[Mister Totalitarismo] L’impero transumanista di Epstein: tutto ciò che emerso finora dai Files
Inviato: 18 feb 2026, 16:00
In questi giorni ho preso una pausa dagli Epstein Files per cominciare a unire i puntini piuttosto che citare l’ultima “scoperta” per acchiappare click. L’ultima tranche delle comunicazioni private di Epstein pubblicata dal Dipartimento di Giustizia americano consente già di tracciare collegamenti importanti senza farsi suggestionare. Di conseguenza pubblicherò articoli mirati a costruire il contesto degli scambi e delineare il network del finanziere. Senza voler polemizzare, noto en passant che i giornalisti italiani sono ancora alla fase di “ricerca delle paroline”, poiché evidentemente non sono in grado di utilizzare altri strumenti (quindi per il momento dobbiamo sorbirci articoli tipo “Epstein a Milano” o “Epstein a Bologna”, che fanno molto folklore ma non dicono nulla). Ringrazio tutti quelli che hanno fatto una donazione, è molto utile in questo periodo anche per “comprare tempo” e approfondire e affinare le ricerche. Veniamo a un punto importante: il transumanesimo. Dai Files risulta che Epstein fosse costantemente attorniato da esperti nel campo della genetica: per esempio, uno dei suoi contatti principali era George Church, decano della Harvard Medical School, pioniere di metodi di sequenziamento genomico (i suoi laboratori sono stati i primi a dimostrare l’uso efficace della tecnologia CRISPR, editing genomico che agisce come una “forbice molecolare”, in cellule umane e cellule staminali). Church tra il 2005 al 2007 ha ottenuto finanziamenti per un totale di 686.000 dollari da una Fondazione no-profit di Epstein e anche dopo la condanna per prostituzione minorale di quest’ultimo, in conseguenza della quale Harvard ha proibito di accettare qualsiasi donazioni dirette dal soggetto, il professore ha continuato a ricevere aiuti in forma “privata”. Questo tipo di figure era al centro di una complessa (ma neanche troppo) attività di trasferimento fondi fra i trust di Epstein, le filiali dei Rothschild e le aziende specializzate in sperimentazione genetica. Da una parte c’erano le società del magnate come la Southern Trust Company Inc. (registrata alle Isole Vergini) o la Zorro Management, legata al ranch-laboratorio di Epstein nel New Mexico e gestita formalmente dal lugubre affarista Leon Black (accusato nei Files di ferocia inaudita verso ragazzine), a capo di Apollo Global Management (una delle più grandi società di private equity al mondo), il quale movimentava per conto di Epstein centinaia di milioni di dollari [EFTA00080260]. Anche se su carta la Southern Trust figurava come società dedita -letteralmente- a DNA analysis, da suoi registri, nonostante riportino profitti annui milionari, emergono solo attività da veicolo finanziario offshore. Tramite queste entità di facciata, i fondi di Epstein giungevano dappertutto (è in questo contesto che emergono le “consulenze” di Ariane de Rothschild o dell’ex consigliera di Obama Kathryn Ruemmler), in particolare instradati all’Edmond de Rothschild Group di Ginevra (il referente è Benjamin de Rothschild) e poi girati ad aziende orientate alle ricerche che interessavano al “filantropo”. Si parla, per esempio, di 6 milioni e mezzo di dollari ad Harvard, in particolare al Program for Evolutionary Dynamics (PED), diretto dal suo sodale Martin Nowak, al Santa Fe Institute (collegato allo Zorro Ranch), al Machine Intelligence Research Institute (MIRI) che all’epoca si chiamava Singularity Institute for Artificial Intelligence, alla World Transhumanist Association (ora ribattezzata per convenienza Humanity+), e di 100.000 dollari a Ben Goertzel, informatico di quel giro newyorchese che negli anni ’90 si intersecò con gli obiettivi di Unabomber (ma non allarghiamoci troppo). Oltre ai pezzi grossi del Big Tech (come l’onnipresente Peter Thiel, che merita un capitolo a parte, ma che in questo caso “partecipa” tramite la sua Valar Ventures), e personaggi legati al giro di George Church, come Joseph Dakaria (destinatario di una fattura da 200.000 dollari per le ricerche su cellule staminali modificate con la CRISPR), emergono altre strutture più oscure, come la DaCart Capital, un