[Giacomo Gabellini] Oreshnik sull’Ucraina: in fumo il 50% delle riserve di gas dell’Unione Europea
Inviato: 11 gen 2026, 17:12
Nei giorni scorsi, le forze armate russe hanno sferrato un devastante attacco missilistico – condotto tramite Oreshnik – contro obiettivi sensibili situati in prossimità di Leopoli, a pochi km di distanza dal confine polacco. Perché i russi hanno impiegato gli Oreshnik? Per Mosca, l’impiego degli Oreshnik rappresenta una risposta all’attacco con droni lanciato dagli ucraini contro la residenza del presidente Putin nell’oblast’ di Novgorod alla fine di dicembre.
Oreshnik sull’Ucraina: in fumo il 50% delle riserve di gas dell’Unione Europea 39 Mentre gli Oreshnik piovevano nei dintorni di Leopoli, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan affermava che «siamo più vicini che mai al raggiungimento di un accordo per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina». Gli ha fatto in un certo senso eco la premier Meloni: «credo che il presidente Macron abbia ragione. Credo che sia il momento in cui anche l’Unione Europea parli con la Russia». Intanto, David Woods, amministratore delegato di ExxonMobil, ha dichiarato che investire in Venezuela rimane un’opzione al momento impraticabile «in assenza di cambiamenti significativi». Una presa di posizione inequivocabile, palesemente discordante con l’annuncio formulato ore prima dal presidente Trump secondo cui il governo aveva raggiunto un’intesa con i vertici delle compagnie petrolifere statunitensi, impegnandole a sostenere massicci investimenti in Venezuela al fine di rivitalizzare l’industria energetica locale. Per Woods, «devono essere apportati cambiamenti significativi al quadro commerciale e legale che forniscano garanzie di lungo periodo sugli investimenti», dal momento che, dagli anni ’40 del XX Secolo, i beni della società in Venezuela sono stati nazionalizzati per ben due volte. Parallelamente, lo stesso Trump è tornato alla carica sul delicato tema della Groenlandia, dichiarando che «faremo qualcosa in Groenlandia, che ci piaccia o no, perché se non lo faremo, la Russia o la Cina se ne impossesseranno. Se non lo faremo nel modo più semplice, lo faremo nel modo più difficile». Il segretario di Stato Rubio, invece, ha dichiarato che «gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano», mentre all’interno della Repubblica Islamica si registrano disordini perduranti e geograficamente molto estesi tra forze dell’ordine e contestatori. Reza Pahlevi, figlio dell’ultimo Shah rovesciato dalla Rivoluzione Islamica nel 1979, ha pubblicato sul suo profilo X un appello al presidente Trump per esortarlo a intervenire militarmente in Iran. «Signor Presidente, questo è un appello urgente e immediato alla sua attenzione, al suo sostegno e alla sua azione. Ieri sera ha visto milioni di coraggiosi iraniani scendere in piazza affrontare proiettili veri. Oggi, non si trovano ad affrontare solo i proiettili, ma un blackout totale delle comunicazioni. Niente Internet. Niente linee fisse». «Ali Khamenei, temendo la fine del suo regime criminale per mano del popolo e con l’aiuto della vostra potente promessa di sostenere i manifestanti, ha minacciato la gente in strada con una brutale repressione e vuole usare il blackout per assassinare questi giovani eroi». «Ho chiamato la gente in piazza per lottare per la propria libertà e per sopraffare le forze di sicurezza con la forza dei numeri. Ieri sera ci sono riusciti. La vostra minaccia a questo regime criminale ha anche tenuto a bada i suoi delinquenti. Ma il tempo è prezioso. La gente tornerà in piazza tra un’ora. Vi chiedo di aiutarmi». «Ha dimostrato di essere un uomo di pace e di parola, e so che lo è. La prego, sia pronto a intervenire per aiutare il popolo iraniano». Sullo sfondo, prosegue inesorabile il ridimensionamento della quota di riserve valutarie globali denominate in dollari, giunta al 40% del totale. Si tratta del livello più basso da due decenni, con una decrescita di ben 18 punti percentuali nell’arco di dieci anni a fronte di un dirompente avanzamento dell’oro.
