L'inquietante affaire Mossad & 11 Settembre

Posted on Mar 28, 2026

Sicuramente ben pochi, suppongo, ricorderanno il caso definito degli “Israeliani Danzanti”, relativo al drammatico evento spartiacque della demolizione delle Twin Towers nel 2001. Gli anniversari di quel disastro umano, ambientale e funzionalmente ideologico ormai si rincorrono da tempo, e per quanto rappresenti tuttora una ferita ben aperta, che ci guarda bene dal suturare nella società americana, non è che nel resto del mondo si siano dimenticate quelle iconiche e apocalittiche immagini trasmesse senza sosta alla televisione. Probabilmente, ognuno di noi ben ricorda cosa stava facendo in quegli attimi fatali e dove, alle prime apparizioni in TV delle scritte flash “Attacco agli USA” e via dicendo.

In quelle circostanze, quello dei Dancing Israelis rimane più di un cupo mistero, di un fastidioso sospetto che regolarmente, assieme alle celebrazioni di rito per la commemorazione annuale, emerge altrettanto regolarmente in qualche angolo della vasta Rete. Prontamente de-rubricata come faccenda ascrivibile nell’infinito e strumentale calderone magico e senza-fondo delle “Teorie Complottiste” se non direttamente etichettata come l’ennesima forma di “Antisemitismo”, Dio non voglia, questa curiosa affaire dimostra una certa resilienza e come dicevo: “Dura a morire”, nonchè più che generatrice di legittimi sospetti… ma andiamo con ordine, e presentiamo questa curiosità, andando a ri-frugare tra varie pagine online ma anche sfruttando come prima pietra di posa l’interessantissimo quanto fruibilissimo libro “Enciclopedia della Politica Underground - Vol. I” di Guido Taietti, che tra le varie storie annovera anche questo accadimento.

Quelli che sono stati definiti “High Fives” o “Dancing Israelis” sono cinque sospettati di nazionalità israeliana arrestati immediatamente dopo che il primo aeroplano si era schiantato sul World Trade Center, colti appunto a ballare e festeggiare proprio nei dintorni della scena del disastroso attentato, rappresentando ovviamente da subito ben più di un’anomalia: qualcosa di totalmente scollegato dal contesto sullo sfondo, intriso delle infernali scene che si stavano susseguendo ed alle quali abbiamo assistito anche noi dall’altra parte del mondo tramite i servizi delle emittenti TV. Al momento dell’arresto si trovavano a compiere le loro grottesche celebrazioni all’interno di un parcheggio del Doric Apartment Complex in Union City, nel New Jersey, dove furono avvistati mentre erano impegnati, tra i vari festeggiamenti, anche a scattare foto ricordo e darsi il cinque, al successivo crollo delle Torri.