fondo di San Francisco (del quale compare un intero PowerPoint per gli investimenti nei Files [EFTA02295528]), che si propone esplicitamente di dirottare le risorse messe a disposizione dagli oligarchi russi nei “centri di innovazione” in ambito biotecnologico della Silicon Valley. Tra i progetti proposti, l’uso terapeutico di virus modificati e inserimento di geni terapeutici umani nelle cellule germinali delle galline: esperimenti di routine in tutti i laboratori del mondo, ma lascia perplessi che che queste strutture risultino inglobate nel cosiddetto Epstein Institute, espressione metaforica con cui si indica una struttura fatta di reti accademiche e aziende biotech al riparo da occhi indiscreti, sostenuta da investimenti privati su specifici campi di ricerca.
Altro “soggetto” ancor più perturbante è la BioHebe, società coordinatrice di aziende biotech specializzate in “terapie geniche” la quale non esiste sulla carta ma risulta ancora gestita da una collaboratrice di Epstein, Christina Galbraith, addetta alle sue “pubbliche relazioni” (come il “monitoraggio” delle pagine Wikipedia che lo riguardassero). All’elenco poi si aggiunge la Editas Medicine, fondata nel 2013 dal solito George Church con Feng Zhang e Jennifer Doudna allo scopo di commercializzare l’utilizzo della CRISPR. In un report sull’azienda inviato ad Epstein da un uomo della J.P.Morgan, si evince, oltre al fatto che la start-up avesse già ricevuto 120 milioni di dollari di finanziamenti da Bill Gates tramite Boris Nikolic (uno della cerchia più interna dei contatti del finanziere), come essa fosse attenta ai risvolti etici di questa sperimentazione (excusatio non petita?) [EFTA00635886]: «La tecnologia CRISPR è già stata utilizzata per modificare i genomi di piante e animali, ma questa facilità d’uso ha anche sollevato seri interrogativi etici. Una delle pioniere del settore, Jennifer Doudna dell’Università della California, Berkeley, e molti altri hanno chiesto una moratoria sull’uso di CRISPR-Cas9 per modificare la linea germinale umana – apportando modifiche a spermatozoi, ovuli ed embrioni che verrebbero poi trasmessi alle generazioni future – e hanno messo in guardia contro l’alterazione degli esseri umani per motivi non medici». Per riprendere le fila del discorso, Epstein si configura come intermediario finanziario disposto a investire centinaia di milioni di dollari tramite uno dei più grandi fondi di private equity di Wall Street, una banca Rotschild e i “capitalisti di ventura” della Silicon Valley, in progetti riguardanti l’editing genetico. Allargando la prospettiva, da questo network emerge un altro accolito di Epstein, il suo urologo personale Harry Fisch, il cui nome finora è saltato fuori solo come fornitore del suo paziente di farmaci contro la disfunzione erettile, nonché “iniziato” ai codici utilizzati dalla cricca per riferirsi quasi certamente a vittime di abusi sessuali (pizza & grape soda). Si dà il caso tuttavia che il dottor Fisch, oltre a fare avanti e indietro dalle residenze di Epstein (dove incontrava, non si sa a che titolo, personaggi come il sunnominato Leon Black, il “guru” Deepak Chopra e Woody Allen, e ogni tanto prenotava pure un “barbiere”, forse un altro codice…), lo metteva in contatto con altri luminari nel campo della fertilità, come l’urologo newyorchese Darius A. Paduch, guarda caso condannato nel 2023 per violenze sessuali su centinaia di pazienti (bambini compresi), con la scusa di “trattamenti medici”: anche questo è un capitolo a parte del disgustoso giro di Epstein, ma chi vuole può fare due più due cercando informazioni sul soggetto. Qui ci interessa stabilire che il magnate pedofilo chiedesse ripetutamente a Fisch di sviluppare contatti con “specialisti di fertilità maschile” che evidentemente non gli servivano solo a procurargli qualche pillolina, ma voleva integrare nella sua rete “scientifica”. Torniamo a Martin Nowak, il biologo di origine austriaca che ad Harvard aveva appunto costituito una filiale dell‘Epstein Institute fornendo al “mecenate” non solo i passe-partout per accedere ovunque, ma anche un ufficio personale in cui intrattenere incontri con giovani donne. Uno degli esempi del suo ruolo di coordinatore