[Giacomo Gabellini] Gli Usa premono, ma Teheran non è affatto isolata
Inviato: 01 feb 2026, 17:06
A Teheran, la tensione è alta. La portaerei Uss Abraham Lincoln è il suo gruppo d’attacco, comprendente cacciatorpediniere classe Arleigh Burke dotate di missili da crociera Tomahawk e sistemi di difesa aerea Aegis, hanno ormai raggiunto il Medio Oriente ricongiungendosi con la 5° Flotta statunitense sotto la supervisione del Central Command. Si tratta della terza volta dal 2024 che un gruppo d’attacco schierato nell’Indo-Pacifico viene dirottato in Medio Oriente a causa dell’instabilità nella regione. L’obiettivo perseguito dall’amministrazione Trump sembra consistere nell’esercizio di una pressione politica e militare asfissiante sulle autorità di Teheran, che solo pochi giorni fa sono riuscite a ripristinare la stabilità interna minata da una forte ondata di contestazione sorta prevalentemente per ragioni economiche, ma rapidamente infiltrata e sostenuta dall’estero. Già il 29 dicembre, il Mossad aveva incoraggiato i manifestanti iraniani a protestare contro il regime di Teheran attraverso il suo account X in lingua Farsi, affermando che gli agenti dell’intelligence israeliana li avrebbero sostenuti “sul campo”. Parallelamente, l’ex direttore della Cia Mike Pompeo aveva augurato sul suo profilo X «buon anno agli iraniani scesi in strada, ed anche agli agenti del Mossad che camminano dietro a loro». Il presidente Trump e Ciro Reza Pahlevi, invece, avevano incitato gli iraniani a portare avanti la sollevazione fino al rovesciamento del governo di Teheran. Alcuni giorni dopo, il corrispondente della emittente israeliana «Channel 14» Tamir Morag ha riferito che «attori stranieri» stavano armando i rivoltosi in Iran, e che questa circostanza spiegava le «centinaia di uomini del regime uccisi». L’ex direttore dell’Aman Tamir Hayman ha rivelato al quotidiano «Maariv» che gli Stati Uniti stavano orchestrando una «significativa operazione d’influenza» in Iran, declinatasi sotto forma di fomentazione di «disordini e sovversioni locali» e di azioni attinenti all’ambito cibernetico – con Space-X di Elon Musk che ha offerto gratuitamente il servizio internet satellitare Starlink. Il governo di Teheran ha retto Senonché, la capacità di resistenza sfoggiata dall’apparato istituzionale di Teheran ha vanificato questi sforzi concertati e rivolti al cambio di regime. Danny Citrinowicz, ex alto funzionario dell’intelligence israeliana, ha dichiarato che «anche se le proteste sono state represse, i sottostanti problemi strutturali dell’Iran rimangono irrisolti». In tale contesto, non è da escludere che si presenti una «finestra di opportunità per obbligare Teheran a trovare un accomodamento con l’Occidente» che includa la rinuncia totale all’arricchimento dell’uranio. Diversi analisti negli Stati Uniti hanno intravisto l’opportunità di «replicare il modello venezuelano» sottoponendo a ricatto un apparato di governo prostrato dalle sanzioni e dallo sfacelo economico interno.
Gli Usa premono, ma Teheran non è affatto isolata 4 Secondo quanto affermato da Ali Alfoneh, in forza presso l’Arab Gulf States Institute di Washington, la destabilizzazione dell’Iran e lo schieramento della cosiddetta “armada” statunitense nelle acque del Golfo Persico andrebbero ricondotti a una sorta di “trattativa armata” che nelle ambizioni del governo statunitense dovrebbe condurre a un «accordo in stile venezuelano». Il riferimento è diretto al recente rapimento del presidente Nicolas Maduro, portato a compimento dagli agenti della Delta Force al culmine di una presunta intesa sottobanco siglata tra l’amministrazione Trump ed elementi di spicco dell’apparato di governo bolivariano. Nella valutazione formulata da Alfoneh, «la leadership collettiva di Teheran potrebbe emarginare o rimuovere Khamenei, aprire negoziati con Trump, invitare le compagnie petrolifere statunitensi nel Paese, e assicurarsi un alleggerimento delle sanzioni sufficiente a stabilizzare l’economia».
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Salvo Ardizzone
Gli Usa premono, ma Teheran non è affatto isolata 5 Consulente societario e saggista specializzato in questioni mediorientali. È autore di numerosi volumi, tra cui Unipolarismo vs multipolarismo. Una visione geopolitica non asservita (Passaggio al Bosco, 2022), Ecologia vs natura. Un percorso per il ritorno all’umano (Passaggio al Bosco nel 2023), Medio Oriente. Dall’egemonia Usa alla resistenza islamica 1945-2006 (Arianna editrice, 2021), Medio Oriente. Risveglio islamico e false primavere (Arianna Editrice, 2022), Medio Oriente. La guerra in Siria, la Resistenza Islamica Palestinese (Arianna Editrice, 2024). SOSTEGNO
Gli Usa premono, ma Teheran non è affatto isolata 6 I MIEI LIBRI
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Gli Usa premono, ma Teheran non è affatto isolata 4 Secondo quanto affermato da Ali Alfoneh, in forza presso l’Arab Gulf States Institute di Washington, la destabilizzazione dell’Iran e lo schieramento della cosiddetta “armada” statunitense nelle acque del Golfo Persico andrebbero ricondotti a una sorta di “trattativa armata” che nelle ambizioni del governo statunitense dovrebbe condurre a un «accordo in stile venezuelano». Il riferimento è diretto al recente rapimento del presidente Nicolas Maduro, portato a compimento dagli agenti della Delta Force al culmine di una presunta intesa sottobanco siglata tra l’amministrazione Trump ed elementi di spicco dell’apparato di governo bolivariano. Nella valutazione formulata da Alfoneh, «la leadership collettiva di Teheran potrebbe emarginare o rimuovere Khamenei, aprire negoziati con Trump, invitare le compagnie petrolifere statunitensi nel Paese, e assicurarsi un alleggerimento delle sanzioni sufficiente a stabilizzare l’economia». https://www.youtube.com/embed/zAc_AHNSz ... ure=oembed
Salvo Ardizzone
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