come quelli di Chernobyl e Fukushima, l’uso di armi come quelle impiegate in Iraq e nei Balcani, il vivere stesso nei pressi di centrali nucleari. In particolare, Busby critica l’attuale sistema dei modelli di rischio applicati a questo tipo di scenari, ritenuti sottostimati e quindi non adeguati in relazione alla portata dei reali rischi derivanti dall’esposizione di basso livello. Vale la pena riportare che dopo essere giunto alla conclusione che il rischio correlato all’insorgere di patologie oncologiche era molto più alto di quello stimato dai modelli teorici vigenti, gli è stato negato l’accesso ai dati statistici su questo tipo di malattia, portandolo comunque a continuare la propria indagine “casa per casa”: rilevando statisticamente la presenza di patologia oncologica inizialmente in piccole aree, per poi essere chiamato a fare ricerche in tutto il mondo, convincendosi ancora di più della natura fortemente “sottovalutante” dell’attuale narrazione ufficiale a proposito dei rischi da esposizione e loro effetti negativi sulla salute umana.
Non troppo sorprendentemente, dopo la pubblicazione dell’articolo scritto assieme a Robert Gallagher sull’ipotesi di utilizzo di un’arma a neutroni nell’assassinio di Nasrallah, e a seguito della “morte” del collega di ricerche, Busby ha scelto di defilarsi e vivere in condizione di clandestinità in Europa Orientale.