e tuttofare nell’ambito specifico che stiamo trattando è la capacità di Nowak di far incontrare Epstein con chiunque egli desiderasse: per esempio, nel maggio 2018 Epstein è invitato a incontrare Caleb Harper (definito the plant guy, un ricercatore del MIT Media Lab per la sperimentazione di tecnologie in campo agricolo tramite il progetto Open Agriculture), Gary Gensler (banchiere che ha in mente una Digital Currency Intiative), Joscha Bach (cognitivista tedesco esperto di IA) e il solito Larry Summers. Tuttavia, il finanziatore chiede a Nowak di metterlo in contatto con Leonid Peshkin, ricercatore in biologia dello sviluppo, e subito “Martin” gli organizza un tête-à-tête in giornata [EFTA00473371]. In un altro round di incontri (ottobre 2018) Nowak introduce a Epstein Kamila Naxerova (esperta in genomica del cancro) e John de la Parra (legato alla Open Agriculture Initiative di cui sopra). Come sempre, la serie di meeting si conclude con una bella cena in compagnia di Larry Summers. Tutto ciò non è per “sparare” nomi a caso, ma per comprendere come tutti gli interessi di Epstein mirassero in una direzione ben precisa. Il fatto che egli abbia chiesto con insistenza di incontrare Leonid Peshkin potrebbe riguardare, per dire, la sua partecipazione al programma Genome in a Bottle, atto alla creazione di genomi di riferimento certificati per verificare l’accuratezza delle tecnologie di sequenziamento del DNA. Un altro dettaglio su questa “passione”, che può sembrare pittoresco e invece è piuttosto significativo, riguarda la lunga frequentazione di Epstein con Anne Wojcicki, ex moglie del cofondatore di Google Sergey Brin (per cui lavorava anche la sorella Susan) e proprietaria di 23andMe, la più nota azienda americana nei test del DNA. Epstein incontra spesso la Wojcicki in eventi pubblici organizzati dall’agente letterario John Brockman (ma una vittima sostiene che di averla vista anche sulla famigerata “isola”) e non solo è un cliente affezionato della 23andMe, ma indirizza verso i suoi servizi anche l’emiro di Dubai, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, che si rivolge all’azienda con la falsa identità di “Rashid Epstein” (sic!) [EFTA02224487]. Veniamo però alla “pistola fumante” sui progetti eugenetici di Epstein: alla fine di luglio 2018 egli entra in contatto con Bryan Bishop, imprenditore con interessi nel biohacking (qualsiasi cosa voglia dire) e nelle criptovalute, che gli presenta il suo Designer Baby Project, un piano volto apertamente alla clonazione umana. Bishop si sincera sulla massima riservatezza del possibile finanziatore e vuole mettersi d’accordo sugli “obiettivi”. Epstein dice di non aver alcun problema a investire, semplicemente non vuole che il suo nome compaia da nessuna parte, e l’interlocutore comprende al volo, affermando quanto segue [EFTA01004841]: «Sembra che tu possa essere il primo investitore, a patto che venga mantenuto l’assoluto anonimato. Ho sempre pensato alla necessità dell’anonimato per i neonati: non possiamo identificare pubblicamente chi sono, né i loro genitori o benefattori, altrimenti il bambino verrebbe trattato dai media come un fenomeno da baraccone. Quindi ho sempre dato per scontato che l’investitore avrebbe avuto bisogno dell’anonimato assoluto per questo tipo di prodotti (sic)». Il 2 agosto 2018 Epstein viene dunque invitato a una videoconferenza appunto dal titolo Designer babies che non lascia troppi equivoci sull’obiettivo di editing genetico a scopo riproduttivo, con possibili “implementazioni” pratiche [EFTA00478987]. Se servisse qualche altra conferma, essa è offerta ancora dallo stesso Bryan Bishop in un’email di tre giorni dopo, nella quale manda ad Epstein un “preventivo” su come verranno utilizzati i fondi per creare “bambini su misura” [EFTA01003966]: «In allegato il documento che hai richiesto, il foglio di calcolo per l’utilizzo dei fondi per l’azienda di bambini su misura e clonazione umana. Questo condurrà oltre la fase di “biologia fai-da-te” autofinanziata e alla prima nascita di un bambino su misura, e possibilmente di un clone umano, entro 5 anni. Una volta ottenuta la prima nascita, il mondo non sarà più lo stesso, così come il futuro della specie umana. Il