L'origine della Islamofobia funzionale
Cerchiamo adesso, dopo la prima seduta del corso di geopolitica a cura di “Il Contesto” e del suo instancabile creatore e manutentore, il rispettabilissimo Giacomo Gabellini, coadiuvato nel suo sempre più vitale lavoro dai suoi interessanti quanto selezionati (per qualità intellettuale) ospiti, di fissare bene i punti più importanti di questo inizio di percorso.
Tema iniziale ha visto la presentazione di due importanti personaggi e delle loro rispettive dottrine che hanno avuto, ed hanno purtroppo tuttora, grande capacità d’influenza nel guidare le scelte di politica internazionale occidentale dagli anni 70/80 in poi, inizialmente in chiave di contrasto alle ideologie e politiche del grande antagonista del periodo, l’Unione Sovietica, ma in seguito - dopo la dissoluzione dell’URSS, riconvertite in altra e più ampia maniera, non meno funzionali però a una certa visione occidental-suprematista del mondo e dei suoi equilibri.
Tali personaggi sono Bernard Lewis, fautore della Dottrina Lewis, e Oded Yinon, delineatore dell’infausto Piano Yinon - due personaggi dall’etica ed ascesa nel panorama geopolitico certamente discutibili, accomunati dall’origine ebraica e dall’ideologia sionista, nonché dal relativo auspicare un Medio Oriente disgregato e perennemente in fiamme.
Bernard Lewis, ebreo stanziatisi nel Regno Unito, come già detto è il creatore della omonima dottrina, formulata appositamente per legittimare la colonizzazione occidentale delle aree del Medio Oriente, giustificando in tal modo qualunque politica e intervento funzionali alla ricerca di questo obiettivo. Per Lewis il Medio Oriente vive una condizione di frustrazione e arretratezza dettata dalla sua cultura e dall’Islam. Come ben esprime l’ospite di Gabellini, Salvo Ardizzone - grande conoscitore e studioso del Medio Oriente - la presente dottrina nega ogni dignità culturale alle popolazioni arabe, cercando strenuamente allo stesso tempo la frammentazione e disgregazione sociale, etnica e confessionale per raggiungere il desiderato livello di infiammazione cronica della regione, rendendola docile e facilmente manovrabile e sfruttabile - non rappresentando più alcuna minaccia esistenziale per Israele.
La ricerca di questo tipo di conflitto interno alla regione andrebbe attuata facendo leva sulle faglie etnico-culturali e religiose, sobillando conflitti tra tribù e diverse correnti interne alle popolazioni arabe e facilitandone in tal modo la destabilizzazione e scontro intestino. Vale la pena notare, come già dovrebbe venire alla mente, quanto questa dottrina abbia teorizzato e auspicato scenari che successivamente poi si sarebbero realmente concretizzati nello scacchiere geopolitico internazionale: viene citata a tale titolo l’Operazione Cyclone da parte della CIA, negli anni 70 impegnata a equipaggiare e armare i mujaheddin in Afghanistan in funzione antisovietica, trascinando l’Unione Sovietica per ben 10 anni - dal 1979 al 1989 - nel suo personale Vietnam, certamente ulteriore passo verso la dissoluzione che si sarebbe verificata da lì a poco. In questa ottica, vediamo bene quanto andasse favorito l’integralismo - allevato - dagli USA, per diffondere il caos e richiamare l’intervento occidentale. In futuro avrebbero svolto un ruolo cruciale le madrase waabite, come continuazione dell’Operazione Cyclone, una delle tante nate dalla nera fucina targata CIA.
Annoto in questa sede un interessante episodio che viene citato, sconosciuto ai più, in modo da ricordarmene per fare una piccola ricerca sull’accaduto in futuro: l’incidente stradale di Susurluk, avvenuto nel 1996 nella omonima località turca. L’incidente provocò il decesso delle tre persone a bordo dell’auto, sicuramente un anomalo mix di personalità in quanto queste erano l’ex capo della Polizia, il leader dei Lupi Grigi e la sua compagna, considerata un’assassina al soldo della mafia turca. Sopravvisse solo il quarto occupante del mezzo, parlamentare e capo di una milizia. Lewis individua e riconosce nella Turchia un alleato funzionale al suo progetto, negando il genocidio armeno**e mettendosi a disposizione della nazione.