Almeno due dei sospettati in arresto si è scoperto poi essere membri noti del Mossad israeliano, con non meglio specificate informazioni precedenti relative all’attacco alle Torri Gemelle. Il nome degli stessi sono Sivan Kurzberg, Paul Kurzberg, Oded Ellner, Yaron Shimuel e Omar Marmari - tutti dichiararono, una volta presi in custodia dalla Polizia ed interrogati sul loro comportamento, che erano turisti israeliani in vacanza di lavoro negli USA, dove sarebbero stati dipendenti di una fantomatica ditta di traslochi: Urban Moving Systems - degne di nota le dichiarazioni di alcuni di loro, a partire da Sivan Kurzberg, alle autorità dopo l’arresto: “Siamo israeliani; non siamo un vostro problema. I vostri problemi sono i nostri problemi, i palestinesi sono il problema.” (“We are Israeli; we are not your problem. Your problems are our problems, The Palestinians are the problem."). Omer Marmari disse invece alla polizia quanto segue sul perché vedeva gli attacchi dell'11 settembre in una “luce positiva”: “Israele ora ha la speranza che il mondo ci capirà. Gli americani sono ingenui ed è facile entrare in America. Non ci sono molti controlli in America. E ora l’America sarà più severa su chi entra nel suo Paese.”. Un testimone interrogato dall’FBI dichiarò di aver visto il furgone dei sospettati già verso le 8:00am di quello stesso giorno, 40 minuti prima dell’attacco. Altra circostanza che vale la pena riportare è quella inerente Oded Ellner in possesso di quello che sarebbe stato descritto come un calzino bianco usato come sacchetto, contenente ben $ 4.700 in contanti, oltre a mappe della città con specifiche zone evidenziate. Come se questo non bastasse al legittimo far sorgere ben più che qualche sospetto sul reale ruolo dei cinque, il furgone in possesso agli israeliani era completamente sfornito del prevedibile equipaggiamento in dotazione ad una normale compagnia di traslochi che sia tale, presentando allo stesso tempo tracce di esplosivo. Su questa ulteriore inquietante scoperta, l’FBI dichiara nel suo rapporto: “Al momento del fermo del veicolo, è stata effettuata una perquisizione del furgone e delle persone a bordo. Il veicolo è stato inoltre ispezionato da un cane addestrato alla ricerca di esplosivi, che ha rilevato la presenza di tracce di materiale esplosivo. Sono stati prelevati campioni dall’interno del veicolo e inviati al laboratorio dell’FBI per ulteriori analisi. I risultati finali sono ancora in attesa.”. Complessivamente, l’FBI dichiara anche il rinvenimento di quattro oggetti correlati al potenziale uso di esplosivi, etichettati come “Campione di tessuto - Explosive Residue”, “Tamponi di Controllo - SA Gloves”, “Tamponi di controllo - Bomb Suits” e “Campioni di coperte per residui di esplosivo”. Inoltre, nello stesso van sono state trovate una VHS assieme a alcune fotografie, inviate al perito di laboratorio dell’Unità Esplosivi.

La stessa ditta Urban Moving Systems che avrebbe visto i cinque arrestati come suoi dipendenti, si è mostrata di interesse per l’FBI, in quanto la stessa agenzia federale ha concluso poi che si sarebbe trattata di una copertura fraudolenta: un’indagine sui trascorsi lavorativi della ditta in esame non avrebbe mostrato alcuna prova di incarichi professionali legittimi, che normalmente ci si sarebbe aspettato di trovare nello storico aziendale di una qualsiasi compagnia. Da evidenziare anche l’interessante dettaglio del numero stranamente alto di computers, in relazione al bassissimo numero di dipendenti dell’azienda di traslochi, oltre alla determinazione di vari nomi fittizi da collegarsi alla Urban Moving Systems ed alle sue operazioni. Un ex-dipendente della stessa ditta dichiarò quello che avrebbe detto un dipendente israeliano: “Dateci vent’anni e prenderemo il controllo dei vostri media e distruggeremo il vostro paese”. (SIC!). Quando, dopo un mese, l’FBI tornò a investigare nella sede dell’azienda in questione, si ritrovò purtroppo l’edificio e tutto il suo contenuto abbandonati dal titolare israeliano, Dominik Otto Suter, che pensò bene di volarsene via verso Israele il 14 Settembre del 2001, a due giorni di distanza dal suo interrogatorio eseguito dall’FBI. Sorprendentemente, si verrà a sapere in seguito che, almeno dal 2016, Suter ha vissuto nuovamente negli USA, nell’area di San Francisco, dove è stato - o è tuttora, magari - dipendente delle maggiori tech companies come Google e Microsoft, oltre che per una compagnia di telecomunicazioni chiamata “Granite Telecommunications”, partner questa degli ambienti militari e governativi USA, non così sorprendentemente.

Sulla scia della fantomatica Urban Moving Systems, altre ditte apparentemente dello stesso tipo sono state oggetto di indagine da parte delle autorità statunitensi, come la Classic International Movers, che ha visto l’arresto di quattro suoi dipendenti di nazionalità israeliana, del tutto in linea con quanto accaduto a proposito della prima compagnia. Lo stesso numero telefonico della Classic International Movers era riportato sul traccuino di uno dei cinque Dancing Israelis, a rendere ancora più inquietante e articolata la capillare rete di agenti stranieri israeliani, con ruolo apparentemente poco chiaro e certamente non dichiarato, su suolo americano. All’epoca la storia ebbe un certo circolo all’interno dei media nazionali, ma per la concitazione di quei momenti drammatici e certamente anche per una discreta volontà di non far emergere e approfondire troppo l’accaduto, alla fine passò molto sottotraccia, per quanto fosse (ovviamente) un episodio meritevole di un’attenta e approfondita indagine.

