[Giacomo Gabellini] Dall’Iran al Venezuela, i colpi di coda di un impero in declino
Inviato: 13 gen 2026, 17:02
Dopo il rapimento del presidente venezuelano Maduro, l’attenzione del governo degli Stati Uniti si focalizza sul Medio Oriente, e in particolare sull’Iran. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato che gli Stati Uniti «hanno tutte le opzioni sul tavolo» riguardo all’Iran, comprese quelle di natura militare, per far fronte agli scontri prodotti dalla contrapposizione tra forze dell’ordine e contestatori che ormai da diversi giorni operano in diversi centri della Repubblica Islamica. Il presidente Trump, dal canto suo, ha annunciato l’introduzione immediata di dazi del 25% a carico di qualunque Paese che intrattenga relazioni commerciali con l’Iran. Il governo di Teheran, dal canto suo, ha ampliato il suo controllo sulle comunicazioni digitali, dispiegando sistemi di disturbo militare (jamming) che hanno in gran parte disabilitato l’accesso satellitare Starlink in tutto l’Iran.
Le prime interferenze avrebbero colpito circa il 30% del traffico di segnale di Starlink, che è salito a oltre l’80% nel giro di poche ore.
Dall’Iran al Venezuela, i colpi di coda di un impero in declino 21 La giornalista Norah O’Donnell della «Cbs» ha invece domandato al principe ereditario iraniano Reza Pahlevi se non trovasse irresponsabile lanciare appelli alla protesta contro il regime islamico al potere in Iran mandando molti civili incontro alla morte. Più specificamente, la O’Donnell ha chiesto: «quando lei incita la gente a protestare e scendere in piazza, il bilancio delle vittime in Iran aumenta. Questa violenta repressione continua proprio come nei precedenti tentativi di rivoluzione. Voglio dire, è responsabile mandare a morte i cittadini iraniani? Lei non sente di avere qualche responsabilità?». Reza Pahlevi ha risposto testualmente: «quella in Iran è una guerra e in guerra ci sono vittime». Dall’Iran alla Groenlandia Sul fronte atlantico, lo stesso Trump continua a rilanciare sul delicatissimo tema della Groenlandia. A suo avviso, l’isola è fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e va pertanto incorporata, in un modo o nell’altro. Nel corso di un’intervista rilasciata al «New York Times», l’inquilino della Casa Bianca non ha voluto svelare «quale sia la mia priorità assoluta tra ottenere la Groenlandia e preservare l’unità della Nato». Ha comunque chiarito che «potrebbe essere una scelta, perché la Russia non è affatto preoccupata della Nato senza di noi. La Cina non è affatto preoccupata della Nato senza di noi». Il magnate newyorkese ha quindi dichiarato che, «purtroppo, l’Europa sta diventando un posto molto diverso, e devono davvero darsi una regolata. Voglio che si diano una regolata. Sono io che li ho convinti a spendere di più per la Nato […]. Sono stato molto leale all’Europa. Ho fatto un buon lavoro. Se non fosse stato per me, la Russia avrebbe tutta l’Ucraina in questo momento». Interpellato in merito ai limiti ai suoi poteri globali, Trump ha indicato che «una cosa c’è: la mia morale. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi». Dal canto suo, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Groenlandia e governatore della Louisiana Jeff Landry ha rafforzato il messaggio, pubblicando un post sul suo profilo X in cui si afferma che la Danimarca avrebbe «occupato» l’isola dopo la Seconda Guerra Mondiale, riprendendone il controllo «in violazione dei protocolli delle Nazioni Unite. La storia è importante». Parallelamente, Trump ha annunciato l’intenzione di incrementare il bilancio della Difesa a 1,5 trilioni di dollari e firmato l’ordine esecutivo 14199. Il provvedimento dispone «il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali identificate come superflue, inefficaci e dannose» per gli interessi statunitensi, e afferma che «non è più accettabile inviare a queste istituzioni il sangue, il sudore e i risparmi del popolo americano, con poco o nulla da ricevere in cambio. I giorni in cui miliardi di dollari di denaro dei contribuenti fluivano verso interessi stranieri a spese del nostro popolo sono finiti».
