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[Analisi Difesa] La Francia in ritardo nella guerra elettronica: il rapporto all’assemblea Nazionale

Inviato: 23 feb 2026, 12:12
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    Il 18 febbraio 2026, all’Assemblea Nazionale francese, due deputati di schieramenti diversi, Didier Lemaire e Thierry Tesson, hanno depositato e presentato alla Commissione Difesa un rapporto sulla guerra elettronica, approvato all’unanimità. Non è un dettaglio procedurale: è un segnale politico. Quando maggioranza e opposizione si stringono su un tema tecnico, vuol dire che dietro la tecnica c’è un allarme nazionale. Il cuore del documento è semplice e brutale: la guerra elettronica, cioè la capacità di controllare lo spettro elettromagnetico, non è più una specialità per addetti ai lavori. È la condizione che permette a tutto il resto di funzionare: vedere, comunicare, guidare, colpire, proteggersi. E proprio su questo terreno la Francia, secondo i relatori, si è lasciata scivolare indietro. La guerra elettronica è l’uso dello spettro elettromagnetico per intercettare, ingannare, disturbare o neutralizzare i sistemi dell’avversario: comunicazioni, radar, collegamenti tra sensori e armi, navigazione satellitare. È anche, in parallelo, protezione delle proprie reti e disciplina operativa: imparare a combattere quando il segnale è sporco, incerto, o quando non arriva proprio. Immagine Il rapporto lega questo dominio all’intelligence elettromagnetica, cioè alla capacità di raccogliere informazioni dalle emissioni: chi trasmette, dove, con quali apparati, con quale ritmo. È la guerra delle tracce invisibili: si vince spesso prima della prima esplosione, quando l’avversario scopre che i suoi sistemi non rispondono più. L’esperienza ucraina viene letta come un laboratorio spietato. Disturbare la navigazione satellitare e le comunicazioni significa ridurre l’efficacia di droni, munizioni guidate e collegamenti di comando. E poi c’è la novità che cambia il gioco: droni collegati tramite fibra ottica, difficili da contrastare con il disturbo radio. Non è solo un’innovazione tecnica, è la dimostrazione che ogni contromisura genera una contro-contromisura, e chi resta fermo diventa bersaglio. Nel Medio Oriente, il rapporto indica un’altra regola pratica: prima si spegne la vista del nemico, poi si manovra. Neutralizzare radar e sensori diventa il primo passo per aprire corridoi d’azione, disarticolare la difesa aerea, imporre la propria libertà di movimento.   La Francia in ritardo, soprattutto sul mare Il punto più duro riguarda il settore navale. È lì che, secondo i relatori, la Francia è più esposta. Non per mancanza di qualità complessiva, ma per l’inadeguatezza rispetto a minacce che evolvono più velocemente dei cicli industriali. Le incursioni di droni su siti sensibili come la base dell’Île Longue non sono solo episodi di cronaca: diventano un simbolo. Un’infrastruttura legata alla deterrenza non può permettersi routine di vulnerabilità. Se un drone può osservare, domani può designare, dopodomani può colpire o guidare un attacco. E se il disturbo radio tradizionale non basta contro certe tecnologie, la questione non è “aggiungere un apparato”, ma ripensare l’intero dispositivo di protezione. Da qui discende un problema operativo: in mari contesi, dal Mediterraneo fino all’Indo-Pacifico, la superiorità non si misura più solo in navi e missili, ma nella capacità di sopravvivere in un ambiente elettromagnetico ostile, dove l’avversario prova a spegnerti il cervello prima ancora di affrontarti sul piano fisico.   Sovranità industriale: la dipendenza che diventa rischio strategico Il rapporto...

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