Pagina 1 di 1

[Assopace Palestina] I bambini nei campi profughi della Cisgiordania

Inviato: 24 feb 2026, 12:54
da RSS Feed Bot
Tra difficoltà di crescita e resilienza di Gabriella Masotta,    Psicologa, Psicoterapeuta. AssopacePalestina Milano 24 febbraio 2026.   Immagine Non solo i bambini di Gaza, vittime di uno sterminio vero e proprio da parte dell’esercito israeliano, ma anche i bambini dei campi profughi in Cisgiordania, vittime di un’occupazione brutale, devono affrontare nella loro crescita numerose sfide a causa della violenza e dell’insicurezza a cui sono esposti, dalla perdita o incarcerazione di genitori e familiari, alle condizioni di estrema povertà sociale, sanitaria ed educativa. Medici Senza Frontiere ed organizzazioni palestinesi per la salute mentale hanno osservato, per esempio, come le varie forme di prevaricazioni ed umiliazioni che colpiscono quotidianamente i bambini spesso determinino disturbi post-traumatici da stress ed altre reazioni d’ansia o depressione che facilmente comportano conseguenze anche sullo sviluppo e la vita adulta. Vedere i loro genitori derisi, maltrattati, arrestati, le case demolite, vivere la mancanza di acqua potabile e corrente, la difficoltà degli spostamenti a causa dei controlli ai checkpoint rappresentano per loro traumi quotidiani. Per non parlare degli arresti quando vengono prelevati all’improvviso, sia di notte che di giorno, e senza spiegazioni, chiusi in carcere e sottoposti a maltrattamenti e abusi per essere indotti a confessare. Un’esperienza terrorizzante. Talvolta la notte si trasforma in un incubo. I raid notturni delle Forze di Difesa Israeliane possono colpire qualunque casa sia sospettata di nascondere armi, lanciatori di sassi, membri della resistenza. E spesso anche i bambini, svegliati di soprassalto insieme ai loro famigliari, vengono interrogati da soldati minacciosi. I bambini sono, in tal modo, esposti ad esperienze traumatiche e riportano conseguenze psicologiche durature che, a volte, modellano i loro atteggiamenti per tutta la vita. Frank Roni, uno specialista di protezione dei bambini per l’UNICEF, parla di un “trauma intergenerazionale” nel vivere sotto occupazione, in cui il conflitto in corso, il deterioramento dell’economia e dell’ambiente sociale, l’aumento della violenza impattano pesantemente sui bambini che si formano una mentalità di ghetto e perdono la speranza per il futuro. I bambini e gli adolescenti sviluppano particolari sintomi di disagio psicologico, come bagnare il letto, incubi, difficoltà di apprendimento, problemi di concentrazione e di memoria e, di conseguenza, fallimento scolastico, o anche un comportamento aggressivo. Per i bambini palestinesi si parla quindi di traumi acuti, cronici ed estremi (secondo una definizione di Becker, 1995, applicabile al contesto dei campi profughi), a seconda dell’intensità, la durata e l’interdipendenza fra la dimensione psicologica individuale e quella sociale, che minano alla radice l’identità individuale e sociale delle persone (G....

Read more