Inoltre, Germania e Polonia sono le due nazioni che, nel contesto europeo, investono più risorse nell’ammodernamento delle forze terrestri e aspirano a esercitare un ruolo di leadership militare sul fianco orientale della NATO. Affidare loro la guida del comando operativo più direttamente proiettato su quel teatro ha dunque una logica di coerenza geografica e strategica. Analogamente, è tutt’altro che sorprendente che l’Italia assuma il comando di JFC Napoli: la nostra nazione guarda naturalmente al Mediterraneo, al Nord Africa e ai Balcani, regioni che rientrano pienamente nell’area di responsabilità di quel quartier generale. L’area di responsabilità del comando di Norfolk comprende l’Atlantico settentrionale e l’Artico. Ma il riassetto dei comandi operativi non è stata l’unica mossa di disimpegno americano annunciata in questo periodo. A gennaio 2026, Washington aveva già comunicato la decisione di non sostituire circa duecento posizioni di personale statunitense operante in settori considerati “di nicchia” dell’architettura NATO: i trenta Centri di eccellenza, il NATO Intelligence Fusion Centre in Gran Bretagna, e il NATO Special Operations Headquarters (NSHQ) a Mons (Belgio). Il messaggio agli alleati europei appare chiaro: assumetevi maggiori responsabilità operative e colmate i vuoti lasciati dalle posizioni americane non rinnovate. Una scuola di pensiero per il burden sharing La ristrutturazione dei comandi NATO non è un episodio isolato, bensì l’applicazione concreta di una visione strategica che da anni sta guadagnando terreno nei circoli della politica estera americana. Già nel maggio 2021, Stephen M. Walt, professore alla Harvard Kennedy School e teorico di spicco della scuola realista delle relazioni internazionali, aveva delineato in un articolo su i contorni di quello che definiva un modello di egemonia offshore, vale a dire una riconfigurazione strutturale...Read more

