[Giacomo Gabellini] Minnesota: una “rivoluzione colorata” in patria?
Inviato: 28 gen 2026, 16:59
Nelle ultime due settimane, i cittadini statunitensi Renée Good e Alex Pretti sono stati uccisi a Minneapolis, nel Minnesota, in incidenti separati che hanno coinvolto le forze inquadrate nella Border Patrol e nell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), impegnate in una campagna di contrasto all’immigrazione illegale su larghissima scala. L’attivismo spregiudicato, filmato e trasmesso in tempo reale da migliaia di cittadini statunitensi, di cui questi organismi facenti capo al governo federale hanno dato sfoggio ha suscitato disordini in diverse zone degli Stati Uniti, ed è stato apertamente condannate dalle autorità statali del Minnesota. Tutti contro l’Ice in Minnesota Il governatore democratico Tim Walz ha dichiarato di aver parlato chiesto formalmente al presidente Trump di porre fine alle operazioni in corso nel suo Stato. Nello specifico, Walz ha affermato di aver «parlato con la Casa Bianca dopo l’ennesima sparatoria raccapricciante compiuta da agenti federali. Il Minnesota ne ha abbastanza. Questa situazione è ripugnante. Il presidente deve porre fine a questa operazione. Ritiri immediatamente le migliaia di agenti violenti e impreparati dal Minnesota. Subito».
Minnesota: una “rivoluzione colorata” in patria? 14 La presa di posizione di Walz riflette gli orientamenti di parte considerevole della popolazione del Minnesota, impegnate a coprire di insulti gli agenti federali e a invocarne l’allontanamento. Dal Minnesota, le manifestazioni di protesta contro le retate dell’Ice e della Border Patrol sono andate diffondendosi in altre zone cruciali come le città di New York, Chicago e di Philadelphia, dove sono comparsi militanti delle Black Panthers armati di tutto punto per “proteggere” i cortei. Proteste, sit‑in, veglie e scontri episodici a Minneapolis si sovrappongono alle preesistenti tensioni su base razziale spesso legate a fenomeni di violenza polizesca, alimentando il timore che la combinazione tra repressione federale e risposta armata di gruppi militanti possa essere il copione iniziale di una futura guerra civile a bassa intensità. Di fronte ai rischi rappresentanti dall’allargamento incontrollato delle proteste e dell’esasperazione delle tensioni tra cittadini e organismi statali da una parte e forze federali dall’altra, il presidente Trump ha aperto il varco a un possibile “ridimensionamento” della campagna condotta dall’Ice e dalla Border Patrol. Più specificamente, l’inquilino della Casa Bianca ha annunciato l’invio in Minnesota del cosiddetto “zar dei confini” Tom Homan, affidandogli l’incarico di supervisionare le operazioni, che comunque «finiranno, prima o poi». Secondo «Axios», Trump, temendo un crollo nei sondaggi a pochi mesi di distanza dalle elezioni di medio termine, ambirebbe a «un “ritiro onorevole” dal Minnesota, che non dia l’impressione che la sua campagna anti-immigrazione si sia risolta in una sconfitta, causata dalla condotta scriteriata tenuta dalle forze dell’ordine sotto la responsabilità del comandante della Border Patrol Gregory Bovino». Trump ha comunque dichiarato che, a Minneapolis, gli agenti dell’Ice «hanno svolto un lavoro fenomenale», e scaricato la responsabilità di quanto accaduto in Minnesota sui democratici. A suo avviso, «due cittadini americani hanno perso la vita a causa del caos provocato dai democratici. Le Città Santuario e gli Stati gestiti dai democratici si rifiutano di collaborare con l’Ice, e stanno addirittura incoraggiando gli agitatori di sinistra a ostacolare illegalmente le loro operazioni per arrestare i peggiori tra i peggiori! Così facendo, i democratici stanno anteponendo i criminali immigrati clandestini ai cittadini rispettosi della legge, creando situazioni pericolose per tutti i soggetti coinvolti». Secondo lo studioso Gerry Nolan, la situazione è gravissima. «Quando un egemone – scrive Nolan – insegna che la legittimità può essere sovvertita attraverso le Ong, che le narrazioni delle forze dell’ordine sono sospette per definizione, che la pressione esercitata dalle strade è una leva accettabile e che la sovranità si piega sotto l’inquadramento morale, non dovrebbe sorprendere che queste stesse dinamiche emergano internamente. Non è necessario alcun intervento esterno. Solo stress, errori di calcolo sistemici, arroganza e tempo». «Il Minnesota non è solo un segnale; è il primo caso in cui la forza federale, l’autorità statale e la mobilitazione di massa nelle strade si sono scontrate apertamente e ripetutamente all’interno di un unico teatro operativo». «Una volta che i governatori schierano le forze armate statali all’ombra delle misure di controllo federali, la questione non riguarda più la politica sull’immigrazione, ma chi detiene effettivamente l’autorità di usare la forza».
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Emanuele Mastrangelo
Minnesota: una “rivoluzione colorata” in patria? 15 Giornalista, scrittore, cartografo, grafico e caporedattore della rivista «Storia in Rete». È autore di numerosi volumi, tra cui Wikipedia. L’enciclopedia libera e l’egemonia dell’informazione scritto assieme a Enrico Petrucci (Bietti, 2014), Wokeismo, cancel culture, oicofobia. Tre minacce alla nostra civiltà (Giubilei Regnani, 2023), Cancel culture. L’arma di distruzione (culturale) di massa che il wokeismo ha scagliato contro la civiltà occidentale (Signs Publishing, 2025). SOSTEGNO
Minnesota: una “rivoluzione colorata” in patria? 16 I MIEI LIBRI
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Emanuele Mastrangelo
Minnesota: una “rivoluzione colorata” in patria? 15 Giornalista, scrittore, cartografo, grafico e caporedattore della rivista «Storia in Rete». È autore di numerosi volumi, tra cui Wikipedia. L’enciclopedia libera e l’egemonia dell’informazione scritto assieme a Enrico Petrucci (Bietti, 2014), Wokeismo, cancel culture, oicofobia. Tre minacce alla nostra civiltà (Giubilei Regnani, 2023), Cancel culture. L’arma di distruzione (culturale) di massa che il wokeismo ha scagliato contro la civiltà occidentale (Signs Publishing, 2025). SOSTEGNO
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