documento allegato mostra circa 1,7 milioni di dollari all’anno per 5 anni, più 1 milione di dollari per l’allestimento del laboratorio. […] Se ti pare una stima ragionevole per arrivare alla prima nascita, apprezzerei molto qualsiasi tuo riscontro. Sarò in Lituania dal 7 al 14 agosto e probabilmente non sarò raggiungibile durante quel periodo». “Non c’è fretta”, risponde Epstein. Evidentemente l’unico problema “etico” (al di là dei “seri interrogativi” che quelli della Editas Medicine, come abbiamo visto, fingevano di sollevare) che si pone è quello di strutturare il progetto in modo che il finanziatore non possa risultare in alcun modo formalmente responsabile dei risultati. A fine agosto 2018 dunque Bryan Bishop tiene aggiornato il papabile patrocinatore inviandogli alcune segnalazione di studi sotto la dicitura crazy plant stuff (riferimento all’interesse per la manipolazione genetica anche in ambito botanico) e promette altri riferimenti specifici “sui miei progetti di editing genetico“. Epstein in precedenza gli aveva scritto solamente “Mi piace: impiantare l’embrione, aspettare 9 mesi”, probabilmente riprendendo una discussione che avevano avuto a tu per tu. In ogni caso, Bishop invia a Epstein alcuni “aggiornamenti”, in particolare lo avvisa che un “dilettante nel Mississippi ha effettuato test di modifica dello sperma umano” e che invece lui sta “procedendo con ulteriori test sui topi nel mio laboratorio in Ucraina (interventi chirurgici/microiniezioni)” [EFTA02625362]. In questo stesso periodo, nella corrispondenza privata di Epstein cominciano a far capolino le egg people, le quali chiede di incontrare a un suo amico affarista (David Mitchell), facendo sorridere il suo staff per la definizione [EFTA02253916]. L’incontro con gli “specialisti delle uova” (mai specificati) si verifica il 9 agosto 2018 nella residenza di Epstein a Manhattan. Non è chiaro, va detto, se tra questi incontri con le egg people si possa annoverare un altro lunch organizzato da Nowak ad Harvard, durante il quale Epstein incontrerà sempre “nell’ufficio di Martin” George Church e l’informatico Seth Lloyd, portandosi dietro da Parigi una assistant che “avrà bisogno di un numero di cellulare americano” [EFTA00485996]. Secondo alcuni commentatori, questa “assistente” potrebbe essere passata dalla magione parigina di Epstein (22 Avenue Foch, Apt 2DD) che a quanto pare fungeva da snodo per il traffico di donne da Kiev, Odessa, Leopoli, Mosca e San Pietroburgo (cfr. [EFTA01026300], [EFTA02280470]). Questo solo per chiarire che il traffico di ragazze dall’Est Europa forse aveva altri obiettivi che non la “semplice” prostituzione. Abbiamo già dato un’occhiata ai tentativi di procacciarsi “uteri in affitto” da parte di Epstein e Ghislaine Maxwell: chi ha consultato gli Epstein Files è rimasto colpito dal diario di una sedicenne [EFTA02731361] che, tramite un determinato sistema di scrittura cifrata (del quale gli inquirenti offrono anche la chiave di interpretazione) racconta che la coppia l’abbia utilizzata come personal incubator sottoponendola a interventi “forzati” sotto la supervisione di un medico che egli identifica come israeliano. Il fatto che utilizzi questo mezzo di comunicazione lascia presuppore che le sia stato fatto una sorta di “lavaggio del cervello” (o in ogni caso sia stata addestrata a utilizzare certi codici non si sa per quale motivo), ad ogni modo questa testimone a un certo punto afferma che “una decisione è stata presa” dalla Maxwell e dai medici che se ne occupano, ma che “Jeffrey” deve essere tenuto all’oscuro di essa. Difficile comprendere cosa sia accaduto effettivamente in quei frangenti, ma la ragazza racconta in modo esplicito di esser stata selezionata (in virtù del “colore degli occhi e dei capelli“), per fare da cavia delle “stupide e folli teorie” di “ispirazione nazista” [Nazi-like] dei suoi carcerieri volte alla creazione di una “prole perfetta” [perfect offspring]. Il quadro è dunque fosco ma non incomprensibile: il traffico di esseri umani poteva avere un obiettivo meno esplicito correlato alla rete di laboratori predisposta per lo studio sulla fertilità umana, la manipolazione genetica e l’applicazione dell’intelligenza artificiale all’editing del genoma. Tutto questo potrebbe convergere con l’ossessione di Epstein per una “prole perfetta”, un clone di se stesso con un patrimonio genetico “perfezionato” in grado di influenzare “il futuro della razza umana”? Ormai è difficile derubricare tutto questo a fantascienza, né tanto meno a filantropia…