Acquista molta importanza la totale distorsione del significato di Jihad, per Lewis: “il terrorismo è l’inevitabile frutto della religione islamica”. A questo proposito, bisogna rilevare quanta influenza ha avuto nella teorizzazione della **Guerra al Terrore, trovando vasto e fertile terreno nell’appoggio da parte dei Neocon USA, molti dei quali muniti di doppio passaporto statunitense e israeliano. Proprio a Lewis dobbiamo infatti la massima espressione di Islamofobia e il ruolo di coltivatore e portatore di questa narrazione all’interno del pensiero collettivo occidentale: una narrazione, sappiamo, in grado di condizionare la nostra visione nei confronti di queste popolazioni e culture, superficialmente viste come pericolo dall’Occidente.
Oltre alla teorizzazione della frammentazione (potremmo dire balcanizzazione, oggi) del Medio Oriente, viene delineato anche il significato di Arco di Crisi, quindi la rappresentazione del nemico nella regione, in modo da giustificarne l’intervento e controllo.
Gli Emirati Arabi presi nella loro somma, ma dotati ognuno di proprie vedute e interessi, anche molti differenti tra loro, vedevano comunque di buon grado la disgregazione degli stati dell’area, come Iraq, Libano, Siria, etc. - pilastro di queste politiche è il Mossad israeliano, grande manovratore delle minoranze della regione, a cominciare (tanto per dirne una) dai Curdi che, come giustamente dice Ardizzone, “tanto beatificati” dall’Occidente e più volte usati (e successivamente scaricati) dallo stesso, come manovalanza nel teatro del Medio Oriente - ma anche i maroniti - i falangisti del Libano - tristemente conosciuti per la mattanza, avallata da Israele, del massacro di Sabra e Shatila, e i drusi.
Yinon, da parte sua, è stato un giornalista ebreo del Jerusalem Post, nonché alto funzionario del ministero degli esteri israeliano, nel 1982 autore di un saggio nella testata Kivunim, che ricordiamo essere stata pubblicata nel periodo 78-87 dall’Organizzazione del Sionismo Mondiale, particolare non di poco conto.
Ha avuto un grande ruolo sulle articolazioni delle politiche israeliane e statunitensi, su tutte quelle relative a Bush Jr.. Sono teorizzate e auspicate possibilità di scenari che in futuro si sarebbero puntualmente verificati, come l’invasione dell’Iraq, la guerra in Siria, la stessa nascita dello Stato Islamico / ISIS, infinitamente più funzionale, per il controllo dell’area, di Al-Qaeda.
Per la Dottrina Yinon (anno 1982), in mondo stava mutando e disintegrando (ricordiamo il periodo, piena Guerra Fredda) e l’Occidente si trovava in pericolo a causa dei paesi del Terzo Mondo e dell’Unione Sovietica: Israele era l’unico e l’ultimo luogo sicuro per gli ebrei. Serviva, a quel punto, un piano per contrastare questo pericolo globale.
Assistiamo qui alla mutazione ed evoluzione (?) d’Israele da “strumento” per assicurare la sicurezza degli ebrei a fine.
Si parla di “Nasserismo” e “Socialismo Nazionale” come dottrine prive di fondamento, in quanto i rappresentanti politici di queste correnti ideologiche si sono formate tutti nelle università e accademie militari occidentali: va da sé che il loro portato è quindi alla sorgente prodotto di qualcos’altro, pertanto esterno allo spirito originario di quelle popolazioni dell’area. Tanto più, questo, che difatti vediamo che la maggior parte di questi governi si sono poi trasformati in regimi, con il principale fine di auto-perpetuarsi e rimanere al potere. Per la dottrina Yinon, fare leva sulle faglie tribali, etniche e confessionali dei territori circostanti Israele, avrebbe portato al loro successivo crollo e quindi non avrebbero più rappresentato una minaccia. Il testo della dottrina è stato esportato e diffuso negli Stati Uniti da parte del Mossad, trovando il favore dei Neocon a partire dagli anni 80. Evidenziamo quanto siano proprio i Neocon a fungere da importante saldatura di interessi tra USA e Israele, con i già citati esponenti dotati di doppio passaporto, e che già avevano sposato grandemente le tesi di Lewis.