https://www.youtube.com/embed/XiAvgUCdo ... ure=oembed
Marco Carnelos
Dall’Iran al Venezuela, i colpi di coda di un impero in declino 22 Ex diplomatico con all’attivo incarichi in Somalia, Iraq e Nazioni Unite. Presiede la società di consulenza McGeopolicy e collabora con la testata «Middle East Eye». SOSTEGNO
Dall’Iran al Venezuela, i colpi di coda di un impero in declino 23 I MIEI LIBRI
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Le prime interferenze avrebbero colpito circa il 30% del traffico di segnale di Starlink, che è salito a oltre l’80% nel giro di poche ore.
Dall’Iran al Venezuela, i colpi di coda di un impero in declino 21 La giornalista Norah O’Donnell della «Cbs» ha invece domandato al principe ereditario iraniano Reza Pahlevi se non trovasse irresponsabile lanciare appelli alla protesta contro il regime islamico al potere in Iran mandando molti civili incontro alla morte. Più specificamente, la O’Donnell ha chiesto: «quando lei incita la gente a protestare e scendere in piazza, il bilancio delle vittime in Iran aumenta. Questa violenta repressione continua proprio come nei precedenti tentativi di rivoluzione. Voglio dire, è responsabile mandare a morte i cittadini iraniani? Lei non sente di avere qualche responsabilità?». Reza Pahlevi ha risposto testualmente: «quella in Iran è una guerra e in guerra ci sono vittime». Dall’Iran alla Groenlandia Sul fronte atlantico, lo stesso Trump continua a rilanciare sul delicatissimo tema della Groenlandia. A suo avviso, l’isola è fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e va pertanto incorporata, in un modo o nell’altro. Nel corso di un’intervista rilasciata al «New York Times», l’inquilino della Casa Bianca non ha voluto svelare «quale sia la mia priorità assoluta tra ottenere la Groenlandia e preservare l’unità della Nato». Ha comunque chiarito che «potrebbe essere una scelta, perché la Russia non è affatto preoccupata della Nato senza di noi. La Cina non è affatto preoccupata della Nato senza di noi». Il magnate newyorkese ha quindi dichiarato che, «purtroppo, l’Europa sta diventando un posto molto diverso, e devono davvero darsi una regolata. Voglio che si diano una regolata. Sono io che li ho convinti a spendere di più per la Nato […]. Sono stato molto leale all’Europa. Ho fatto un buon lavoro. Se non fosse stato per me, la Russia avrebbe tutta l’Ucraina in questo momento». Interpellato in merito ai limiti ai suoi poteri globali, Trump ha indicato che «una cosa c’è: la mia morale. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi». Dal canto suo, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Groenlandia e governatore della Louisiana Jeff Landry ha rafforzato il messaggio, pubblicando un post sul suo profilo X in cui si afferma che la Danimarca avrebbe «occupato» l’isola dopo la Seconda Guerra Mondiale, riprendendone il controllo «in violazione dei protocolli delle Nazioni Unite. La storia è importante». Parallelamente, Trump ha annunciato l’intenzione di incrementare il bilancio della Difesa a 1,5 trilioni di dollari e firmato l’ordine esecutivo 14199. Il provvedimento dispone «il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali identificate come superflue, inefficaci e dannose» per gli interessi statunitensi, e afferma che «non è più accettabile inviare a queste istituzioni il sangue, il sudore e i risparmi del popolo americano, con poco o nulla da ricevere in cambio. I giorni in cui miliardi di dollari di denaro dei contribuenti fluivano verso interessi stranieri a spese del nostro popolo sono finiti». https://www.youtube.com/embed/XiAvgUCdo ... ure=oembed
Marco Carnelos
Dall’Iran al Venezuela, i colpi di coda di un impero in declino 22 Ex diplomatico con all’attivo incarichi in Somalia, Iraq e Nazioni Unite. Presiede la società di consulenza McGeopolicy e collabora con la testata «Middle East Eye». SOSTEGNO
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