Source: https://www.totalitarismo.blog/limpero- ... dai-files/
Altro “soggetto” ancor più perturbante è la BioHebe, società coordinatrice di aziende biotech specializzate in “terapie geniche” la quale non esiste sulla carta ma risulta ancora gestita da una collaboratrice di Epstein, Christina Galbraith, addetta alle sue “pubbliche relazioni” (come il “monitoraggio” delle pagine Wikipedia che lo riguardassero). All’elenco poi si aggiunge la Editas Medicine, fondata nel 2013 dal solito George Church con Feng Zhang e Jennifer Doudna allo scopo di commercializzare l’utilizzo della CRISPR. In un report sull’azienda inviato ad Epstein da un uomo della J.P.Morgan, si evince, oltre al fatto che la start-up avesse già ricevuto 120 milioni di dollari di finanziamenti da Bill Gates tramite Boris Nikolic (uno della cerchia più interna dei contatti del finanziere), come essa fosse attenta ai risvolti etici di questa sperimentazione (excusatio non petita?) [EFTA00635886]: «La tecnologia CRISPR è già stata utilizzata per modificare i genomi di piante e animali, ma questa facilità d’uso ha anche sollevato seri interrogativi etici. Una delle pioniere del settore, Jennifer Doudna dell’Università della California, Berkeley, e molti altri hanno chiesto una moratoria sull’uso di CRISPR-Cas9 per modificare la linea germinale umana – apportando modifiche a spermatozoi, ovuli ed embrioni che verrebbero poi trasmessi alle generazioni future – e hanno messo in guardia contro l’alterazione degli esseri umani per motivi non medici». Per riprendere le fila del discorso, Epstein si configura come intermediario finanziario disposto a investire centinaia di milioni di dollari tramite uno dei più grandi fondi di private equity di Wall Street, una banca Rotschild e i “capitalisti di ventura” della Silicon Valley, in progetti riguardanti l’editing genetico. Allargando la prospettiva, da questo network emerge un altro accolito di Epstein, il suo urologo personale Harry Fisch, il cui nome finora è saltato fuori solo come fornitore del suo paziente di farmaci contro la disfunzione erettile, nonché “iniziato” ai codici utilizzati dalla cricca per riferirsi quasi certamente a vittime di abusi sessuali (pizza & grape soda). Si dà il caso tuttavia che il dottor Fisch, oltre a fare avanti e indietro dalle residenze di Epstein (dove incontrava, non si sa a che titolo, personaggi come il sunnominato Leon Black, il “guru” Deepak Chopra e Woody Allen, e ogni tanto prenotava pure un “barbiere”, forse un altro codice…), lo metteva in contatto con altri luminari nel campo della fertilità, come l’urologo newyorchese Darius A. Paduch, guarda caso condannato nel 2023 per violenze sessuali su centinaia di pazienti (bambini compresi), con la scusa di “trattamenti medici”: anche questo è un capitolo a parte del disgustoso giro di Epstein, ma chi vuole può fare due più due cercando informazioni sul soggetto. Qui ci interessa stabilire che il magnate pedofilo chiedesse ripetutamente a Fisch di sviluppare contatti con “specialisti di fertilità maschile” che evidentemente non gli servivano solo a procurargli qualche pillolina, ma voleva integrare nella sua rete “scientifica”. Torniamo a Martin Nowak, il biologo di origine austriaca che ad Harvard aveva appunto costituito una filiale dell‘Epstein Institute fornendo al “mecenate” non solo i passe-partout per accedere ovunque, ma anche un ufficio personale in cui intrattenere incontri con giovani donne. Uno degli esempi del suo ruolo di coordinatore e tuttofare nell’ambito specifico che stiamo trattando è la capacità di Nowak di far incontrare Epstein con chiunque egli desiderasse: per esempio, nel maggio 2018 Epstein è invitato a incontrare Caleb Harper (definito the plant guy, un ricercatore del MIT Media Lab per la sperimentazione di tecnologie in campo agricolo tramite il progetto Open Agriculture), Gary Gensler (banchiere che