Per molto tempo, la narrazione ufficiale sull’accaduto dirà che i cinque sospettati - visibilmente felici di quello che stavano “ammirando” da lontano, sarebbero in realtà stati semplicemente all’oscuro dei piani dell’attentato in atto al momento dei festeggiamenti nel parcheggio, con piena visuale sulla distruzione in atto. Ex-alti quadri dell’intelligence USA, al contrario, ha dichiarato che i cinque soggetti arrestati erano nel pieno di un’operazione di sorveglianza per il Mossad, individuando nella loro ditta Urban Moving Systems di Weehawken, ovviamente, un espediente sotto il quale celarsi nella zona operativa: una società fasulla e quindi di facciata per poter svolgere il proprio incarico, su suolo straniero.

Delle ben 76 foto sequestrate dalle macchine fotografiche degli indagati, solo 14 sono state in seguito rilasciate, tutte comunque in qualità non ottimale, se non proprio fotocopie di fotocopie dei supporti originali, oltretutto anche visibilmente redatte e censurate. Le stesse foto risultato essere state tutte distrutte nel Gennaio 2014. Rapporti declassificati dell’FBI però riportano bene quanto fossero “visibilmente contenti” dell’accaduto i cinque sospetti arrestati in ogni scatto effettuato, addirittura arrivando a scattarsene con le Torri Gemelle in fiamme alle spalle. Sicuramente da citare forse il più rappresentativo scatto fotografico con soggetto ancora Sivan Kurzberg, il numero #5 del relativo archivio FOIA: con in mano un accendino, lo tiene in modo da essere allineato con le macerie fumanti delle Twin Towers sullo sfondo, come da stesse dichiarazioni di Steven Noah Gordon, ai tempi legale dei cinque israeliani, al New York Times report del Novembre 2001.

Ancora più inquietante, per quanto possibile, anche un altro particolare relativo ai rapporti formulati dall’agenzia FBI, in quanto la specifica sezione dove ci si interroga: “1. I cittadini israeliani erano a conoscenza in anticipo degli eventi al WTC e stavano filmando gli eventi prima e in previsione dell’esplosione?” (“1. Did the Israeli nationals have foreknowledge of the events at WTC and were they filming the events prior to and in anticipation of the explosion?”) è completamente redatta, facendo supporre in automatico che la risposta alla domanda non sia certo un secco NO.

Quale è stato il decorso delle indagini da parte delle autorità statunitensi in quel momento tanto delicato ed emotivamente sovvraccarico, data la gravità dei potenziali restroscena dell’accaduto? Incredibilmente quanto stranamente nullo, a quanto sappiamo: un articolo datato 2002 firmato dalla piattaforma ABC News si ricollega a una qualche forma di indagine da parte dell’amministrazione Bush sullo sconveniente episodio in oggetto, culminata però in un accordo del quale non conosciamo i dettagli, avente avuto però come straordinario risultato il rilascio dei cinque arrestati dopo 71 giorni di carcere, e loro subito successivo volo destinazione Israele. Anche se l’episodio dei Dancing Israelis ha avuto i suoi momenti di circolazione all’interno dei media, soprattutto inizialmente e per poi conoscere una successiva bonifica della quale ci si doveva certo aspettare l’attuazione, troppo poco si è parlato invece del fatto che centinaia di soggetti di nazionalità israeliana sono stati arrestati immediatamente dopo i fatti dell'11 Settembre 2001. Un servizio di Fox News Report del Dicembre 2001 riporta l’arresto e detenzione di almeno sessanta israeliani, subito dopo l'11 Settembre, dei quali la maggior parte espulsi dal Paese, ed un totale di centoquaranta israeliani detenuti in tutto il 2001 dalle autorità federali. Interessante anche l’aspetto relativo al fatto che, oltre ad aver prevedibilmente svolto servizio militare all’interno della IDF (previsto per tutti i cittadini israeliani, richiamati regolarmente per addestramento e mantenimento della corretta operatività), i soggetti arrestati erano in possesso di esperienza nel ramo d’intelligence, come ambiti lavorativi anche in compagnie israeliane specializzate nella intercettazione ambientale - alcuni dei soggetti nello specifico erano all’epoca dei fatti attivamente in servizio nei reparti militari israeliani. Da ultimo, gli stessi Dancing Israelis hanno fallito il Test della Verità, una volta chiesto loro all’epoca dell’arresto se “fosse loro compito sorvegliare il governo statunitense”.

