[Giacomo Gabellini] L’invettiva di Zelensky a Davos è segno di disperazione

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[Giacomo Gabellini] L’invettiva di Zelensky a Davos è segno di disperazione

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La filippica pronunciata dal presidente Zelensky a Davos si configura come un duro atto d’accusa contro l’Unione Europea. L’affondo di Zelensky a Davos Nello specifico, Zelensky ha affermato che «proprio l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso sottolineando che l’Europa deve sapersi difendere. È passato un anno e nulla è cambiato». «Tutti si sono concentrati sulla Groenlandia. La maggior parte dei leader non sa cosa fare al riguardo. Sembra che tutti stiano semplicemente aspettando che gli Stati Uniti si calmino su questo problema, sperando che scompaia. Ma cosa succederebbe se ciò non si verificasse?», ha domandato Zelensky a Davos. ImmagineL’invettiva di Zelensky a Davos è segno di disperazione 4 «Un tribunale sulla Russia, annunciato nell’estate del 2025, non è ancora stato istituito. Non è stato nemmeno assegnato un edificio. Maduro è sotto processo a New York, ma Putin, scusate, no?». «Il petrolio russo viene trasportato lungo le coste europee e quel petrolio finanzia la guerra contro l’Ucraina. Questo contribuisce direttamente alla destabilizzazione dell’Europa. Il petrolio russo deve essere fermato, confiscato e venduto a beneficio dell’Europa. Perché no?», ha chiesto ancora Zelensky a Davos. «Oggi l’Europa si affida principalmente alla fede: la fede che la Nato agirà in caso di pericolo. Ma nessuno ha mai visto l’Alleanza messa alla prova al massimo delle sue potenzialità. Se Putin decidesse di occupare la Lituania o di colpire la Polonia, chi risponderebbe?». «Inviare 14 o addirittura 40 soldati in Groenlandia: che cosa si pensa di ottenere? Che segnale si invia a Putin? Alla Cina? E forse, cosa più importante, che segnale si invia alla Danimarca?». «I documenti volti a porre fine alla guerra della Russia contro l’Ucraina sono quasi pronti. È previsto un incontro trilaterale tra Ucraina, Stati Uniti e Russia negli Emirati Arabi Uniti», ha concluso Zelensky a Davos. Mentre lo sfogo di Zelensky a Davos andava in scena, Rostislav Shurma, l’ex vicecapo dello staff di Zelensky che vive attualmente in Germania, veniva accusato dall’agenzia anticorruzione ucraina di aver sottratto 3,3 milioni di dollari al settore energetico. Sul campo di battaglia, le forze armate russe continuano a bersagliare con attacchi missilistici di rara intensità le infrastrutture critiche nemiche e ad aumentare la pressione su gran parte della linea di contatto. Sempre a Davos, il presidente Trump ha parlato diffusamente del tema della Groenlandia, dichiarando in conclusione al suo discorso che: «vogliamo solo un pezzo di ghiaccio e negoziati immediati. Non userò la forza». Poche ore dopo, lo stesso inquilino della Casa Bianca ha annunciato che non avrebbe imposto i dazi minacciati per ritorsione contro lo schieramento di un contingente militare europeo nell’isola, perché un’intesa di massima era stata raggiunta nel corso di un incontro con il segretari della Nato Mark Rutte. Secondo il «New York Times», la bozza di accordo contemplerebbe la cessione agli Stati Uniti della sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese, dove gli Stati Uniti potrebbero costruire basi militari. Lo hanno rivelato la quotidiano tre alti funzionari, paragonando la situazione a quella delle basi della Gran Bretagna a Cipro, considerate territorio britannico. Il Carrier Strike Group della Uss Abraham Lincoln, invece, si appresta a entrare nell’area di responsabilità della 5ª Flotta statunitense, sotto la responsabilità del Central Command, nell’ambito di una manovra di avvicinamento all’Iran che potrebbe preludere a un attacco.
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Fabio Mini ImmagineL’invettiva di Zelensky a Davos è segno di disperazione 5 Generale di corpo d’armata, saggista e collaboratore de «Il Fatto Quotidiano». Ha comandato tutti i livelli di unità da combattimento e prestato lunghi periodi di servizio negli Stati Uniti, in Cina, nei Balcani e nella Nato. È stato Capo di Stato Maggiore del Comando Alleato del Sud Europa e comandante della forza internazionale di sicurezza in Kosovo. È autore di numerosi volumi, tra cui L’Europa in guerra (PaperFirst, 2023), La Nato in guerra. Dal patto di difesa alla frenesia bellica (Dedalo, 2025). SOSTEGNO ImmagineL’invettiva di Zelensky a Davos è segno di disperazione 6 I MIEI LIBRI
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