ha in mente una Digital Currency Intiative), Joscha Bach (cognitivista tedesco esperto di IA) e il solito Larry Summers. Tuttavia, il finanziatore chiede a Nowak di metterlo in contatto con Leonid Peshkin, ricercatore in biologia dello sviluppo, e subito “Martin” gli organizza un tête-à-tête in giornata [EFTA00473371]. In un altro round di incontri (ottobre 2018) Nowak introduce a Epstein Kamila Naxerova (esperta in genomica del cancro) e John de la Parra (legato alla Open Agriculture Initiative di cui sopra). Come sempre, la serie di meeting si conclude con una bella cena in compagnia di Larry Summers. Tutto ciò non è per “sparare” nomi a caso, ma per comprendere come tutti gli interessi di Epstein mirassero in una direzione ben precisa. Il fatto che egli abbia chiesto con insistenza di incontrare Leonid Peshkin potrebbe riguardare, per dire, la sua partecipazione al programma Genome in a Bottle, atto alla creazione di genomi di riferimento certificati per verificare l’accuratezza delle tecnologie di sequenziamento del DNA. Un altro dettaglio su questa “passione”, che può sembrare pittoresco e invece è piuttosto significativo, riguarda la lunga frequentazione di Epstein con Anne Wojcicki, ex moglie del cofondatore di Google Sergey Brin (per cui lavorava anche la sorella Susan) e proprietaria di 23andMe, la più nota azienda americana nei test del DNA. Epstein incontra spesso la Wojcicki in eventi pubblici organizzati dall’agente letterario John Brockman (ma una vittima sostiene che di averla vista anche sulla famigerata “isola”) e non solo è un cliente affezionato della 23andMe, ma indirizza verso i suoi servizi anche l’emiro di Dubai, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, che si rivolge all’azienda con la falsa identità di “Rashid Epstein” (sic!) [EFTA02224487]. Veniamo però alla “pistola fumante” sui progetti eugenetici di Epstein: alla fine di luglio 2018 egli entra in contatto con Bryan Bishop, imprenditore con interessi nel biohacking (qualsiasi cosa voglia dire) e nelle criptovalute, che gli presenta il suo Designer Baby Project, un piano volto apertamente alla clonazione umana. Bishop si sincera sulla massima riservatezza del possibile finanziatore e vuole mettersi d’accordo sugli “obiettivi”. Epstein dice di non aver alcun problema a investire, semplicemente non vuole che il suo nome compaia da nessuna parte, e l’interlocutore comprende al volo, affermando quanto segue [EFTA01004841]: «Sembra che tu possa essere il primo investitore, a patto che venga mantenuto l’assoluto anonimato. Ho sempre pensato alla necessità dell’anonimato per i neonati: non possiamo identificare pubblicamente chi sono, né i loro genitori o benefattori, altrimenti il bambino verrebbe trattato dai media come un fenomeno da baraccone. Quindi ho sempre dato per scontato che l’investitore avrebbe avuto bisogno dell’anonimato assoluto per questo tipo di prodotti (sic)». Il 2 agosto 2018 Epstein viene dunque invitato a una videoconferenza appunto dal titolo Designer babies che non lascia troppi equivoci sull’obiettivo di editing genetico a scopo riproduttivo, con possibili “implementazioni” pratiche [EFTA00478987]. Se servisse qualche altra conferma, essa è offerta ancora dallo stesso Bryan Bishop in un’email di tre giorni dopo, nella quale manda ad Epstein un “preventivo” su come verranno utilizzati i fondi per creare “bambini su misura” [EFTA01003966]: «In allegato il documento che hai richiesto, il foglio di calcolo per l’utilizzo dei fondi per l’azienda di bambini su misura e clonazione umana. Questo condurrà oltre la fase di “biologia fai-da-te” autofinanziata e alla prima nascita di un bambino su misura, e possibilmente di un clone umano, entro 5 anni. Una volta ottenuta la prima nascita, il mondo non sarà più lo stesso, così come il futuro della specie umana. Il documento allegato mostra circa 1,7 milioni di dollari all’anno per 5 anni, più 1 milione di dollari per l’allestimento del laboratorio. […] Se ti pare una stima ragionevole per arrivare alla prima nascita, apprezzerei molto qualsiasi tuo riscontro. Sarò in Lituania dal 7 al 14 agosto e probabilmente non sarò raggiungibile durante quel periodo». “Non c’è fretta”, risponde