Oltre al non dichiarato ruolo di questo vero e proprio network di spie israeliane sul territorio USA, emerso a partire dai primi 2000s (sicuramente non una novità da parte di quelli che erano, sulla carta, degli alleati statunitensi) e dei quali non conosciamo l’effettiva portata nè tantomeno l’estensione in termini temporali - da quanto andava avanti ed in quale misura? - oltre che spaziali - a quanto ammonta realmente l’entità degli agenti stranieri di provenienza israeliana all’interno degli Stati Uniti? - vale la pena soffermarsi sul dubbio inerente la potenziale conoscenza dei fatti dell'11 Settembre precedentemente a quella maledetta data, da parte proprio del network israeliano infiltrato. D’altra parte, tutte le prove di coinvolgimento israeliano nell’accaduto, oltre ad essere per così dire robuste, ad usare un eufemismo, risultano anche classified e quindi non accessibili perchè protette dal governo.

Quando fu chiesto al Primo Ministro israeliano dell’epoca, Benjamin Netanyah, come l'11/9 avrebbe influenzato le relazioni tra Stati Uniti e Israele, questo rispose al New York Times: “È molto positivo” - per poi rapidamente correggersi - “Beh, non proprio positivo, ma genererà immediata solidarietà.”. Predisse poi, proprio come aveva fatto Marmari, che gli attentati avrebbero “rafforzato il legame tra i nostri due popoli, perché abbiamo subito il terrore per tanti decenni, ma gli Stati Uniti hanno ora subito una massiccia emorragia di terrore”.. Non sazio di dichiarazioni di questo tono, sempre nel 2001, aggiunse: “So cos’è l’America. L’America è qualcosa che può essere facilmente spostata. Spostata nella giusta direzione. Non ci ostacoleranno. Non ci ostacoleranno. L'80% degli americani ci sostiene. È assurdo.”. E sempre perchè poi, alla fine, a parlare di queste cose non ci si deve mai meravigliare troppo degli infiniti collegamenti che si auto-generano, riporto qui il libro ad opera dello stesso Netanyahu, datato 1995, “Fighting Terrorism: How Democracies Can Defeat Domestic and International Terrorism.”: l’autore aveva infatti ipotizzato che “militanti” legati (guardacaso) all’Iran avrebbero fatto esplodere in futuro una bomba nucleare nel seminterrato del World Trade Center. (SIC!) Ma non finisce qui: nel 2008 il quotidiano israeliano Maariv riportò che Netanyahu aveva affermato che gli attacchi dell'11 settembre avevano portato grandi benefici a Israele. Gli fu attribuita la seguente dichiarazione: “Stiamo traendo vantaggio da una cosa, e cioè dall’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono, e dalla lotta americana in Iraq”.. Aggiungo altro sul piatto, citando una frase tratta dal documento “Rebuilding America’s Defenses”, redatto dal think-tank neoconservatore “Project for a New American Century (PNAC): “Inoltre, il processo di trasformazione, anche se dovesse portare a cambiamenti rivoluzionari, sarà probabilmente lungo, in assenza di un evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor.”.

Nessuna persona collegata a qualsiasi altra agenzia di intelligence al di fuori di Israele è stata sorpresa a festeggiare gli attacchi mentre questi si verificavano nella zona, né è stata accusata dai media mainstream di gestire una vasta rete di spionaggio all’interno degli Stati Uniti, in quel periodo, rendendo quello israeliano un misterioso quanto inquietante unicum.

Cui Prodest?