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Alessandro Visalli
Oreshnik sull’Ucraina: in fumo il 50% delle riserve di gas dell’Unione Europea 40 Architetto, saggista, studioso di questioni politiche ed economiche, animatore del sito «Nella fertilità cresce il tempo». È autore dei volumi Dipendenza. Capitalismo e transizione multipolare (Meltemi, 2020) e Classe e partito. Ridare corpo al fantasma del collettivo (Meltemi, 2023). SOSTEGNO
Oreshnik sull’Ucraina: in fumo il 50% delle riserve di gas dell’Unione Europea 41 I MIEI LIBRI https://amzn.to/3S77B0s L'articolo Oreshnik sull’Ucraina: in fumo il 50% delle riserve di gas dell’Unione Europea proviene da Il Contesto.
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Oreshnik sull’Ucraina: in fumo il 50% delle riserve di gas dell’Unione Europea 39 Mentre gli Oreshnik piovevano nei dintorni di Leopoli, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan affermava che «siamo più vicini che mai al raggiungimento di un accordo per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina». Gli ha fatto in un certo senso eco la premier Meloni: «credo che il presidente Macron abbia ragione. Credo che sia il momento in cui anche l’Unione Europea parli con la Russia». Intanto, David Woods, amministratore delegato di ExxonMobil, ha dichiarato che investire in Venezuela rimane un’opzione al momento impraticabile «in assenza di cambiamenti significativi». Una presa di posizione inequivocabile, palesemente discordante con l’annuncio formulato ore prima dal presidente Trump secondo cui il governo aveva raggiunto un’intesa con i vertici delle compagnie petrolifere statunitensi, impegnandole a sostenere massicci investimenti in Venezuela al fine di rivitalizzare l’industria energetica locale. Per Woods, «devono essere apportati cambiamenti significativi al quadro commerciale e legale che forniscano garanzie di lungo periodo sugli investimenti», dal momento che, dagli anni ’40 del XX Secolo, i beni della società in Venezuela sono stati nazionalizzati per ben due volte. Parallelamente, lo stesso Trump è tornato alla carica sul delicato tema della Groenlandia, dichiarando che «faremo qualcosa in Groenlandia, che ci piaccia o no, perché se non lo faremo, la Russia o la Cina se ne impossesseranno. Se non lo faremo nel modo più semplice, lo faremo nel modo più difficile». Il segretario di Stato Rubio, invece, ha dichiarato che «gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano», mentre all’interno della Repubblica Islamica si registrano disordini perduranti e geograficamente molto estesi tra forze dell’ordine e contestatori. Reza Pahlevi, figlio dell’ultimo Shah rovesciato dalla Rivoluzione Islamica nel 1979, ha pubblicato sul suo profilo X un appello al presidente Trump per esortarlo a intervenire militarmente in Iran. «Signor Presidente, questo è un appello urgente e immediato alla sua attenzione, al suo sostegno e alla sua azione. Ieri sera ha visto milioni di coraggiosi iraniani scendere in piazza affrontare proiettili veri. Oggi, non si trovano ad affrontare solo i proiettili, ma un blackout totale delle comunicazioni. Niente Internet. Niente linee fisse». «Ali Khamenei, temendo la fine del suo regime criminale per mano del popolo e con l’aiuto della vostra potente promessa di sostenere i manifestanti, ha minacciato la gente in strada con una brutale repressione e vuole usare il blackout per assassinare questi giovani eroi». «Ho chiamato la gente in piazza per lottare per la propria libertà e per sopraffare le forze di sicurezza con la forza dei numeri. Ieri sera ci sono riusciti. La vostra minaccia a questo regime criminale ha anche tenuto a bada i suoi delinquenti. Ma il tempo è prezioso. La gente tornerà in piazza tra un’ora. Vi chiedo di aiutarmi». «Ha dimostrato di essere un uomo di pace e di parola, e so che lo è. La prego, sia pronto a intervenire per aiutare il popolo iraniano». Sullo sfondo, prosegue inesorabile il ridimensionamento della quota di riserve valutarie globali denominate in dollari, giunta al 40% del totale. Si tratta del livello più basso da due decenni, con una decrescita di ben 18 punti percentuali nell’arco di dieci anni a fronte di un dirompente avanzamento dell’oro. https://www.youtube.com/embed/QfNsWq5gJ ... ure=oembed
Alessandro Visalli
Oreshnik sull’Ucraina: in fumo il 50% delle riserve di gas dell’Unione Europea 40 Architetto, saggista, studioso di questioni politiche ed economiche, animatore del sito «Nella fertilità cresce il tempo». È autore dei volumi Dipendenza. Capitalismo e transizione multipolare (Meltemi, 2020) e Classe e partito. Ridare corpo al fantasma del collettivo (Meltemi, 2023). SOSTEGNO
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