Epstein. Evidentemente l’unico problema “etico” (al di là dei “seri interrogativi” che quelli della Editas Medicine, come abbiamo visto, fingevano di sollevare) che si pone è quello di strutturare il progetto in modo che il finanziatore non possa risultare in alcun modo formalmente responsabile dei risultati. A fine agosto 2018 dunque Bryan Bishop tiene aggiornato il papabile patrocinatore inviandogli alcune segnalazione di studi sotto la dicitura crazy plant stuff (riferimento all’interesse per la manipolazione genetica anche in ambito botanico) e promette altri riferimenti specifici “sui miei progetti di editing genetico“. Epstein in precedenza gli aveva scritto solamente “Mi piace: impiantare l’embrione, aspettare 9 mesi”, probabilmente riprendendo una discussione che avevano avuto a tu per tu. In ogni caso, Bishop invia a Epstein alcuni “aggiornamenti”, in particolare lo avvisa che un “dilettante nel Mississippi ha effettuato test di modifica dello sperma umano” e che invece lui sta “procedendo con ulteriori test sui topi nel mio laboratorio in Ucraina (interventi chirurgici/microiniezioni)” [EFTA02625362]. In questo stesso periodo, nella corrispondenza privata di Epstein cominciano a far capolino le egg people, le quali chiede di incontrare a un suo amico affarista (David Mitchell), facendo sorridere il suo staff per la definizione [EFTA02253916]. L’incontro con gli “specialisti delle uova” (mai specificati) si verifica il 9 agosto 2018 nella residenza di Epstein a Manhattan. Non è chiaro, va detto, se tra questi incontri con le egg people si possa annoverare un altro lunch organizzato da Nowak ad Harvard, durante il quale Epstein incontrerà sempre “nell’ufficio di Martin” George Church e l’informatico Seth Lloyd, portandosi dietro da Parigi una assistant che “avrà bisogno di un numero di cellulare americano” [EFTA00485996]. Secondo alcuni commentatori, questa “assistente” potrebbe essere passata dalla magione parigina di Epstein (22 Avenue Foch, Apt 2DD) che a quanto pare fungeva da snodo per il traffico di donne da Kiev, Odessa, Leopoli, Mosca e San Pietroburgo (cfr. [EFTA01026300], [EFTA02280470]). Questo solo per chiarire che il traffico di ragazze dall’Est Europa forse aveva altri obiettivi che non la “semplice” prostituzione. Abbiamo già dato un’occhiata ai tentativi di procacciarsi “uteri in affitto” da parte di Epstein e Ghislaine Maxwell: chi ha consultato gli Epstein Files è rimasto colpito dal diario di una sedicenne [EFTA02731361] che, tramite un determinato sistema di scrittura cifrata (del quale gli inquirenti offrono anche la chiave di interpretazione) racconta che la coppia l’abbia utilizzata come personal incubator sottoponendola a interventi “forzati” sotto la supervisione di un medico che egli identifica come israeliano. Il fatto che utilizzi questo mezzo di comunicazione lascia presuppore che le sia stato fatto una sorta di “lavaggio del cervello” (o in ogni caso sia stata addestrata a utilizzare certi codici non si sa per quale motivo), ad ogni modo questa testimone a un certo punto afferma che “una decisione è stata presa” dalla Maxwell e dai medici che se ne occupano, ma che “Jeffrey” deve essere tenuto all’oscuro di essa. Difficile comprendere cosa sia accaduto effettivamente in quei frangenti, ma la ragazza racconta in modo esplicito di esser stata selezionata (in virtù del “colore degli occhi e dei capelli“), per fare da cavia delle “stupide e folli teorie” di “ispirazione nazista” [Nazi-like] dei suoi carcerieri volte alla creazione di una “prole perfetta” [perfect offspring]. Il quadro è dunque fosco ma non incomprensibile: il traffico di esseri umani poteva avere un obiettivo meno esplicito correlato alla rete di laboratori predisposta per lo studio sulla fertilità umana, la manipolazione genetica e l’applicazione dell’intelligenza artificiale all’editing del genoma. Tutto questo potrebbe convergere con l’ossessione di Epstein per una “prole perfetta”, un clone di se stesso con un patrimonio genetico “perfezionato” in grado di influenzare “il futuro della razza umana”? Ormai è difficile derubricare tutto questo a fantascienza, né tanto meno a filantropia… Source: https://www.totalitarismo.blog/limpero- ... dai-files/